DALLA BOLIVIA, PER CHI ERA DISTRATTO.2

Posted under AmericaLatina,Articoli by miko on Friday 19 December 2008 at 6:03 pm

II. L’importanza degli idrocarburi, la posizione strategica della Bolivia

Le rivolte popolari del nuovo millennio sono state scatenate in primo luogo a causa degli idrocarburi: la Bolivia, fino alla meta’ dell’anno 2008[1] , e’ la seconda in quanto a riserve gasifere del continente.

Con il gas boliviano, viene mantenuta in toto l’industria di Sao Paolo (Brasile) e in parte l’industria argentina, che a sua volta rifornisce di gas il Cile.

Una catena di gasdotti che solo in parte spiega le dipendenze energetiche dei “grandi” del continente, mantenute a spese dello stato boliviano.

Da questo il governo di Morales ha saputo trarre qualche beneficio, ma non quelli promessi: la favola della nazionalizzazione dopo poco tempo si e’ svelata per quello che e’, un semplice cambio di tariffe e contratti.

Numerosi sono gli aspetti ancora non del tutto chiari nei nuovi contratti. Questi sono stati oggetto di numerose critiche, di cui la piu’ fondata e’ l’accusa rivolta al governo di non essersi spinto sufficentemente in la’ nell’assolvere le richieste popolari.

I conti non tornano: iniziando dalla formula rompicapo dei contratti che definisce la percentuale da pagarsi allo Stato Boliviano e che e’ stata ideata da un ex Presidente dell’YPFB (la compagnia nazionale di idrocarburi, Yacimientos Petroliferos Fiscales Bolivianos), Manuel Morales Oliveira.

Cacciato per incapacita’, corruzione e per mancanza dei requisiti necessari per presiedere la carica (problema che era stato comunque risolto con un decreto apposito) le sue qualita’ si potrebbero riassumere nell’essere figlio di un compagno di partito di vecchia data di Evo Morales.

Le cifre di produzione sono state fin dall’inizio del processo altalenanti e imprecise: l’ammontare produttivo dell’intera industria estrattiva e’ pari circa a 40Mm3 (milioni di metri cubi) giornalieri, 31 dei quali sono destinati al Brasile, per compimento del contratto e dei circa 8 che restano, 2.5 Mm3 sono diretti all’Argentina, a cui attualmente spetterebbero invece 7.7Mm3.

I restanti 6 Mm3 sono quindi utilizzati nel mercato interno, altro punto dolente nel discorso della nazionalizzazione[2].

Secondo quello che si prospettava, il mercato interno boliviano avrebbe dovuto avere priorita’ su quelli di esportazione, cosa che e’ stata smentita pubblicamente gia’ nell’Aprile 2007, quando si firmarono i contratti.

Questo dettaglio si riflette sull’economia reale e quotidiana della popolazione: ovunque in Bolivia e’ difficile trovare una “garafa” (bombola) di gas a prezzo imposto, ovvero 22,5 bolivianos (2,5 euro circa).

Inoltre in certi periodi si assiste a una vera e propria scarsita’ che obbliga la gente a fare lunghissime file e/o comprare al mercato nero, cosa comunque per niente facile. A questo va aggiunto l’esistenza del fenomeno del contrabbando: in tutti i Paesi confinanti la bombola di gas costa, nella migliore delle ipotesi, almeno quattro volte di piu’.

Il ministero degli Idrocarburi e il Presidente attuale dell’YPFB continuano a tranquillizzare la popolazione, negando la scarsita’ del gas. Intanto i Prefetti oppositori hanno approfittato della situazione per aizzare proteste contro il Governo per quanto riguarda l’IDH, una percentuale che e’ destinata dai ricavi delle vendite degli idrocarburi ai Dipartimenti[3] .

Referendum revocatorio

Una strategia attuata dal Governo per difendersi dal crescere del potere locale dei Prefetti e’ stata quella di mutuare dal Venezuela il Referendum revocatorio. Nella pratica, si tratta di votare per la conferma o la revoca di determinate autorita’, in questo caso il Presidente della Repubblica e i Prefetti.

Dopo mesi di discussioni, accordi stipulati poi smentiti nella migliore delle tradizioni boliviane, si e’ arrivati a fissare anche dei termini: sarebbe stato revocato chi avrebbe ricevuto piu’ del 50% dei voti contrari UTILI, ovvero “ripulita” la percentuale di voti nulli e bianchi e assenti.

I Prefetti e l’opposizione del Congreso per mesi hanno gridato allo scandalo: che il voto non sarebbe servito o che sarebbe stato comunque incostituzionale. Solo dopo la votazione, che ha confermato Evo Morales come Presidente con quasi il 70% dei voti favorevoli, le acque si sono calmate momentaneamente.

I prefetti sono stati confermati quasi tutti, eccetto due: quello di La Paz, “Pepe” Lucho, che era stato attore di un grave voltafaccia nei confronti del Governo, e quello di Cochabamba, Manfres Reyes Villa, conosciuto per il passato di paramilitare nell’ultimo golpe di Stato del 1980 e per essere stato sconfitto sonoramente nel 2002 alle Presidenziali, sopratutto per le varie frodi di Goni,raccontate e svelate in un famoso documentario della BBC[4] .

Lo scenario successivo e’ stato di leggeri cambiamenti, sopratutto di una fortissima conferma di Evo Morales , anche dove sembrava essersi ormai formata una opposizione invincibile, come nel dipartimento di Santa Cruz.

Ritratto dei prefetti secessionisti.

Leopoldo Fernandez, ex prefetto del Pando

Arrestato per l’accusa di omicidio plurimo e terrorismo.

E’ ritenuto responsabile del Massacro del Porvenir, in cui sono morte circa 20 persone, tutti contadini: a tutt’oggi non e’ possibile avere una cifra esatta per la presenza di numerosi scomparsi.

Dopo l’arresto di Fernandez, la migrazione verso il confinante Brasile e’ notevolmente aumentata: si calcola che circa 900 persone, affiliate in vari modi alla prefettura, si siano auto esiliate.

Il motivo ufficiale sarebbe che “in Bolivia c’e’ la dittatura”.

Ernesto Suarez, prefetto del Beni

Denunciato per aver designato come direttrice del SEDEGES (Servicio Departamental de Gestion Social) sua moglie Ingrid Naneth Aponte Seoane.

Facente parte della stessa opposizione locale, Jorge Melgar e’ stato arrestato ultimamente, accusato di terrorismo per aver organizzato l’assalto all’aereoporto di Riberalta minacciando di morte varie persone per il fatto di stare su un aereo che viaggiava per il Venezuela.

Giornalista, dal proprio spazio televisivo ha ripetutamente invitato Evo Morales e i suoi ministri a non mettere piede nel Beni, pena la fucilazione.

Mario Cossio, prefetto di Tarija

Mario Cossio e’ ritenuto uno degli uomini piu’ corrotti dell’intera nazione.

Provo’ ad arrivare alla presidenza, insieme a Hormando Vaca Diez, dopo la caduta di Carlos Mesa, spostando la sede del Parlamento. L’intento risulto’ inutile, visto che i minatori e i movimenti sociali obbligarono il Congreso ad indire le votazioni, nelle quali risultera’ vincitore con il 54,7% Evo Morales.

Poco prima delle ultime votazioni per il Revocatorio, sono apparsi sui muri di Tarija dei manifesti che mostrano le ultime due proprieta’ conosciute del prefetto: due case del valore di 6 milioni di dollari in tutto.

Mario Cossio e’ stato confermato come Prefetto del Dipartimento di Tarija con il 58% di voti.

Ruben Costas, prefetto di Santa Cruz

Ruben Costas e’ il principale avversario di Evo Morales, avendo ricevuto una percentuale di voti superiore al 60% nella propria regione mentre il Presidente ha ricevuto “soltanto” (aggettivo usato dall’ opposizione e dalla stampa locale, ma anche da parecchi e confusi media europei) il 47% [5].

Pubblicamente rivendica affinita’ politica con la Union Juvenil Cruceñista, una organizzazione paramilitare che ha compiuto vari assalti, alcuni di questi a volto scoperto e in pieno giorno, davanti alle telecamere, a persone del M.A.S. e a semplici cittadini con fisionomia indigena.

Le persone appartenenti a questo gruppo tutt’oggi circolano impunite, alle volte a clacson spiegati sopra auto riadattate con originali motivi grafici.

Sabina Cuellar, recentemente eletta prefetto di Sucre

Faceva parte, prima di cambiare orientamenti politici, della popolazione di analfabeti, poi istruiti grazie al programma “Yo si puedo” del Governo di Evo Morales.

Appare insieme all’opposizione sucrense nel video “Humillados y ofendidos” ( http://video.google.com/videosearch?q=humillados+ofendidos&hl=en&emb=0# ) , che documenta i fatti avvenuti il 24 Maggio dove una manifestazione, in principio composta da studenti poi allargatasi al settore medio della città , ha sequestrato dei contadini, resi ostaggi, denudati, fatti inginocchiare, minacciati di morte nella piazza centrale della capitale.

Dal momento in cui e’ stata eletta non le e’ stato più permesso dal Comite’ Civico Sucreño di riunirsi da sola con Evo Morales.


[1] Preciso alla meta’ del 2008, perche’ ci sono vari fattori che a quanto si dice andranno cambiando.Le riserve attuali della Bolivia furono certificate in epoca gonista e molti “esperti” scrivono oggi che in realta’ si tratto’ di una sovrastima operata dai tecnici al tempo della capitalizzazione per poter far crescere il valore in Borsa delle riserve stesse, una volta passate in mano straniere. E’ curioso il fatto che tutt’oggi, oltre due anni dopo la nazionalizzazione, non si sia trovata ancora un’ impresa che voglia certificare queste stesse riserve. Inoltre, durante il periodo di Evo Morales, non sono stati effettuati gli investimenti per nuovi studi di prospezione dei giacimenti che le imprese straniere avevano promesso. Contemporaneamente, in Peru’, l’impresa gasifera locale sta ricevendo numerosi finanziamenti, grazie ai quali sono stati scoperti nuovi bacini sfruttabili nella zona di Camisea. Questo significherebbe in pratica che per la fine del 2008 le capacita’ (quelle comprovate, non quelle prevedibili) delle riserve peruviane sorpasseranno in termini quantitativi quelle boliviane.

[2] Non viengono considerate in questo calcolo le esigenze della Jindal, impresa indiana, che ha ottenuto i diritti per lo sfruttamento del Mutun,uno dei piu’ grandi giacimenti mondiali di ferro. La Jindal ha richiesto circa 7 Mm3 di gas giornalieri per poter mantere le proprie attivita’.

[3] Per quanto riguarda l’argomento che sta alla base della discussione, l’IDH, appariva paradossale la posizione delle prefetture: se la percentuale per le amministrazioni prefetturali e’ scesa con il Governo di Evo Morales, e’ proprio grazie alla politica di quest’ultimo in materia di risorse energetiche e ai nuovi contratti stipulati che la quantita’ di denaro destinata alle autorita’ locali,in milioni di dollari, sia considerevolmente cresciuta.

[4] “Our brand is crisis”, trasmesso anche dalla televisione italiana attraverso il programma Report di RaiTre.

[5] E’ utile sapere che prima della vittoria di Evo Morales, durante l’epoca democratica iniziata nel 1982, i Presidenti erano soliti venire eletti con il 20% circa dei voti utili, essendo il sistema boliviano di elezione privo del doppio turno, e delega/relegata l’ultima parola al Parlamento. E’ capitato che diventasse Capo dello Stato il terzo per numero di voti favorevoli.


DALLA BOLIVIA, PER CHI ERA DISTRATTO.1

Posted under AmericaLatina,Articoli by miko on Thursday 18 December 2008 at 8:09 pm

I. Bolivia: i movimenti al potere

La maggior parte dei media che parlano della Bolivia, sottolineano in primis il fatto che il nuovo presidente della nazione e’ un indigeno, facendo sembrare questo come il fondamento della “rivoluzione”, del grande cambiamento in atto nel Paese andino.

Questa “notizia” oscura e a volte volontariamente omette, qualcosa di molto piu’ importante: il potere in Bolivia e’ stato conquistato dai movimenti sociali, di cui Evo Morales e’ soltanto uno degli esponenti piu’ in vista.

Il successo del “Presidente indigeno” e’ dovuto infatti a una serie di lotte sociali costate svariate vite e che iniziarono assai poco timidamente nel 2000, con il sorgere di un movimento che fermo’, probabilmente per la prima volta in tutto il mondo, un processo di privatizzazione dell’acqua da parte di una impresa straniera, Aguas de Tunari.

La guerra dell’acqua si svolse esclusivamente nella citta’ di Cochabamba, e segno’ l’inizio di un rinforzamento eccezionale dei movimenti sociali.

- Sanchez de Lozada

Vinta la guerra dell’acqua, i movimenti si calmarono per alcuni anni, o per lo meno si dispersero, ognuno impegnato nella propria battaglia.

Tutti pero’ conversero nell’Ottobre del 2003 in un unica grande protesta che aveva come obiettivo bloccare la vendita del gas tramite il vicino Cile[1], e cacciare Gonzalo Sanchez de Lozada allora Presidente in carica.

Uno delle piu incredibili imprese portate avanti da Lozada fu l’ideazione del progetto economico di Capitalizzazione delle imprese.

Un vero e proprio spettacolo di acrobazie legislative, un circo di sforzi intellettuali votati profondamente al ladrocinio, la capitalizzazione dovrebbe tutt’oggi essere studiata a scuola, in tutto il mondo, come prova della fantasia del Homo economicus in tempi capitalisti.

Un breve elenco di stategie impossibili:

• le imprese nazionali vengono concesse al 50% a quelle straniere, tramite la sola promessa di un’ investimento pari al valore dell’impresa capitalizzata in quel momento;

• il restante 50% non rimane di proprieta’ dello Stato, ma diventa una Sociedad Capitalizada che non e’ ne’ una societa’ anonima ne’ una societa’ a rischio condiviso; le azioni vengono ripartite in forma obbligatoria tra tutti i cittadini boliviani maggiori di 21 anni, limite poi eliminato da una legge successiva, senza che esistesse un meccanismo legale per cui si potesse rifiutare il possesso di queste azioni;

• la parte pubblica non era amministrata direttamente dai cittadini, ma da un rappresentante dello Stato Boliviano, che insieme ad un rappresentante della societa’ capitalizzatrice conduceva il percorso di sviluppo dell’azienda.

Tutto questo si fece con “sottili” stratagemmi, come firme segrete di contratti a Miami dal Presidente benche`non fosse la persona autorizzata a farlo,contatti previ con le imprese concorrenti prima delle aste per gli appalti (si e’ venuti a conoscenza che questo successe per la privatizzazione della compagnia aerea L.A.B. [2]), cambi delle regole di contrattazione successive agli accordi.

Goni (nomignolo che Gonzalo Sanchez de Lozada si era auto-affibiato) disse pubblicamente: “Quello che abbiamo fatto e’ contrattatare in maniera TRASPARENTE imprese che abbiamo controllato SCRUPOLOSAMENTE per la loro qualificazione e meriti”.

Un esempio su tutti: l’impresa in campo di idrocarburi era la Enron, fallita in uno dei piu’ shoccanti ma in fondo prevedibili crolli finanziari dovuti alla corruzione e al falso in bilancio.

La capitalizzazione era stata preparata ed attuata per il bene del popolo boliviano: queste almeno furono le parole di presentazione del progetto da parte di Goni al momento della firma.

Pochi anni dopo, nell’ Ottobre del 2003, fece “distribuire” milioni di pallottole, sparate dai militari sui cittadini che bloccavano le strade di El Alto per fermare il passaggio di convogli di gas destinati al mercato estero.

Ci sono numerose discussioni ancora in atto, perche` la Storia, quella con la s maiuscola, ricorda questi fatti come la Guerra del Gas; i cittadini di El Alto, e il Presidente del Defensor del Pueblo Waldo Albarracin, invece insistono nel nominare gli scontri come il Massacro del Gas. Raccontano che i manifestanti difendevano i blocchi con la presenza fisica e lanciando pietre, mentre i militari intervennero con armi da guerra, compresi mezzi aerei e carri armati.

Solo all’ultimo gli scontri furono appoggiati da migliaia di minatori, che arrivarono a La Paz con il paniere per la trasferta pieno di dinamite.


Dopo pochi giorni i morti arrivarono ad essere quasi 70, il Paese diviso, La Paz ed El Alto completamente bloccate e sconvolte, con migliaia di persone per strada, proteste, scioperi della fame, vagoni di treni inutilizzati ribaltati per fare barricate..

In maniera non proprio elegante a Goni non rimase che fare le valigie con i contanti disponibili dello Stato (si dice circa 800 milioni di dollari, ma non ci sono conferme ufficiali) e prendere un jet dell’America Airlines con destinazione Miami, Stati Uniti.

In queste terre di democrazia Gonzalo Sanchez de Lozada vive con alcuni dei suoi collaboratori (il piu’ importante Sanchez de Berzain, la mente del Massacro del Gas), impossibilitato da svariati cavilli burocratici ad assolvere al mandato di comparizione per il delitto di genocidio che e’ stato emesso dallo Stato boliviano.

Per capire quanto cambieranno i giochi politici mondiali, l’avvocato che difende i due (negli Stati Uniti) si chiama Greg Craig, uno dei piu’ stretti collaboratori per le politiche estere di Barak Obama.


[1] L’”odiato” Cile, con il quale la Bolivia ha perso una guerra, e, con questa l’accesso al mare nel 1883, anno della fine del conflitto. Tutt’oggi i boliviani reclamano per uno sbocco, sopratutto economico, alla costa dell’Oceano Pacifico.

[2] La Lloyd Avionetas Bolivianas (il termine Lloyd venne aggiunto per dare un’immagine di efficenza inglese, non aveva niente a che vedere con proprietari o simili), come in molti altri campi, e’ un esempio dell’avanguardia boliviana: e’ stata infatti la prima compagnia aerea nel territorio dell’America Latina, fondata nel 1925.

Come in molti altri campi, e’ un esempio di come i boliviani si siano svenduti: ad oggi, non si sa se la compagnia riuscira’ a sopravvivere, sfiorando il fallimento, per inadempienze varie.

Nel 2007, ad esempio, chi comprava un loro biglietto non era certo di partire, perche’ venivano venduti molti piu’ biglietti dei posti disponibili; a questo si aggiungeva il fatto che il biglietto non era rimborsabile.


Media e Immigrazione

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Wednesday 17 December 2008 at 11:30 pm

Roma. E’ il 16 aprile del 2008. Una ragazza originaria del Lesotho sbaglia fermata della metro è scende a quella prima di casa sua. Purtroppo lì incontra un rumeno, Joan Rus, che l’accoltella e la violenta. Due uomini, Bruno Mesci e Massimo Crepes, sostano con la loro macchina in una stradina vicino dove sta avvenendo lo stupro. Notano qualcosa, ma invece d’intervenire scappano. Per caso incontrano una volante dei carabinieri, che fermano. Raccontano quello che hanno visto ed i militari intervengono.
Una bruttissima vicenda di violenza maschile su una donna, con l’aggiunta della vigliaccheria di altri due uomini.
Potrebbe essere un fatto di cronaca tragico, ma come tanti altri. Alcuni fatti, però, fanno sorgere dei dubbi. Anche la stampa meno attenta alla campagna vergognosa di demonizzazione dei migranti, scatenatasi nei mesi prima dell’elezioni politiche del 13 e 14 aprile del 2008, avanza qualche timido dubbio, ma non c’è tempo per approfondire, ci sono i ballottaggi in corso. C’è tempo, solo, per mettere in evidenza la presunta violenza dei cittadini stranieri che ha contribuito all’affermazione di partiti che hanno fatto delle campagne antimigranti una ragione di vita, come il PDL e la Lega Nord. Il ballottaggio più importante è proprio quello per la poltrona di sindaco di Roma. I due contendenti sono il folgorato dall’illuminazione religiosa Rutelli e l’ex mazziere neofascista Alemanno.
Ritornando a la sera del 16 aprile ed attenendosi solo ai fatti ci sono una serie di elementi che saltano agli occhi:
Il crimine efferato compiuto ai danni della studentessa del Lesotho avviene poco tempo dopo l’omicidio di Giovanni Reggiani, compiuto (forse) da un giovane anch’esso rumeno e che aveva scatenato l’ira (sic!) di Veltroni, all’epoca sindaco della capitale e quella dell’opposizione di destra contro il governo Prodi. Immediatamente viene approvato il pacchetto sicurezza di Amato che viene inasprito all’ennesima potenza(quando s’imparerà a non inseguire la destra?) rispetto alla bozza iniziale.
I carabinieri cercano di tenere segreta la notizia, proprio perché c’è il ballottaggio, ma poi rivelano l’accaduto e parlano di due testimoni. La stampa comincia a definirli “angeli”. Purtroppo i due non hanno niente a che fare con i putti michelangioleschi. Uno di loro, Bruno Musci, risulta essere in strettissimi rapporti con il candidato sindaco Alemanno e si presenta alla conferenza stampa in cui Baccini (ex UDC) da il suo appoggio al candidato della destra, stringendo mani a destra e sinistra o meglio a destra ed a destra. Questo fatto è di per se sospetto, ma non è finita qui: i carabinieri interrogano per diverse ore i due “angeli”, ma secretano i verbali, non si sa bene perché.
E poi come fa un presunto stupratore poverissimo che vive in una baracca a permettersi di essere difeso da due avvocati come Antonio Sansoni e Francesco Saverio Pettinari?
Forse qualcuno si sta chiedendo chi sono questi due? Ebbene, sono due potenti avvocati del foro romano. Pettinari ha difeso, ad esempio, il giudice Vittorio Metta, imputato con Berlusconi e Previti nel processo Mondadori. La prima richiesta dei due è stata una serie di perizie psichiatrice che non permettono di interrogare l’imputato fino alla loro conclusione.
Intanto a Roma la campagna elettorale diventa un botta e risposta sulla sicurezza. Su questi temi Alemanno ha gioco facile, basta dire bugie. Rutelli è forse uno dei politici più odiati dalla sinistra e forse uno dei meno simpatici anche agli elettori del P.D. ed infatti perde prendendo meno voti che nel primo turno.
Questo è solo l’ultimo esempio di come si riesce a rovesciare un pronostico elettorale anche grazie all’utilizzo spregiudicato dei media, imbastendo sul “teorema del delirio” immigrazione=criminalità la propria campagna elettorale.
La sinistra parlamentare ha commesso l’errore di affrontare con troppa superficialità la questione immigrazione, per poi accodarsi all’idea che essa dovesse essere trattata esclusivamente dal ministero degli interni.
Non mi stancherò mai di ripetere che l’immigrazione è un problema di ordine sociale e politico e non di ordine pubblico. L’immigrazione è anche un problema di ordine mediatico, non è un caso se il problema viene vissuto in maniera più forte dagli abitanti dei piccoli centri. Per esempio è molto sentito nei paesi del nord produttivo dove la vecchia cantilena “Ci rubano il lavoro, la casa e le donne” continua a mietere cervelli e si sta affacciando anche in quelli del sud, con qualche lodevole eccezione come il comune di Riace.
Secondo il centro d’ascolto del partito Radicale, lo spazio dei TG dedicato ai fatti di cronaca nera è passato dal 10,4% del 2003 al 23,7% del 2007. Un bombardamento senza precedenti. In tv si parla ancora dell’omicidio Reggiani, ma è sparito dalle cronache la questione dei rifiuti tossici nelle scuole e nelle case di Crotone.
Il governo attuale ha, finora, usato la questione immigrazione come uno dei deterrenti al malcontento sociale creato dalla crisi economica che sarà sempre crescente. Il meccanismo di questa demagogia populista giustifica, nella mente fulminata di milioni d’italiani, una serie di fatti che hanno una natura razzista, come l’omicidio di Abdoul Guiebré a Milano ed altri fatti simili che la magistratura si affretta a definire non di matrice razzista. Il governo cerca anche di catalizzare il rancore dei cittadini verso i migrati anche attraverso le leggi e gli annunci. E’ stata minacciata l’assurda introduzione del reato di clandestinità o il permesso di soggiorno a punti. La sala delle conferenze stampe del governo sembrava un circo in quelle occasioni. Dispiace sempre vedere delle persone che si rendono ridicole senza rendersene conto. A parte gli scherzi, la cosa tragica è che sono state approvate nel pacchetto sicurezza una serie di norme razziali come la reclusione da 1 a 5 anni per aver dichiarato false generalità e l’aumento fino ad un terzo della pena se lo straniero è clandestino. Diventa una discriminante davanti alle legge non essere italiano. La legge non è più uguale per tutti neanche per “la legge” stessa. In un’intervista su il manifesto il 21 ottobre 2008, il professor Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto e tra i fondatori di Magistratura Democratica, definisce questo modo di fare politica e di governare populismo penale: “Con questa espressione il giurista francese Denis Salas e quello domenicano Eduardo Jorge Prats definivano una strategia diretta ad ottenere demagogicamente il consenso popolare rispondendo alla paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada. Si afferma così un uso congiunturale del diritto penale in senso repressivo ed antigarantista che è totalmente inefficace rispetto alle intenzioni di prevenire i crimini”. A questa riflessione aggiungiamo il fatto che la “paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada” è costantemente alimentata dai media, soprattutto da una televisione in mano al presidente del consiglio ed alla sua maggioranza. Essi leggiferano su queste questioni ed usano in maniera spregiudicata il mezzo televisivo che è la princiapale fonte d’informazione della maggior parte dei cittadini italiani. Inoltre sono anni che anche nel centrosinistra o ex centrosinistra si tenta di sfruttare l’immigrazione per rubare qualche voto alla destra. L’impressione è che l’attuale opposizione non abbia nessuna politica sull’immigrazione e che la maggioranza oltre ad alimentare l’odio razziale al fine di aumentare i consensi, difenda chi specula sulla precarietà dei migranti, rendendoli ancora più precari. La vita quotidiana di un migrante senza permesso di soggiorno è un inferno: non puoi trovare un lavoro regolare, non puoi trovare una casa regolare e sistematicamente finisci nelle mani di persone che ti fanno lavorare al nero pagandoti una miseria, anche la casa è un lusso e l’alta ricattabilità fa si che l’inquilino debba pagare cifre esorbitanti per stamberghe inabitabili.
Sembra di essere a Torino negli anni sessanta soltanto che al posto dei meridionali ci sono migranti comunitari o extracomunitari.
Non voglio chiudere con la solita frase sul fatto che abbiamo dimenticato di essere un paese di emigrati, ma è un fatto che nei paesi dove emigravamo ci trattavano più o meno come noi adesso trattiamo gli immigrati nel nostro paese. Pensiamo al fatto che negli Stati Uniti ci chiamavano Dagos che significa accoltellatori. Eravamo considerati sporchi, mafiosi, bombaroli, ladri ed inferiori. Negli Stati Uniti eravamo dei “negri bianchi”. Ma chi aveva fatto sì che molta gente pensasse questo di noi? La risposta è semplice e breve: la colpa è stata di politici che hanno cercato di fare carriera sfruttando le paure delle persone.


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