Guerra e Gas Naturale:l' invasione israeliana a Gaza e i settori offshore del gas

Posted under Articoli,Global news by Kioshi on Friday 30 January 2009 at 2:38 pm

Global Research, 8 gennaio 2009

L’invasione militare della Striscia di Gaza da parte delle forze israeliane reca una relazione diretta con il controllo e la proprietà delle riserve strategiche di gas off-shore.
Questa è una guerra di conquista. Scoperto nel 2000, ci sono ampie riserve di gas al largo di Gaza coastline.British Gas (BG Group) e il suo partner, la base di Atene consolidato Contractors International Company (CDC) di proprietà da parte del Libano e Sabbagh Koury famiglie, sono stati concessi di petrolio e di gas di diritti di prospezione in 25 anni un accordo firmato nel novembre 1999 con l’Autorità palestinese.
I diritti per il giacimento di gas offshore sono, rispettivamente, British Gas (60 per cento); consolidato contraenti (CCC) (30 per cento) e il Fondo per gli investimenti delle Autorità palestinese (10 per cento). (Haaretz, 21 ottobre 2007).
Il PA-BG-CCC accordo comprende campo dello sviluppo e la costruzione di un gasdotto. (Medio Oriente economico Digest, gennaio 5, 2001).
BG La licenza copre l’intera area marina offshore Gazan, che è contigua a numerosi impianti di gas off-shore israeliano. (Vedi mappa qui sotto). Va rilevato che il 60 per cento delle riserve di gas lungo la costa di Gaza-Israele appartengono alla Palestina.
Il Gruppo BG perforati due pozzi nel 2000: G aza marino-1 e Gaza Marine-2. Le riserve sono stimate dalla British Gas per essere dell’ordine di 1,4 trilioni di piedi cubici, per un valore di circa 4 miliardi di dollari. Queste sono le cifre rese pubbliche da parte della British Gas. Le dimensioni della Palestina di riserve di gas potrebbero essere molto più grande.
Chi possiede i giacimenti di gas
La questione della sovranità su Gaza giacimenti di gas è di fondamentale importanza. Da un punto di vista giuridico, le riserve di gas appartenenti alla Palestina.
La morte di Yasser Arafat, l’elezione del governo di Hamas e la rovina delle Autorità palestinese hanno permesso a Israele di istituire de facto il controllo su Gaza riserve di gas off-shore.
British Gas (BG Group) si occupa con il governo di Tel Aviv. A sua volta, il governo di Hamas è stato ignorato per quanto riguarda i diritti di esplorazione e di sviluppo nel settore del gas.
L’elezione del Primo Ministro Ariel Sharon nel 2001 è stato un importante punto di svolta. La sovranità della Palestina nel campo offshore di gas è stata impugnata in Corte suprema israeliana. Sharon ha dichiarato in modo inequivocabile che “Israele non avrebbe mai acquistare gas dalla Palestina” che intimating Gaza riserve di gas off-shore appartengono a Israele.
Nel 2003, Ariel Sharon, di veto di un primo accordo, che permetterebbe British Gas per la fornitura di gas naturale con Israele da Gaza pozzi offshore. (The Independent, 19 agosto 2003)
La vittoria elettorale di Hamas nel 2006 è stato favorevole alla scomparsa dell’Autorità palestinese, che è diventato limitato alla Cisgiordania, sotto il regime di delega di Mahmoud Abbas.
Nel 2006, la British Gas “è stato vicino a firmare un accordo per pompare il gas in Egitto”. (Times, maggio 23, 2007). Secondo le relazioni, il Primo Ministro britannico Tony Blair è intervenuto a nome di Israele, al fine di manovra l’accordo con l’Egitto.
L’anno successivo, nel maggio 2007, il governo israeliano ha approvato una proposta del Primo Ministro Ehud Olmert “per acquistare il gas da l’Autorità palestinese”. La proposta di contratto è stato di $ 4 miliardi di euro, con un utile netto di circa $ 2 miliardi di miliardi di euro, di cui uno è stato quello di passare i palestinesi.
Tel Aviv, comunque, non aveva alcuna intenzione di ripartizione del gettito con la Palestina. Un team di negoziatori israeliani è stato istituito dal governo israeliano per poi oggetto di un accordo con la BG Group, scavalcando sia il governo di Hamas e l’Autorità palestinese:
“Difesa israeliane autorità palestinesi vogliono essere pagati in beni e servizi e insistono sul fatto che il denaro non andare al Ham come controllata di governo.” (Ibidem, il corsivo è mio)
L’obiettivo era essenzialmente quello di annullare il contratto firmato nel 1999 tra la BG Group e l’Autorità palestinese Yasser Arafat sotto.
2007 In base alla proposta di accordo con BG, palestinesi da Gaza del gas off-shore pozzi doveva essere incanalata da una conduttura sottomarina al porto israeliano di Ashkelon, trasferendo in tal modo il controllo sulla vendita del gas naturale ad Israele. L’operazione è diminuito grazie. I negoziati sono stati sospesi:
“Capo del Mossad Meir Dagan contrario la transazione per motivi di sicurezza, che i proventi di fondo terrore”. (Membro della Knesset Gilad Erdan, Discorso alla Knesset sul tema “L’intenzione del Vice Primo Ministro Ehud Olmert di acquistare gas naturale dal palestinesi Quando pagamento servirà Hamas,” 1 ° marzo 2006, citato in Lt. Gen. (ret.) Moshe Yaalon, se la prospettiva di acquisto di British Gas da Gaza acque costiere Threaten la sicurezza nazionale di Israele? Gerusalemme Centro per gli Affari Pubblici, ottobre 2007)
Israele L’intento era quello di precludere la possibilità che le royalties da pagare per i palestinesi. Nel dicembre 2007, il BG Group ha ritirato dai negoziati con Israele e nel gennaio 2008 hanno chiuso il loro mandato in Israele. (BG sito web).
Il piano d’invasione Disegno consiglio
Il piano di invasione della Striscia di Gaza in “Operazione Cast Piombo” è stato avviato nel giugno 2008, secondo fonti militari israeliane:
“Fonti per la difesa stabilimento ha detto il ministro della Difesa Ehud Barak ha incaricato il Defense Forces Israele per preparare l’operazione di più di sei mesi fa [giugno o prima di giugno], anche se all’inizio è stato Israele a negoziare un accordo di cessate il fuoco con Hamas”. (Barak Ravid, Operazione “Cast Piombo”: Forze aeree israeliane sciopero seguiti mesi di pianificazione, Haaretz, 27 dicembre 2008)
Questo stesso mese, le autorità israeliane hanno preso contatto con British Gas, al fine di riprendere i negoziati relativi cruciale per l’acquisto di Gaza del gas naturale:
“Entrambe le ministero delle Finanze direttore generale Yarom Ariav e Ministero delle infrastrutture nazionali direttore generale Hezi Kugler deciso di informare BG di Israele il desiderio di rinnovare il dialogo.
Le fonti BG ha aggiunto che non è ancora ufficialmente risposto alla richiesta di Israele, ma che i dirigenti di società probabilmente venire in Israele nel giro di poche settimane di colloqui con funzionari del governo. “(Globes online Israele Business Arena, 23 giugno 2008)
La decisione di accelerare i negoziati con la British Gas (BG Group) ha coinciso, in ordine cronologico, con la pianificazione della invasione di Gaza ha avviato nel mese di giugno. Sembra che Israele è stato ansioso di raggiungere un accordo con il Gruppo BG prima della invasione, che era già in avanzata fase di progettazione.
Inoltre, tali negoziati con la British Gas sono stati condotti dal governo Ehud Olmert con la conoscenza che una invasione militare era sul tavolo. Con ogni probabilità, un nuovo “dopoguerra” politico-territoriale per la striscia di Gaza è stato anche previsto da parte del governo israeliano.
In realtà, i negoziati tra la British Gas e funzionari israeliani erano in corso nel mese di ottobre 2008, 2-3 mesi prima dell’inizio dei bombardamenti sul dicembre 27.
Nel novembre 2008, il ministero delle Finanze israeliano e il Ministero delle infrastrutture nazionali incaricato Israele Electric Corporation (CEI), ad avviare negoziati con la British Gas, per l’acquisto di gas naturale dalla BG offshore di concessione a Gaza. (Globi, 13 novembre 2008)
“Il Ministero delle Finanze Yarom direttore generale del Ministero e Ariav infrastrutture nazionali direttore generale Hezi Kugler scritto IEC CEO Amos Lasker di recente, per informarlo della decisione del governo di permettere i negoziati di andare avanti, in linea con il quadro proposta ha approvato all’inizio di quest’anno.
La IEC bordo, guidata dal presidente Moti Friedman, ha approvato i principi della disciplina proposta alcune settimane fa. I colloqui con BG Group avrà inizio una volta che il consiglio approva l’esenzione da una gara d’appalto “. (Globi Nov. 13, 2008)
Gaza e l’energia Geopolitics
L’occupazione militare di Gaza è intento a trasferire la sovranità dei giacimenti di gas a Israele, in violazione del diritto internazionale.
Cosa possiamo aspettarci in seguito alla invasione?
Qual è l’intenzione di Israele per quanto riguarda la Palestina riserve di gas naturale?
Un nuovo accordo territoriale, con la presenza di Israele e / o “di pace” truppe?
La militarizzazione di tutto il litorale di Gaza, che è strategica per Israele?
La pura e semplice la confisca dei campi palestinesi di gas e la dichiarazione unilaterale di sovranità israeliana su Gaza zone marittime?
Se questo dovesse verificarsi, il gas di Gaza campi sarebbero integrati in impianti off-shore di Israele, che sono contigui a quelli della Striscia di Gaza. (Vedi mappa 1 di cui sopra).
Questi diversi impianti off-shore sono anche legati a Israele del corridoio di trasporto di energia, che si estende dal porto di Eilat, che è un oleodotto terminale, sul Mar Rosso al porto – gasdotto terminale a Ashkelon, a nord e ad Haifa, e, infine, collegano i attraverso un progetto israelo-turco con il gasdotto porto turco di Ceyhan.
Ceyhan è il terminale dell’oleodotto Baku, Tblisi Ceyhan gasdotto Trans Caspian. “Che cosa è previsto è quello di collegare il gasdotto di collegamento con il BTC Trans-Israele Eilat-Ashkelon pipeline, noto anche come Tipline di Israele”. (Vedi Michel Chossudovsky, La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio, Global Research, 23 luglio 2006)

http://palestinefreevoice.blogspot.com/2009/01/war-and-natural-gas-israeli-invasion.html


Vincenzo Sparagna saluta il nuovo sito di Teleimmagini

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Tuesday 20 January 2009 at 7:49 pm

Care amiche e amici di Teleimmagini, ho visto il vostro sito, bravi, l’importante è cominciare ed avere il coraggio e la forza di sostenere le proprie idee mettendole in discussione, sottoponendole a una verifica impietosa. Non mancherò di inviarvi qualche intervento o notizia o altro, nel frattempo auguro a tutti buon lavoro, felicità e saggezza.
Un abbraccio da Frigolandia,
Vincenzo Sparagna


Europaradiso: occhio ad abbassare la guardia

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Sunday 18 January 2009 at 2:45 pm

Come posso fare se ho voglia di devastare un territorio e riciclare 7 miliardi di euro?
E’ semplicissimo! Mi presento in un posto dove il tasso di disoccupazione è altissimo e propongo qualche posto di lavoro che i politici locali potranno assegnare a loro piacimento.
Si potrebbe provare così, ma per fortuna (almeno per ora) non sempre i prepotenti, i corruttori ed i mafiosi vincono.
Il 21 giugno del 2005 arriva al consiglio comunale di Crotone un arcigno uomo d’affari Israeliano, si chiama David Appel.
Si trova lì per proporre alla città dove Pitagora fondò la sua famosa scuola, un mega complesso turistico (che dovrebbe ospitare 14000 persone) alla foce del fiume Neto.
La zona prescelta è una delle più belle ed incotaminate della Calabria, terra già martoriata dall’abusivismo edilizio e dalla mancanza (voluta o meno) di piani regolatori in molti comuni.
Le istituzioni locali tentennano. Appel promette 10000 posti di lavoro.
Il comune di Crotone, guidato dal sindaco Peppino Vallone (ex Margherita) da il suo via libera.
In città ( ed in regione), però, parecchie persone s’interrogano sull’impatto ambientale che avrà questa opera faraonica.
A Crotone ed in Calabria nasce un movimento contrario ad Europaradiso, si raccolgono firme, si fanno manifestazioni, si chiede di rivedere l’approvazione del progetto.
Ma chi è questo David Appel, che arriva in Calabria e mette sul piatto 7 sette miliardi di euro per costruire questo (euro) paradiso?
E’ presto detto:
David Appel è un signore che nel 1997 ha cercato di realizzare lo stesso progetto sull’isola di Patroklos, in Grecia. Secondo la polizia israeliana pagò tangenti ad alcuni esponenti politici vicini a Sharon per sponsorizzare la sua operazione.
Quando i sospetti cominciarono a diventare realtà ed il progetto sfumò, ma lo scandalo fece tremare il governo israeliano. Appel venne, anche, accusato di aver cercato di corrompere le autorità greche per realizzare il villaggio turistico (http://www.haaretz.com/hasen/pages/ShArt.jhtml?itemNo=386304, il quale riporta, dettagliatamente, l’accusa di corruzione di pubblici ufficiali, violazione dell’art. 291 del codice penale israeliano 5737/1977, inflitta a David Appel dai pubblici ministeri Rahel Shiber ed Ella Rubinek il 21 gennaio 2004.). Nel 2003 viene coinvolto in un’altra indagine accusato di voto di scambio.
Insomma perché non fidarsi di questa simpatica personcina.
Comunque, dopo le scoperte sugli affari di Appel, la gente è sempre più restia a concedere ad un simile personaggio un luogo non toccato dalla speculazione edilizia e dall’inquinamento selvaggio. Inoltre appare chiaro che un tipo come Appel in una regione controllata dalla ‘ndrangheta non potesse dare molte garanzie di legalità. Come si dice giù da noi: “A tia lupu arruccumannu ‘e piacure”.
Dopo le varie proteste il comune ritira l’approvazione, la provincia e la regione decidono di non dare il parere positivo al progetto. La regione Calabria chiede anche l’istituzione di una Zona di Protezione Speciale nella zona della foce del Neto per le caratteristiche ambientali del tutto rare ed incomparabili.
L’affare Europaradiso entra nell’inchiesta della procura di Catanzaro chiamata Poseidone e nell’inchiesta Perseus.
Sembra che Appel non avrebbe messo un euro di tasca sua, anzi i soldi erano quelli di altri simpatici signori appartenenti alla ‘ndrina di Cutro, Grande Aracri ed a i Russelli di Papanice (dove da poco è scoppiata una faida che ha già fatto parecchi morti) che pensavano di riciclare qualche miliardo di euro e fare un investimento che sicuramente avrebbe anche portato dei contributi pubblici.
Le indagini bancarie hanno riscontrato sui conti bancari del signor Appel movimenti di milioni di euro senza giustificazione.
Nota di colore: esiste ancora un sito internet ed un comitato a favore del progetto

www.sciroccorosso.org/Europaradiso.mht


Breve storia delle telestreet in Italia

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Tuesday 13 January 2009 at 11:24 am

Il percorso del network telestreet, la rete delle televisioni di quartiere e di strada inizia da una volontà d’interrogarsi sulle nuove tecnologie e sul loro possibile impatto sulla vita sociale attraverso l’utilizzo di un media, o meglio di più media, in quanto le televisioni di strada e di quartiere altro non sono che un trans media cioè attraversano vari media: la rete, l’etere e anche la carta stampata con opuscoli, print, volantini o pamphlet.

A metà degli anni ottanta si sviluppa un non rifiuto delle tecnologie mediatiche proprie della televisione e di altri grandi media e si fa strada la volontà di riappropiarsi della comunicazione attraverso l’utilizzo delle modalità con cui il ‘nemico’ ha tenuto e tiene sotto scacco gran parte della popolazione occidentale. L’operare di questi nuovi gruppi a livello europeo fa da punto di partenza a quello che sarà lo slogan principale d’indymedia (www.indymedia.org) “Don’t hate the media, became the media”. Dunque cresce l’idea di sviluppare con gli stessi strumenti tecnologici un discorso d’informazione e comunicazione alternativo. Si tende a trasformare il fruitore in produttore o almeno ad assottigliare sempre più la linea di demarcazione tra chi fruisce e chi produce. Uno degli esperimenti più significativi riletti a distanza di qualche anno è quello di Rabotnik TV che fin dalla sua nascita insiste sul potenziamneto dei mezzi di comunicazione a tutti i livelli per ampliarne la possibilità di utilizzo ad un’utenza più ampia possibile. La portata di questi movimenti avanguardistici gravitanti nell’ambiente del cyberpunk e post-punk si è espansa a livello internazionale, anche grazie all’avvento di internet, vero motore di questa voglia di riportare media e tecnologia in una prospettiva comunitaria. Da allora si è cercato di ridare centralità all’individuo rispetto alla massificazione dei mezzi di comunicazione e di creare uno spazio d’integrazione nell’ambito di uno scambio d’informazioni e di una socializzazione dei saperi sempre più urgente vista la sempre maggiore concentrazione dei media non solo italiani nelle mani di poche persone che fanno capo o scudo a influenti lobbies economiche. In sostanza si è fatta strada l’idea che uno dei principi portanti della democrazia, cioé “…se non mi occupo della politica, delle cose che mi circondano loro andranno nel verso giusto lo stesso perchè qualcuno se occupa per me”), è solo una pia illusione. Si è puntato molto e lo si fa anche adesso sulla qualità della comunicazione che consente la possibilità di risposta, la biunivocità, il multilateralismo, la possibilità di creazione di una buona comunicazione (cosa che nei grandi network esiste solo ad un livello fittizio, insignificante, statico e per di più umiliante per l’utente). L’esperienza più sbandierata in Italia è stata probabilmente quella della nascita delle radio private (1976), ricordiamo Radio Alice di Bologna, ma anche ad esempio Radio Aut, la radio creata da Giuseppe Impastato, figura riscoperta dal film-inchiesta di Marco Tullio Giordana I cento passi. Anche dai microfoni di quella radio, Impastato combattè il potere mafioso, a Cinisi incarnato da Tano Badalamenti, morto recentemente negli Stati Uniti, ovviamente di vecchiaia.

Nello stesso anno in cui nascono le radio libere nasce la prima televisione ‘pirata’ in Italia:‘TeleBiella’. Questa tv trasmetteva appunto nella provincia piemontese e verrà inglobata da ‘Odeontv’ dopo qualche anno. Negli anni ottanta ci sono molti esperimenti di tv di strada, di cui però si sa veramente pochissimo. Per conoscenza diretta posso dire che una telestreet esisteva all’inizio degli anni novanta (la prima trasmissione risale al 1991) in via del Pratello, animata più o meno con lo stesso spirito di una telestreet contemporanea e tirata su con un quarto, forse meno, dei mezzi che molte telestreet hanno avuto a disposizione per partire con il loro progetto. Tutto il necessario era stato riciclato, riaggiustato e anche riadattato dai ragazzi che avevano dato vita a questa attività.

Le trasmissioni erano sporadiche e come ricorda uno dei partecipanti alle attività della telestreet erano “al limite del delirio collettivo”. Da questi primi sforzi di ritagliarsi una fetta di esistente, ma anche di divertirsi, guadagnarsi uno spazio di comunicazione concreto ed imparare un mestiere, si passa alla volontà di cambiare il modo di informare la gente ed a credere nella possibilità di modificare anche il modo in cui si è informati. Ci sono vari altri esperimenti/laboratori ed il 25 aprile del 2002 nasce, in Italia, Megachip un’associazione fondata , tra gli altri, da Giulietto Chiesa. La sua ‘sede’ non poteva che essere internet (motore di una rinascita dell’informazione libera, indipendente ed autogestita), infatti oltre alle pubblicazioni su giornali e riviste, all’organizzazione e alla presenza a convegni, conferenze ed incontri, il lavoro svolto da questo gruppo di giornalisti, scrittori, intellettuali associatisi in megachip è consultabile in rete all’indirizzo www.megachip.info, sito costantemente aggiornato a cui da poco s’è affiancata Pandora TV (www.pandoratv.it). In buona sostanza lo scopo è creare una mobilitazione permanente sul tema della comunicazione, cruciale per il destino della democrazia, in Italia e nel mondo, ricordiamo ad esempio che la manipolazione delle informazione è alla base dell’inizio del secondo conflitto iracheno.

Oggi battersi per un’informazione libera e pluralista è un impegno fondamentale. Libertà e pluralismo sono sottoposti a minacce continue, non ultima la legge sulle intercettazioni. Concentrazione delle proprietà dei mezzi di comunicazione, conflitti d’interesse, trasformazioni delle notizie in armi improprie e dell’intero sistema della comunicazione in braccio armato del potere politico ed economico, costituiscono altrettante minacce mortali all’autonomia e alla libertà di opinione.

Il progetto, ai suoi albori è stato diffuso a livello nazionale grazie alla fama di giornalista e tra i fondatori di megachip: Giulietto Chiesa.

Una delle conferenze in giro per l’ Italia che questo gruppo di persone tenne ebbe luogo a Bologna, nel maggio del 2002, nel centro sociale eXMercato 24. Durante la serata i temi discussi furono molti. Tra gli altri si parlò di creare una rete di tv di quartiere di uso comunitario che potesse favorire il libero scambio d’informazioni attraverso la rete e l’ etere. Era presente anche Franco Berardi Bifo ed altri componenti del gruppo storico che fondò ‘radio Alice’ nel 1976 e che si apprestavano a lanciare un nuovo progetto sotto il nome di ‘Orfeotv’ e Bifo invitava a comprendere come, con l’abbattimento dei costi delle attrezzature che servono a creare una tv via etere, per non parlare di quanto sia ancora meno dispendioso fare lo streaming via internet di un segnale video (lui non né parlò) e quindi utilizzare il media contro se stesso per respingere l’attacco che si stava portando alla corretta informazione nel nostro paese dopo l’avvento del secondo governo Berlusconi. Da questo grido d’allarme, lanciato in parecchie città italiane, nascono le tv di strada nostrane. Ognuno, poi, con il suo bagaglio di esperienze e conoscenze ha deciso di scegliersi una strada da percorrere sempre con la consapevolezza di non essere un matto che crede di poter, con una fionda far cadere un gigante che ha i piedi ben piantati a terra tra le abitudini della gente e ha la possibilità qualora queste abitudini cambiassero di scatenare un apparato repressivo che può infierire duri colpi alle istanze di cambiamento provenienti da queste sotterranee e sovvertenti materie intangibili che sono la rete e etere. In realtà il fenomeno è stato ed è tutt’ora di così ampia portata che non ci si è mai sentiti soli perchè da subito dopo la nascita di Orfeotv, il numero delle telestreet è andato sempre aumentando, tra il primo e il secondo incontro tra tv di strada e di quartiere (Eterea ed Eterea 2) il numero delle telestreet si è decuplicato. E’ anche vero che molte tv adesso non trasmettono più, ma continuano il loro lavoro di documentazione della realtà che vivono e diventano più che televisioni veri e propri gruppi di avanguardia del video digitale, in quanto prima generazione a trovarsi di fronte una simile possibilità di fare informazione, ma anche lavori di finzione attraverso nuove apparecchiature, da questo punto di vista il digitale è un vero privilegio. Ovviamente ognuna delle telestreet ha trovato la sua ragione di essere (in un percorso individuale, ma comunque di gruppo) in una modalità di raccontare le cose o, come ‘Telefebbrica’, nel bisogno di dar voce a questioni che dai tg nazionali sono stati escluse, ad esempio è scandaloso il trattatmento riservato alla manifestazione sindacale a Melfi, il 4 maggio 2004 relegata dal tg1 nell’edizione economica che segue quella generale delle 13:30, il che implica un calo di ascolti di parecchi punti percentuali. Tornando a ‘Telefabbrica’ si capisce quanto può dare fastidio una tv che da voce ad una protesta, in questo caso, la fabbrica in questione è la F.I.A.T. in terra siciliana, che qualche anno fa come oggi vive nella costante minaccia di un’azienda che continua a perdere pezzi e (come è costume della grande impresa, ma non solo) se la prende con chi è meno protetto, nell’indifferenza totale del governo, dei partiti d’opposizione. Questa telestreet nasce con la volontà di dare voce agli operai dello stabilimento e di documentare le fasi della protesta da vicino e criticamente, senza quel detestabile filtro, che (anche se un pò retrò) definirei padronale applicato ai telegiornali fotocopia della tv italiana. ‘Telefabbrica’ viene chiusa, riaperta, richiusa, riaperta, più di una volta. Le forze dell’ordine fanno irruzione nella sua “sede” blaterando intimidazioni (“Se sparite, non vi denunciamo” tra le altre). ‘Telefabbrica’ resiste e continua a farlo. Il raggio d’azione di questa tv è di 150 metri, l’equivalente di una persona che urla a gran voce dal balcone. ‘Telefabbrica’ trasmetteva senza concessione governativa. Ma è anche vero che rappresentava uno dei mezzi più efficaci che gli operai Fiat avevano a disposizione per difendere il proprio posto di lavoro e per poter discutere.

Altre tv come quella di Senigallia, ‘Discovolante’, nasce per dare spazio ai disabili, è fondata da disabili e la maggior parte di chi ci lavorava è disabile, non deve suonare strano quel “lavorava” infatti anche quella tv è stata chiusa il 13 settembre 2003 da un ordinanza del ministero delle telecomunicazioni, comunque molti ragazzi continuano a lavorare al progetto pur non potendo, per ora, trasmettere. Grazie ad un accordo con il quotidiano online senigalliese Vivere Senigallia sarà possibile scaricare dal web i nuovi servizi di Disco Volante mai andati in onda ed una selezione dei migliori filmati già trasmessi.

“Siamo particolarmente vicini a Disco Volante – ha dichiarato Michele Pinto, editore del portale – la libertà di informazione è un valore fondamentale che ci sentiamo in dovere di difendere. Offrire il lavoro di Disco Volante agli abitanti del quartiere Porto, a tutti i senigalliesi e a chiunque lo voglia, seppur in maniera parziale, è un passo importante in questa direzione”.

Si tratta, comunque di una soluzione tampone perché la visione di Disco Volante sarà possibile solo per chi dispone di una connessione veloce, dall’ADSL in su, e perché non sarà possibile offrire tutti quei contributi che la telestreet riceve quotidianamente dagli abitanti del quartiere Porto e che rappresentano la sua vera ricchezza.

I servizi di Disco Volante, la cui qualità è testimoniata dalla recente vittoria del premio Ilaria Alpi, saranno nuovamente disponibili a tutti in alta qualità. Ovviamente, anche altre telestreet in tutto il paese potranno trasmetterli una volta scaricati dal web.

“Sui filmati non c’è copyright, sono distribuiti sotto creatve commons,-ha spiegato Enea Discepoli, responsabile di Disco Volante -la filosofia del mondo delle telestreet è quella della condivisione. Tutti possono usare i nostri servizi se ne citano la fonte e se non ne fanno un uso commerciale”. Le ultime evoluzioni del caso ‘Disco Volante’ ci dicono che la tv di Senigallia ha ripreso a trasmettere vincendo la causa con il ministero delle telecomunicazioni (all’epoca dell’inizio del processo il titolare del ministero era Gasparri, della defunta A.N.).

Negli ultimi anni il panorama delle telestreet italiano s’è assottigliato c’è anche chi ha riciclato le modalità di fare street tv per propaganda elettorale come Nessuno TV (ora YouDEm) che trasmette sul satellite.

Comunque ancora adesso esistono varie tv di quartiere e di strada. Una delle più attive e con una presenza importante sul territorio è Insu^TV (www.insutv.it)che è sempre pronta a seguire ogni iniziativa sociale e di movimento nella città di Napoli e dintorni, ad esempio in questo periodo i mediattivisti che ne fanno parte si sono spesi molto per la questione “monnezza” tra Serre, Pianura, Gianturco e Chiaiano.

Inoltre molte telestreet che non trasmettono più sono comunque vive ed hanno preso altre strade, ad esempio sono diventati gruppi video aperti a varie collaborazione e che si muovono autonomamente utilizzando “il marchio” come Teleimmagini(www.autistici.org/teleimmagini) che è nata a Bologna, ma ormai si muove tra l’America Latina (www.reporter.indivia.net) e l’Europa, producendo vari documentari e lavorando sulla socializzazione di attrezzature e culture proprio nello spirito delle prime televisioni di strada.

E’ chiaro che, in questi anni non s’è mai potuto tracciare una vera e propria politica comune tra le telestreet che non sia il perseguire un informazione nuova, orizzontale e liberata ed è altresì chiaro che, aldilà delle divergenze personali o collettive che possono sorgere è vitale far si che tra il maggior numero di questo tipo di tv o dei gruppi video che ne sono scaturati ci sia contatto, scambio e condivisione di esperienze e progetti in modo tale si possa restare pungenti e vitali, non che sia il numero che fa la forza, ma la socializzazione dei saperi si e più persone sono a collaborare e più concetti, idee e nuove vie ci sono da percorrere.


Jolly Rosso, Vergogna Nera

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Friday 9 January 2009 at 6:01 pm

Jolly Rosso, vergogna nera!

di Francesco Cirillo

Quando ho visto lo striscione allo stadio (San Vito di Cosenza) sulla Jolly Rosso, ho avuto un tremito in tutto il corpo. Come se un velo che si è sempre tenuto davanti agli occhi della gente si fosse improvvisamente tolto e rivelata così tutta la verità. Una verità che si è sempre voluto nascondere , una vergogna nera come recita giustamente lo striscione. Una verità, sempre negata e iniziata quella notte del 14 dicembre 1990 quando la nave Jolly Rosso della compagnia Messina si arenò sulla spiaggia di Campora San Giovanni nei pressi di Amantea. Una nave che sin da subito era chiaro fosse piena di qualcosa che non poteva rivelare. Una nave che doveva essere affondata al largo di Paola, come in seguito avrebbe rivelato un pentito di mafia.

Erano partiti dal porto di Cetraro, disse ai magistrati il pentito, protetti dai boss locali. Unica missione affondare la jolly Rosso con tutto il suo carico. Un pentito poco credibile per i suoi trascorsi ad accusare politici e altri boss, ma in ogni caso che andrebbe verificato dal momento che il racconto risultava abbastanza dettagliato e coincidente con altre notizie che erano in possesso solo degli investigatori. Evidentemente anche in questo caso non si vuole andare troppo a fondo della questione.

L’affondamento comunque non riuscì e dopo che l’equipaggio venne messo in salvo dalla capitaneria di porto di Vibo la nave spiaggiò. Quel pomeriggio e la sera e tutta la notte camion fecero da spola fra la nave spiaggiata, e alcuni siti segreti. Era stato aperto un varco sul lato della nave che dava sulla spiaggia e da lì uscì tutto ciò che vi era dentro. La mattina successiva si presentarono le istituzioni. Nessuno aveva controllato lo scarico ed ora la nave era vuota se non in alcuni container anch’essi vuoti. Il primo a salire fu il comandante di vascello Bellantone. La sua testimonianza è molto importante. Bellantone disse agli investigatori che sulla plancia di comando vide delle mappe nelle quali erano indicati dei punti dove erano state affondate altre navi. Vide dei progetti della Comerio, il famoso armatore, sospettato di trafficare con navi e viaggi misteriosi nei paesi del terzo mondo. Bellantone disse cose che ancora oggi sono sotto segreto istruttorio, ma che possiamo comunque immaginare. L’altra persona che salì subito con Bellantone, è un nome a noi ben conosciuto. Era un giovane magistrato, di nome Domenico Fiordalisi. Era già famoso per come aveva condotto l’inchiesta sulla tragica morte della giovane Roberta Lanzino assassinata proprio a pochi chilometri da Campora San Giovanni. Un’inchiesta fatta di troppi errori che portarono all’assoluzione completa dei primi indagati e a non poter più scoprire i colpevoli. Il giovane Fiordalisi non si accorge di nulla. Non si sa nemmeno se abbia messo realmente piede su quella nave e tutti si chiedono a questo punto se il comandante Bellantone abbia avuto delle allucinazioni su quella nave. Per il giovane Fiordalisi il caso va quindi archiviato e nel giro di pochi mesi lo fa. Anzi fa di più. Concede la possibilità agli armatori di smantellare la nave e dà il via alla gara di appalto vinta da una società straniera, la quale però dopo pochi giorni recede misteriosamente dall’appalto vinto, che passa ad una società di Crotone. La pistola fumante, come direbbe Bush, viene ridotta a ferraglia e dispersa per chissà dove.

A distanza di 14 anni, l’unico processo che si celebrerà sarà quello per occupazione abusiva di demanio marittimo. È il trionfo della satira, dell’ironia, della giustizia alla calabrese. Gli armatori della nave saranno tutti assolti dal reato di occupazione abusiva di terreno demaniale. Ed il resto dell’inchiesta dove è finita? Per esempio quella sulla morte misteriosa del capitano De Grazia. Un capitano molto coraggioso e soprattutto onesto, che collaborando con la procura di Reggio Calabria girava in lungo e in largo l’Italia e l’Africa seguendo come un segugio le rotte delle navi dei trafficanti di rifiuti tossici. Morì d’infarto il 12 dicembre del 1995 in un autogrill mentre si recava a La Spezia, per interrogare alcuni marinai dell’equipaggio della Jolly Rosso, dopo essere passato da Amantea. Con chi aveva parlato? Cosa sapeva? Anche in questo caso tutto venne archiviato. Come venne archiviato e occultato il fascicolo della Jolly Rosso. Per sbaglio, quando il magistrato Francesco Neri della Procura di Reggio Calabria richiese i fascicoli della Jolly Rosso questi finirono nel tribunale di Lametia e vi restarono per circa dieci anni. Il PM Neri indagava su altri misteriosi affondamenti, circa una trentina avvenuti tutti nel mar Mediterraneo, molti di questi lungo le coste calabresi. La Jolly Rosso era l’unico caso di spiaggiamento dopo un’altra nave che doveva affondare al largo della costa siciliana e finì integra sulle coste tunisine.

Pochi mesi fa il ritrovamento di due aree da parte dei Nas diretti dal PM Francesco Greco della Procura di Paola. In queste due aree, una nel fiume Oliva di Amantea, l’altra in un terreno a Serra d’Aiello, potrebbero essere sepolti i rifiuti della Jolly Rosso. Gli investigatori si dicono fiduciosi su quei ritrovamenti e si è anche avviata una bonifica che si è subito arenata. Ci sono pareri discordi, fra varie autorità comunali e regionali su cosa fare. Scavare e portare tutto fuori, o cementare tutto dopo una buona impermeabilizzazione del terreno? Si ha l’impressione che anche in questo caso, la famosa pistola fumante si voglia lasciare sotterrata come tutta la verità sulle navi fantasma. Una storia cominciata esattamente nel giugno del 1987 quando a La Spezia vennero imbarcate 200 mila tonnellate di rifiuti tossici, destinazione Guinea Equatoriale. Nello stesso periodo la Rigel partita dalla vicinissima Marina di Carrara per l’ultimo viaggio, affonda il 21 settembre davanti alla costa campana. Venti persone sono processate per naufragio doloso. E poi la Radhost, la Latvia, e la “Jolly Nero”, tutte partite tra gennaio e ottobre del 1988 per l’Africa. Il 18 gennaio del 1989 direttamente da Beirut attracca la “Jolly Rosso” con un carico di 4000 bidoni. Per quattro anni e mezzo il materiale tossico è stoccato a La Spezia, poi il 9 luglio del 1993 riparte. Il 5 marzo del 1994 arriva a La Spezia dal Libano la “Jolly Rubino” con materiale ferroso proveniente dall’ex Unione Sovietica, con destinazione Sudafrica. In otto containers è misurata una radioattività di 600 bequerel. Sessanta di quei fusti tossici andranno poi in Austria dopo il transito in Sudafrica. È chiaro che il giro di soldi è enorme ed anche fin troppo chiaro che per fare questo tipo di traffico c’è bisogno dell’aiuto della ‘ndrangheta, di pezzi interi delle istituzioni e di magistrati e controllori compiacenti.


DALLA BOLIVIA, PER CHI ERA DISTRATTO.3

Posted under AmericaLatina,Articoli by miko on Friday 9 January 2009 at 5:59 pm

III. L’allontamento dell’ambasciatore e ritorsioni economiche.

Uno dei motivi per cui il Governo e’ stato ripetutamente tacciato di debolezza politica, e’ stato quello della eccessiva tolleranza verso i comportamenti dell’ambasciatore degli Stati Uniti.

Questo non per il fatto in se’ della sua presenza: Evo Morales, ma anche i suoi ministri, hanno quasi quotidianamente denunciato ingerenze nella politica interna da parte dell’ ambasciata senza che ne conseguisse alcun provvedimento punitivo.

La cosa incominciava ad assumere toni e contorni paradossali: mentre venivano diffuse foto di Philip Goldberg, ambasciatore statunitense, abbracciato ad un colombiano che la settimana successiva sarebbe stato arrestato per rapina a mano armata e possesso di armi da fuoco, l’opposizione gridava allo scandalo per l’ invasione chavista nella politica boliviana.

E a questo seguiva solo il mormorare delle basi dei movimenti sociali, che si chiedevano perche’ tanta permissivita’ nei confronti di un ambasciatore specializzato in secessioni [1].

Il governo ha poi incominciato a diventare piu’ preciso nelle accuse, senza peraltro ricevere troppa attenzione dalla controparte, fino alla dichiarazione di Evo Morales, che ha definito Philip Goldberg “persona non grata”, decretandone l’espulsione dal territorio boliviano; con un’ espressione tra il meravigliato e lo schifato, l’ambasciatore in una conferenza stampa si e’ detto vittima di un grave errore, dichiarandosi completamente estraneo ai fatti che gli venivano imputati.

Poche settimane dopo, viene escluso dall’ATPDEA [2] il mercato boliviano, come evidente “vendetta” politica, con la scusa di inadempimento del programma di lotta contro il narcotraffico.

A di la’ delle ridicole e insensate dichiarazioni di qualche esponente del

Governo[3] a riguardo , sono molti i politici oppositori che si sono scagliati contro l’espulsione dell’ambasciatore e il conseguente raffreddamento dei rapporti con il governo statunitense.

Si puo’ riscontrare che contemporaneamente alla partenza di Goldberg c’è stato un notevole indebolimento delle proteste nelle regioni secessioniste.

La ciliegina sulla torta, infine, la conferenza stampa di Jeremy Bigwood, giornalista americano, in un hotel di La Paz.

Sono state presentate varie carte ( http://boliviamatters.wordpress.com ) in cui si svelano le trame dell’ ambasciata statunitense, con e-mail datate dal 2001 a oggi, grazie alle quali si puo’ piu’ chiaramente capire come gli americani aiutavano i prefetti a cercare di tumbar al indio de mierda.

Tra le carte, una in particolare (http://www.bigwood.biz/Bolivia_docs/20020730-BO-DoS-USAID-Evo_Morales-MAS.pdf ), che sottolinea come la Bolivia abbia un’incidenza minima nel mercato di produzione degli stupefacenti, é sufficiente a smentire le ultime dichiarazioni in fatto di narcotraffico.

Il massacro del Pando: conseguenze

L’ambasciatore e’ stato espulso durante un periodo di proteste violente che hanno portato il Paese ad un soffio dalla guerra civile.

I fatti avvenuti in Pando danno un’immagine che puo’ chiarire quanto sia stata (e sia ancora) tesa la situazione in Bolivia.

La mattina del 11 Settembre una manifestazione composta da indigeni si dirigeva verso Cobija, la capitale della regione.La carovana e’ stata fermata dalla polizia, trattenuta con l’ intenzione di arrestarne i partecipanti per possesso di armi e sedizione, accuse la cui veridicità non è stata tutt’oggi chiarita.

I testimoni sopravissuti raccontano come dopo pochi minuti siano saltati fuori dal nulla (la zona e’ tropicale, con una vegetazione fittissima) decine di paramilitari armati di mitragliette che hanno aperto il fuoco sui manifestanti.

Su questa vicenda ancora si indaga, ci sono certamente delle zone d’ombra particolarmente inquietanti, da qualsiasi angolazione si guardi.

Alcune voci si sono levate contro il MAS, affermando che quest’ultimo avrebbe armato i campesinos e li avrebbe mandati allo scontro: tormentone del 90% dei telegiornali delle televisioni boliviane, quasi tutte saldamente in mano ad una elite impresariale politicamente al lato dell’opposizione[4] .

Riunione dell’Unasur

L’Unasur e’ l’ultima delle aggregazioni multistatali sud americane.

Dopo i fallimenti ufficiali e non del MERCOSUR, CAN e altri vari tentativi di creare una coalizione di nazioni nel continente basso dell’ America, si e’ giunti al 23 Maggio del 2008 a formare questa comunita’.

Rappresentata da tutti gli Stati, compresa la Guayana e il Suriname, con l’eccezione della colonia della Guayana francese, avra’ sede centrale a Quito (Ecuador), mentre ora e’ temporáneamente a Brasilia (Brasile) e il suo parlamento si collochera´ a Cochabamba (Bolivia).

La prima impresa dell’ Unasur, recentemente fondata dopo quattro anni di preparazione, e’ stata la pacificazione di una Bolivia praticamente sull’orlo della guerra civile.

Pochi giorni dopo il massacro nel Pando, l’ Unasur ora presieduta da Michelle Bachelet (attuale capo di Stato del Cile) , si e’ riunita per analizzare e dichiarare sulla situazione boliviana: in questa sede sono stati chiariti molti degli equilibri del Suramerica e molte delle alleanze sono state svelate apertamente.

L’ esempio piu’ lampante e’ stata la presa di posizione del Brasile, che ha dichiarato che non avrebbe tollerato un golpe di stato in Bolivia: ha cosi’ finalmente avuto una spiegazione il comportamento cosi’ “moderato” di Evo Morales e il suo governo, in materia di commercio di idrocarburi con la Petrobrás, una delle piu’ potenti multinazionali [5] del gas e del petrolio.

La nuova Costituzione

Molto del polverone mediatico creato per lo piu’ da alcuni personaggi o organismi di destra e’ stato fatto per poter fermare il referendum sulla nuova costituzione: dopo mesi di accuse, pubblici pestaggi, minacce (da una parte e dall’altra) si e’ arrivati ad un accordo.

Come molte altre volte gli accadimenti non hanno seguito quello che si definirebbe un percorso lineare: per prima la stesura, che si e’ svolta a Sucre, capitale della Bolivia.

Per compilare la nuova Costituzione si e’ andati oltre il periodo di un anno inizialmente prefissato, per trovarsi dopo 18 mesi[6] in una situazione difficilmente controllabile.

Dopo aver ceduto alla opposizione sul fatto che si approvassero gli articoli non a maggioranza ma con i 2/3 dei dei costituenti (quelli presenti in sala al momento del voto), il governo di Evo Morales si e’ trovato di fronte un’ opposizione, sopratutto nelle strade, che reclamava per spostare l’attuale sede del governo di La Paz a Sucre, conferendogli cosi’ la capitalia piena. Il tempo ha poi dimostrato quanto la mossa dell’opposizione fosse completamente strumentale.

Il problema e’ stato che lo scontro ha raggiunto livelli molto duri, con tre morti per strada dopo pochi giorni mentre la polizia che e’ dovuta scappare a circa duecento km di distanza dalla città di Sucre, lasciandola sguarnita di forze militari ufficiali per dei giorni.

Le riunioni successive si sono tenute dentro un cuartel, praticamente una questura, con uno schieramento di militari a protezione degli assembleisti presenti.

Il Governo ha poi spostato la sede dell’Assemblea Costituente a Oruro e ha definito gli “ultimi accorgimenti” ( hanno approvato cosi’ meta’ costituzione in due soli giorni) praticamente senza la presenza dell’opposizione, suscitando dure proteste da parte di questi ultimi.

Fino a poco tempo fa, molti parlamentari oppositori definivano la proposta della nuova Costituzione come illegale, salvo poi cambiare idea una volta accordatisi con il Governo del Mas: in due giorni di discussione sono stati ulteriormente cambiati circa 140 articoli, dei circa 220 per i quali erano serviti quasi 500 giorni di discussioni quotidiane.

I cambiamenti sono stati notevoli, tra tutti spicca la questione delle terre che e’ stata in buona parte causa del crearsi degli attriti tra l’oligarchia latifondista e i suoi accoliti e il governo con i movimenti sociali.

La legge scritta dagli assembleisti proibiva il latifondo, e si sarebbe dovuto tenere un referendum per votare se il limite di possessione sarebbe dovuto essere entro i 5000 o 10000 ettari. Superficialmente, la legge ora rimane la stessa, ma sostanzialmente cambia completamente: adesso sara’ vietato l’acquisizione di terre senza retroattività, ovvero dal momento della vigenza della legge in avanti. Chi gia’ possiede la terra non se la vedra’ confiscare da parte dello Stato.

Questo cambio, con molti altri minori, ha fatto gridare sottovoce molti movimentisti al tradimento, ma nessuno ha criticato pubblicamente la negoziazione del governo. La nuova costituzione verra’ approvata, e con largo consenso….


[1] Goldberg lavoro’ intensamente come ambasciatore Americano nel Kosovo, esattamente nel periodo in cui si produsse prima la Guerra nella ex Jugoslavia,poi la secessione di questo territorio dalla Repubblica Serba.

[2] L’ATP-DEA ( le due sigle sono abbreviazione di Andean Trade Preference e Drug Enforcement Aministration ) e’ un accordo stipulato tra gli Stati Uniti e vari stati andini: Peru’, Ecuador, Colombia e Bolivia. Il governo nordamericano permette a precisi tipi di merci di poter entrare in territorio statunitense senza pagare tasse, a patto che gli stati compromessi contribuiscano alla “lotta al narcotraffico” , i cui parametri sono ovviamente decisi unilateralmente da parte degli Stati Uniti.

[3] Secondo alcuni esponenti del Governo visto sfumare il mercato statunitense per i prodotti dell’ industria tessile boliviana si sarebbe potuto pensare ad un futuro di esportazioni verso la Cina.

[4] E’ importante precisare che questi ultimi non sono stati gli unici: anche alcuni rappresentati di sinistra o libertari hanno puntato il dito contro l’operato di certi ministri. Un caso emblematico è quello del periodico COMBATE, in cui si accusa esplicitamente il ministo Juan Ramon Quintana di non essere stato attento alle circostanze, visto che c’erano già state varie avvisaglie di cio’ che sarebbe accaduto. A questo si aggiunge che tutti sapevano nel Pando dello strapotere di Leopoldo Fernandez (molti lo apostrofano come il “Vito Corleone” locale), che oltre che prefetto e’ anche proprietario terriero, possiede media e si dice essere affiliato alla potente mafia locale che controlla il traffico di droghe con l’adiacente Brasile.

[5] Petrobras non e’ un’azienda statale o pubblica: lo stato del Brasile e’ proprietario del 44% circa delle azioni totali.

[6] Molti di questi mesi, perlomeno i primi 6, sono stati spesi a discutere di cose di poco conto come quante bandiere ufficiali avrebbe dovuto avere lo stato boliviano o se sarebbe stato il caso di cambiare l’inno nazionale.


zinwave Wordpress Theme