Storie di odierno colonialismo e nuovi schiavi

Posted under Articoli,Global news by lsd on Monday 30 March 2009 at 2:21 pm

La Francia, come da sempre, sta finanziando la guerra in Niger per accaparrarsi l’ uranio che la ditta francese Areva venderà all’ Italia (guarda la puntata di report).
Questo conflitto riapre ” la strada dei clandestini” e migliaia di persone attraversano dal Niger, il Sahara, per raggiungere la Libia del dittarore Ghedaffi che, li accompagna “senza problemi”, fino a Lampedusa.
Evviva il nucleare! evviva gli accordi!… meglio se fatti sotto una tenda nel deserto.

Il ruolo della Libia nello sfruttamento dell’ immigrazione, quello della Francia in Niger sullo sfruttamento dell’uranio, attraverso documenti, reportage e inchieste dell’ espresso e dei videomaker di Zalab per l’onlus Asinitas con il documentario “Come un uomo sulla terra “.

GUARDA I VIDEO:

VIDEOREPORTAGE Sulla via di Agadez di Fabrizio Gatti
e il trailer di:”Come un uomo sulla terra
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Minacce FS a "Fratelli di Tav"

Posted under Articoli,Local news by lsd on Friday 27 March 2009 at 7:16 pm

Dal settembre scorso gli autori del documentario “Fratelli di Tav” stanno ricevendo lettere minacciose da parte dagli avvocati delle F.S. i quali sostengono che i dati contenuti nel trailerpresente in rete non sono corretti.

Ecco il link al promo ed ecco il link al blog del documentario e pensare che il film intero non l’hanno ancora visto…

“Ferrovie dello Stato, per bocca di uno studio legale romano, sta cercando di farci cambiare dei dati relativi a i costi  complessivi dell’AV, contenuti nel documentario. Loro sostengono che per realizzare l’alta velocità costerà circa 43 miliardi di euro più o meno.Nel nostro documentario citiamo i dati fornitici da Nuova Quasco e dal suo ex direttore  l’ing. Ivan Cicconi, secondo cui il   costo complessivo sarebbe di circa 87 miliardi di euro. Abbiamo chiuso il nostro lavoro nel febbraio 2008 e da allora le stime dei costi sono addirittura diventate più pesanti!

Vi terremo sicuramente aggiornati e pubblicheremo le lettere che abbiamo ricevuto.”

Questo che segue è la chiamata alla conferenza stampa del “Laboratorio per la Democrazia“, un gruppo di docenti e cervelloni vari che hanno preso a cuore il nostro caso.

Il Laboratorio per la democrazia ha indetto una conferenza stampa per la mattina di venerdì 27 marzo, alle ore 11.15, presso l’Unione Culturale, via Cesare Battisti 4B, Torino.

Lo scopo della conferenza è quello di rendere pubblica, tramite i consueti organi di informazione, l’azione legale (con risvolti dissuasivi di fatto intimidatori) che le Ferrovie di Stato s.p.a. hanno intrapreso nei confronti degli autori di un documentario dal titolo Fratelli di TAV, che ripercorre le vicende dell’Alta Velocità italiana, a partire dal programma di Necci del 1991 fino agli scontri che hanno avuto luogo in valle di Susa nel 2005. Le Ferrovie dello Stato hanno dato incarico a uno studio legale – Astonis & Zoppini – di chiedere, minacciando obliquamente un’azione risarcitoria in caso di rifiuto, un diritto di supervisione del documentario, non ancora uscito se non in una anticipazione promozionale; in particolare, esigono che vengano modificate le cifre dei costi calcolati dal prof. Cicconi, che a loro parere risulterebbero errate per eccesso.
È il caso di notare che il documentario di Claudio Metallo e Manolo Luppichini si presenta accattivante per l’abilità professionale dei due autori, ma non contiene una cifra o un giudizio che non fosse già stato pubblicamente, e in più sedi, espresso dalle persone intervistate; tra l’altro, all’interno del volume miscellaneo Travolti dall’Alta Voracità, edito da Odradek nel 2006, la cui edizione è stata curata dal Laboratorio per la democrazia.
Questa vicenda contiene alcuni elementi sgradevoli che nella conferenza del 27 marzo vorremmo illustrare:
la vicenda dimostra che negli ultimi anni è giunta al potere una classe dirigente che mostra di non volersi più attenere ai paradigmi dello stato liberale.
Vorremmo ribadire che il confronto fra cifre diverse si basa sulla critica del metodo con cui i numeri sono stati ottenuti, e non sulla soppressione di quelli sgraditi. Nel confronto scientifico non deve essere previsto il criterio dell’auctoritas.
Vorremmo ricordare che nell’uso del denaro pubblico – sicuramente di denaro pubblico si tratta quando si paga a nome delle ferrovie dello Stato uno studio legale – dovrebbe sussistere, anche in tempi confusi, un vincolo di coerenza tra il fine che si vuole raggiungere e il carattere pubblico del bene di cui si dispone. È tesi risibile quella che vorrebbe che il prestigio di un pubblico servizio dipenda dai costi del progetto AV; da quelle cifre si può forse dedurre la competenza dei dirigenti delle FS, come gestori di un imponente flusso di denaro; ma non è la stessa cosa.

Alla conferenza saranno presenti il professor Giuseppe Sergi, in rappresentanza del Laboratorio per la democrazia, la professoressa Alessandra Algostino, del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Torino, uno degli autori del documentario, Manolo Luppichini, e il professor Ivan Cicconi. Quest’ultimo ribadirà la sua stima dei costi del progetto A.V. e illustrerà il metodo seguito per valutarli.
Verrà distribuito un documento circostanziato firmato da personalità universitarie e di altri settori.

DIFFONDETE!!!


Elezioni nei paesi baschi

Posted under Articoli,Audio News e Racconti,Global news by lsd on Friday 13 March 2009 at 4:20 pm

Un contributo per aiutare a capire come sono andate le ultime elezioni nei Paesi Baschi.
Un contributo audio fatto di interviste, racconti e appunti di viaggio del nostro amico Guido Piccoli,
Un contributo contro la disinformazione di massa che ha da sempre caratterizzato la questione basca, oggi come ieri “dimenticata” e “manipolata” dai cosidetti media istituzionali.

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Informazione, grandi opere e meridione

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Monday 9 March 2009 at 10:46 pm

La questione della mobilità in Calabria diventa sempre più grottesca e drammatica. Mentre la Regione si sgola, ma non si capisce bene cosa stia facendo, mentre i parlamentari della destra di governo eletti al sud dormono, la situazione delle Ferrovie dello Stato e delle linee ferrovierie calabresi diventa sempre più disastrosa. In molti hanno denunciato il fatto che gli scali merci di Lamezia Terme e Cosenza verranno chiusi, la zona del Savuto è isolata, la chiusura dei binari per Reggio Calabria sta provocando enormi disagi in tutta la regione: ritardi e soppressioni dei treni sono ormai l’unica certezza di chi si mette in viaggio per arrivare o partire da Reggio e dalla Sicilia. Le solite malelingue sostengono che ci sia un piano delle ferrovie per eliminare le fermate di Intercity ed Eurostar in quasi tutta la Calabria. Questo sarebbe, solo, un primo passo.
Ma chi ha organizzato questa ristrutturazione urgente? E come l’ha organizzata? Comunque, gli vanno fatti vivissimi complimenti! Forse è stato Bertolaso? Di lui c’è da fidarsi. E’ l’uomo che ha aperto la discarica di Chiaiano. Certo la cava prescelta era piena di amianto (date un’occhiata a questo video su www.pandoratv.it: http://pandoratv.it/index.php?q=static/video_amianto) che chissà dov’è andato a finire, ma non si può sapere sempre tutto.
Il sintomo principale di un paese che sta scivolando verso una dittatura è la mancanza d’informazione e la sua mistificazione.
I telegiornali e gli speciali televisivi, in questi giorni di inizio marzo, ci stanno bombardando (oltre che con l’urgenza delle centrali nucleari: pura follia) con il ritorno in auge delle grandi opere: prime fra tutte la Torino – Lione ed il ponte sullo stretto.
Sull’alta velocità Torino – Lione bisogna dire che abbiamo una linea ferroviaria che cade a pezzi ed ancora si deve sentire questa storia della linea veloce che faranno concorrenza agli aerei. Chi potrà viaggiarci? Verranno svendute ai privati appena finite? A che prezzo si sta realizzando un lavoro del genere? A questo proposito, il 3 marzo si è concluso a Firenze il processo in primo grado per i danni ambientali causati dai lavori per l’Alta velocità tra Firenze e Bologna, in particolare nel Mugello. Ci sono state 26 condanne da tre mesi a cinque anni e la corte ha inoltre condannato la CAVET (Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana) che aveva in appalto i lavori da TAV s.p.a., a pagare 150 milioni di euro di risarcimenti per “furto di acqua”. Fra le persone condannate a 5 anni: Alberto Rubegni, Carlo Silva e Giovanni Guagnozzi, rispettivamente presidente, consigliere delegato e direttore generale di Cavet. La cosa che ha deluso molti in questa sentenza è la semplice pena pecuniaria riferita al “furto di acqua”. In Mugello sono stati prosciugate molte fonti, ruscelli, fiumi con un danno grave agli agricoltori ed allevatori della zona, oltre che all’ecostistema tutto di quelle luoghi. Da questa sentenza si deduce che se rubo una borsa, mi arrestano; se rubo l’acqua pago una multa.
Su questa sentenza sono state spese due parole, è scivolata via nei media come acqua.
Sarebbe interessante, al di là delle posizioni, avviare una discussione pubblica, anche attraverso la tv, sulle grandi opere. Il fatto che si evita con cura l’argomento fa nascere di per se qualche sospetto.
Con queste premesse ci si avvia ad iniziare i lavori per il ponte sullo stretto, che, continuano a ripeterci, è un’opera strategica, proprio come il TAV.
In questa ottica dovrebbe essere strategica anche la Salerno/Reggio Calabria, ma non sembra che si riesca né a rimetterla a posto dopo le alluvioni né tanto meno a terminare i lavori di ammodernamento. Anzi la CGIL calabrese denuncia che di questo passo ci vorranno altri venti anni.
Dovrebbe essere uno scandalo nazionale, ma poche righe e due parole in tv e tutto torna nel dimenticatoio. In compenso sappiamo tutto di Garlasco. Sul TG1 si parla, addirittura, della donna di Rogliano che ha scritto al quotidiano della Calabria, per dire ai suoi concittadini che non ha rubato il marito alla “legittima” moglie. Chi se ne importa!
I solerti parlamentari meridionali di destra si saranno arrabbiati non poco! Invece no, silenzio tombale. Certo , si legge sui giornali, che ci sono state riunioni tra onorevoli, ma se è stata presa una qualche decisione, non sappiamo quale sia. Neanche la solerte Angela Napoli, che sembra petrusino ogni minestra, ha criticato l’operato del governo.
Mentre la Salerno/Reggio cade a pezzi, dal governo arrivano continue voci sul ponte. Le strade si aprono, nel senso che si aprono in due, ci sono frane, la viabilità è in tilt e Matteoli parla di mettere la prima pietra sullo stretto. Dalle ultime notizie, sembra che il ponte risolverà la crisi economica.
Intanto scoppia l’ennesimo caso ‘ndrangheta-appalti sull’A3. La solita storia: Le ‘ndrine imponevano il pizzo (chiamata “tassa governativa”) ed i fornitori alle ditte che lavorano all’ammodernamento. Vengono arrestati imprenditori calabresi, ma sono coinvolte le ditte Asfalti sintex,Todini e Toto imprese del nord produttivo. Dall’inchiesta emerge per l’ennesima volta il fatto (ed è un fatto) che non si riesce a fare un’opera pubblica senza l’intervento della ‘ndrangheta. Quando ho sentito questa notizia, ho pensato che di sicuro la cosa avrebbe fatto scalpore visto che si parlava tanto di far ripartire le grandi opere. Era lecito soprattutto per i fautori delle cementificazioni chiedersi: “quali forze può mettere in campo la società civile contro le infiltrazione mafiose?”. Era giusto anche dare una risposta ai non fautori. Invece niente, non una parola.
Sul TG1 la notizia non viene proprio data; al TG2 visto che non erano coinvolti cagnetti, orsacchiotti o rumeni la notizia viene ignorata. In compenso, sul tg diretto da Mazza è andata in onda un immancabile ed insostituibile servizio di denuncia sulle condizioni dei cattolici in Iraq, che ha ben vedere non se la passano peggio di uno sciita o di un sunnita e che sono un’esigua minoranza. Anche lì per evitare equivoci, non viene neanche nominato Tareq Aziz, il primo ministro di fede CATTOLICA nominato da Saddam Hussein, che ha governato fino a sei anni prima e s’è reso complice degli eccidi dei curdi e di ogni nefandezza commessa da Saddam stesso. Un uomo che si toglieva la divisa militare solo per andare a trovare Papa Wojitila.
Studio Aperto, come tutti sanno, è sempre impegnato a mostrare dei sederi, al Tg4 hanno le faccie come i sederi, il TG5, lasciamolo perdere.
La notizia del riavvio delle grandi opere e quella del controllo mafioso su di esse sono notizie che andrebbero date una dopo l’altra. Non dando informazioni non si permette di farsi un’opinione sulla questione e visto che questo è un fatto noto ad ogni direttore di giornale e telegiornale, credo che ci sia premeditazione nel nascondere una notizia a favore di un’altra. Quindi non si tratta di negligenza o stupidità, ma di malafede. Tra l’altro il TG2 è diventata la fucina di portavoce e politici vari, neanche dalle frattocchie ne erano usciti fuori così tanti: Luca Salerno, ad esempio, è passato da essere il “mezzobusto” del telegiornale a portavoce di Ignazio La Russa e con quella voce che si ritrova il ministro dev’essere un mestiere duro. L’irpino Pionati è passato anche lui dal TG al parlamento, prima nell’UDC, sempre pronta ad accogliere tutti, poi ha deciso di fondare un partito tutto suo: l’alleanza di centro ed è passato armi e bagagli alla maggioranza dei berluscones. Insomma, questa è uno spaccato dell’ informazione italiana. Soprattutto é triste pensare che non esiste una vigilanza su quello che succede nel meridione. Solo la Campania è salita alla ribalta, quando è servita per screditare le amministrazioni di centrosinistra che lì governano da molti anni. Da quando è scoppiato il caso rifiuti in Campania, molti calabresi (compreso Francesco Cirillo, anche lui collaboratore di questo giornale e voce critica storica della Calabria) hanno pensato che il prossimo luogo di sversamento illecito dei rifiuti sarebbe stata la nostra regione. Questo problema è già venuto a galla in molte occasioni e si sa per certo che, anche da noi, esiste un’attività criminale sui rifiuti. Speriamo di non svegliarci, per colpa nostra e dell’informazione mainstream, sotto una montagna di cemento, fango e monnezza.

C.M. da Cultura Calabrese – marzo 2009


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