Diritto alla mobilità e Trenitalia non vanno d'accordo.

Posted under Local news by Kioshi on Tuesday 26 May 2009 at 5:57 pm

Continua lo smantellamento della rete ferroviaria in Calabria ed in Sicilia (quest’ultima non ha mai avuto dei collegamenti degni di questo nome). E’ un tema che trattiamo spesso, ma probabilmente dopo le minacce degli avvocati di Ferrovie per Fratelli di TAV, mi sono un pò incarognito! Mauro Moretti (a.d. di Trenitalia), secondo La Gazzetta del Sud del 15 maggio 2009, punta ad eliminare entro il 2011 tutti i collegamenti notturni per Calabria e Sicilia. Mentre infuria la campagna elettorale per le provinciali di Cosenza e le Europee, veniamo a sapere queste notizie dalla Gazzetta e non dai nostri candidati. Ovviamente, nessuno può aspettarsi dalle Ferrovie una comunicazione chiara e netta sulla questione, visto che il sito viene usato solo per pubblicizzare le attività del gruppo che appaiono tutte straordinarie.
Moretti non ha nessuna intenzione di fare chiarezza su quale sarà il futuro del trasporto ferroviario al Sud. Non penso possa essere sufficiente un Eurostar Fast per risolvere il problema della mobilità e garantirne il diritto. Inoltre, è tradizione non avvertire i passeggeri che si svegliano un giorno convinti che c’è un treno che li porterà a lavoro, a casa o in vacanza ed in stazione trovano la sorpresa della soppressione dello stesso. In questa campagna elettorale nessun politico calabrese si è messo in mostra per aver difeso le ferrovie regionali. Ad Amantea, c’è una stazione appena ristrutturata. Peccato che sia difficile avere anche una semplice informazione, comprare il biglietto (siamo costretti, quindi, a pagare il diritto di agenzia nei punti vendita autorizzati), nonché prendere un treno nell’ orario previsto. Mi chiedo: cosa fanno questi politicanti (per alcuni è difficile anche mettere in fila due parole in italiano) durante l’anno? Spuntano fuori solo alle scadenze elettorali! Dov’erano quando 1500 sbirri in assetto antisommossa hanno sgomberato 500 invalidi dall’ Istituo Papa Giovanni di Serra D’Aiello, senza neanche avvertire i parenti, in una straordinaria operazione di polizia che ha ricordato quella della scuola Diaz, per fortuna solo nella stupidità e nella violenza morale e non in quella fisica. Dov’erano i candidati alla provincia? Ed i candidati alle Europee? Chi lo sa, batta un colpo, possibilmente senza retorica da quattro soldi. Nessuno parla di trasporto pubblico. Probabilmente, se avessi anch’io un paio di portaborse (per usare un termine meno volgare del più appropriato “leccapiedi”), non mi preoccuperei. Visto che non è così (ma chi li vuole?), sono costretto a viaggiare con tante altre persone che subiscono gli stessi disservizi. Per di più Ferrovie cerca pure di querelarmi! Il mio attacco ai politici non è qualunquismo. Capisco che in questi anni il voto è uno strumento in più contro il Re Mida all’incontrario che ci governa, cioè Berlusconi. Penso che chi fa politica tutto l’anno non ha bisogno di trovare legittimazione andando a votare. Inoltre il voto delle persone oneste è una goccia minuscola nel mare, in posti dove si vota solo per clientela. Il 7 maggio è arrivato in senato il ddl 1195 “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”. Come succede sempre con questo governo, in questo ddl c’è stato infilato di tutto. Due parlamentari di Berlusconi (proprio di sua proprietà, come gli altri), Cursi e Vetrella, hanno inserito una serie di emendamenti che, di fatto, salvaguardano il monopolio di FS. Senza dilungarmi troppo, in due parole: gli emendamenti prevedono che FS/Trenitalia deciderà quale prezzo far pagare all’impresa che vorrà acquistare il diritto di far viaggiare i suoi treni sulle linee regionali o nazionali. Personalmente, sono contrario alle privatizzazioni e tra l’altro, l’esperienza di apertura ai privati delle ferrovie inglesi dovrebbe essere d’insegnamento: si sono trasformate in qualcosa di estremamente inefficiente e pericoloso per i passeggeri e per i lavoratori. Questo processo d’involuzione è già cominciato anche in Italia, ad esempio con lo “spezzettamento”. Qualcuno si domanderà “Allora sarai felice di questa cosa!”. In linea di principio si, ma il problema vero è un altro: Moretti si lamenta in continuazione che i treni regionali ed interregionali fanno schifo perché le regioni non danno abbastanza soldi e il nostro povero amministratore non sa come farli funzionare. Visto che il traffico regionale ed interregionale è quello dei pendolari, quindi quello maggioritario, è un problema serio! Quindi se uno non è in gradi di far funzionare questo servizio o si dimette e va a casa o, nel libero mercato, vende quelle tratte. Pare ci siano due società, una tedesca ed una francese che vorrebbero acquistare le linee ferroviarie regionali calabresi. Se esistono davvero, queste due società, si ritireranno appena passa questo ddl. Si sa, Moretti è un ex sindacalista, quindi (secondo questo governo) un pericoloso insurrezzionalista, ma come mai nessun liberale si è lamentato?


"Io ti salverò" – l'esempio dei migranti di Rosarno

Posted under Local news by Kioshi on Tuesday 19 May 2009 at 9:27 pm

Gli africani salveranno Rosarno (e, probabilmente, anche l`Italia) a cura di Antonello Mangano, è uno straordinario libro che narra le vicende dei migranti di Rosarno e l’ambiente che vivono. Un ambiente difficile, uno dei territori più ferito dalla ‘ndrangheta e dalle sue logiche.
Quando ci siamo incontrati, Antonello mi ha descritto, con una frase, questo lavoro in 104 pagine: “E’ un libro politico, è un grido di protesta, è una ricognizione.”
Mangano mi spiega che il titolo del libro, per lui, non è provocatorio e prende spunto dall’ultimo atto di violenza compiuto a Rosarno da italiani contro i migranti. Il 12 dicembre del 2008 (lo stesso giorno della strage fascista di piazza Fontana) vengono sparati vari colpi di pistola contro degli africani, uno di essi viene ferito e finisce in ospedale. Una rapina. Se fosse stato ferito un tabaccaio di Cernusco Lombardone, durante un furto, ne avremmo sentito parlare fino alla prossima era glaciale!
Molti migranti vengono da Castel Volturno e dal casertano, dove raccolgono i pomodori o fanno altri lavori ed arrivano a Rosarno per la raccolta degli agrumi tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre.
Hanno già visto, in Campania, sei persone morte ammazzate solo a settembre, cui seguì una rivolta. Sei ragazzi uccisi da un gruppo di camorristi strafatti di coca, con l’ordine di far andare via i neri da Castel Volturno, visto che si sono riaperti i giochi di cementificazione nella zona del famoso Villaggio Coppola.
Con ancora negli occhi quei sei cadaveri, gli africani di Rosarno, danno vita ad una forte protesta (o meglio un riot) antimafia come non se ne vedevano da anni in queste zone. Scendono in strada, protestano, ribaltano i cassonetti. Più o meno in contemporanea si forma una fila di gente davanti al commissariato che vuole collaborare alle indagini. La protesta contro la ‘ndrangheta arriva per le strade senza paura, esasperata e cade anche il muro dell’omertà. Per tutta risposta vengono arrestati i presunti colpevoli, ma alcuni migranti rischiano di essere espulsi perché non in regola con i documenti. La solita ottusa imbecillità burocratica di zelanti funzionari di stato.
Questa premessa spiega il perché del titolo del libro: “il gesto di ribellione degli africani può essere un simbolo di salvezza per tutti coloro che vivono non solo a Rosarno, ma in tutte le aree oppresse dalla mafia ed in generale da forme di dominio basate sulla violenza.” dice Mangano.
La Calabria ha avuto e ha possibilità di combattere la mafia e vincere (anche se sono termini da ministro della guerra) sia con l’aiuto dei migranti, ma anche aiutandosi e prendendo coraggio.
Questo uno degli spunti importanti che dà Gli africani salveranno Rosarno: non c’è un compiacimento nella rassegnazione a vivere un territorio dov’ è rischioso anche solo mettersi troppo in mostra.
Il messaggio è, anche, che la ‘ndrangheta non è così totalizzante e che ci sono degli spazi in cui inserirsi ed attaccare il suo potere.
Certo, la situazione non è rosea: “Ho frequentato per una decina di anni il vibonese, e mai ho sentito nominare i Mancuso*, che invece sono celeberrimi nelle cronache nere e nei rapporti giudiziari di mezzo mondo. Solamente, ho colto di rado qualche riferimento realmente grottesco, del tipo “quelli lì”, la “famiglia” o addirittura la “Banda Bassotti”. Pur se pronunciato nella sicurezza della propria abitazione, tra quattro mura, ogni riferimento alla mafia avveniva sempre a bassa voce…I clan non hanno solo il controllo militare del territorio: hanno conquistato pure le anime, terrorizzato le menti. Ecco perché la rivolta di Rosarno mi è sembrata così importante!
E’ un segnale che dice: tutti insieme la paura scompare; da ora in poi saranno loro a doversi preoccupare, a doversi nascondere.”
E’ probabile che questo idea non sia stata colta da tutti gli abitanti della piana di Gioia Tauro.

- Dove sono le istituzioni?

Nella zona dove vivono i migranti (molti nella cosiddetta cartiera), la Regione Calabria ha messo a disposizione dei bagni, qualche doccia (con acqua fredda) e Medici Senza Frontiere ha fatto qualche vaccinazione. Sembra assurdo, ma anche questi piccoli interventi hanno in minima parte contribuito a migliorare una situazione da crisi umanitaria. Loiero ha consigliato ad ogni calabrese di passare per la cartiera. Non è una cattiva idea, ma dopo quattro anni di governo, ha il sapore di una pessima battuta che lascia l’amaro in bocca. Mentre qualcosa nel centrosinistra si muoveva (giusto il tempo di un tg regionale), alcuni sindaci ed amministratori di centrodestra, che governavano la piana, erano stati arrestati, accusati di vari reati, tra cui concorso esterno in associazione mafiosa.
Quando una macchina delle suore è stata bruciata nella stessa zona, si è scelto, però, di parlare genericamente di ‘inciviltà’. I migranti, invece, non si vogliono rassegnare a questo Sud che attraversano da comparse da Castel Volturno a Rosarno, mentre noi del posto siamo come assuefatti dalla violenza e dalla prevaricazione.
Non possiamo neanche dimenticare che solo qualche mese fa il ministro degli interni Maroni ha detto, con la sua solita arroganza, che bisogna essere cattivi con i clandestini. Sinceramente, è triste ed ingiusto pronunciare e solo pensare una frase del genere, soprattutto avendo negli occhi la coraggiosa rivolta di settembre in Campania e di dicembre in Calabria. E’ un modo di esprimersi da nazifascista, inutile girarci intorno.
Tra luglio ed ottobre sono stato a Castel Volturno, Caserta e Napoli a girare un documentario (titolo provvisorio: Rifiutati) sui migranti in Campania. Questo nuovo lavoro mi ha dato la possibilità di conoscere la situazione campana e, indirettamente, anche quella di Rosarno. Per quello che ho visto e sentendo le testimonianze delle persone con cui ho parlato, posso dire che se non ci fossero centri sociali ed associazione organizzate dal basso (come l’ Osservatorio Migranti di Rosarno) molti migranti sarebbero completamente abbandonati a sé stessi, frastornati da una società che non conoscono.
Vedendo il migliaio di persone che arriva a Caserta due volte a settimana, al centro sociale autogestito Ex Canapificio, per avere consulenza legale, sui permessi di soggiorno o su questioni legate al lavoro, ho provato un forte disagio. Lì c’erano un sacco di ragazzi italiani e stranieri, chiaramente anche avvocati, che davano un aiuto, gratuito, ad altre persone che spesso parlano solo inglese o francese (altro segno d’isolamento).
Tutto questo lavoro è completamente autorganizzato ed autogestito. L’avanguardia della tanto sbandierata integrazione è in mano a gruppi di ragazze/i spesso comunisti (ma non ravanelli: rossi fuori e bianchi dentro), spesso anarchici.
Vorrei sottolineare che il significato della parola  ‘integrazione’  non vuol dire  che uno nero deve diventare bianco.

- Politiche d’integrazione.

Tra le politiche sull’immigrazione vanno segnalate le esperienze di Caulonia, Stignano e Riace. Comuni che hanno deciso di accogliere i richiedenti asilo riempendo i centri storici, abbandonati dai vecchi residenti e non facendo chiudere asili e scuole, minacciati dai tagli targati Tremonti/Gelmini. Nei giorni della crisi di Lampedusa (mai finita) il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, si era offerto per accogliere ben 200 persone. In molti criticano questa politica perché si dice sia un modo per portare soldi e gente in paesi morti. Secondo me, non è solo questo a muovere gli amministratori locali. Comunque, bisogna riconoscere che questa è una politica sull’immigrazione e non farfugliare, ringhiare e sbavare di chiudere le frontiere (ricordate quando il mite Gasparri diceva ad inizio legislatura “La festa è finita!”?). Questa non è politica dell’immigrazione, questa è una malattia e si chiama rabbia,  è infettiva e colpisce gli animali a sangue caldo e può essere trasmessa all’uomo. L’animale ‘serbatoio’ è solitamente il pipistrello, mentre l’infezione umana è mediata solitamente da cani o dalle volpi. Il pipistrello è l’animale noto nella tradizione per la caratteristica di succhiare il sangue, il cane è noto per la fedeltà al padrone e la volpe è nota per la sua scaltrezza, la stessa che alcuni politici credono di avere, sfruttando e fomentando il razzismo degli italiani per un piatto di lenticchie.
Tra parentesi: qualcuno vuol dire ai lobotomizzati calabresi, che si sono candidati con la Lega Nord, che è un partito di razzisti e ce l’ha pure con i meridionali? Capisco la crisi, però a ‘sto punto è meglio rubare!
Per tornare a Mimmo Lucano: il sindaco di Riace è, da poco, stato vittima di un atto intimidatorio e vigliacco cioè l’uccisione, per avvelenamento, dei suoi cani. Lo stato ha subito risposto! I carabinieri hanno detto che magari davano fastidio a qualcuno perché abbaiavano e quindi sono stati uccisi, ma non si può parlare d’intimidazione. Hanno aggiunto che i cani mica vivevano in casa del sindaco e quindi chi poteva immaginare che erano proprio i suoi? Senza parole…
Tra l’altro, Lucano, è stato vittima di un’ altra intimidazione il 15 marzo: ignoti (sic!) hanno sparato contro la vetrata del suo ristorante. Però la vetrata non stava proprio dentro il ristorante, era un pò dentro ed un pò fuori. Una posizione che gli inquirenti giudicano ambigua.

- Non bisogna chiudersi nel privato.

Non bisogna credere a quello che ci viene detto dalla televisione, tutta controllata da Berlusconi, che propaganda l’equazione migrante=delinquente e bisogna trovare la forza di ribellarsi alla ‘ndrangheta e soprattutto alle sue logiche  che pervadono la società italiana da nord a sud. Non bisogna cedere alla paura e rinchiudersi tra le mura di casa: “Ormai si vive ritirati, mi diceva un testimone rosarnese, riferendosi alla prevalenza dello spazio privato su quello pubblico. Con parole più dure, diremmo che la quotidianità scorre nell’ossessivo tragitto casa-lavoro. Che la cura delle abitazioni e della famiglia ha il compito di riempire le esistenza, con la speranza nascosta che i problemi esterni non vengano a turbare la tua quiete: talvolta anche ‘farsi i fatti propri’ può non essere sufficiente.”
Quando ho chiesto ad Antonello Mangano cos’era cambiato prima dell’ultimo atto mafioso (se non lo è per matrice lo è per mentalità) contro Lucano e dopo la rivolta dei migranti, lui m’ha risposto: “Non ci sono stati altri episodi di violenza contro gli immigrati (non così verso i rosarnesi), e questa è l’unica cosa che è realmente cambiata. Lo scopo dell’Osservatorio (il soggetto che abbiamo costituito dopo la rivolta) era quello di tenere alta l’attenzione ed impedire altri episodi di violenza. A dicembre sembrava davvero un obiettivo ambizioso, la rabbia e lo scoramento erano tante, perché dai primi anni ’90 ogni anno si ripetevano queste piccole e grandi aggressioni e mai nulla era cambiato.”
Forse è proprio in queste righe il senso profondo della rivolta e dove si annida una possibile rivoluzione per la nostra terra: non chiudersi nel privato. Riuscire a capire, mettere in gioco sé stessi rispetto al contesto che ti vorrebbe intimidito e che ti costringe ad uniformarti al pensiero dominante, nel quale è insito l’assunto agghiacciante  immigrato = cattivo. Si tratta solo di spendere del tempo.

*Secondo il rapporto dell’ultima commissione antimafia presieduta da Francesco Forgione e secondo molti magistrati la’ndrina dei Mancuso è una delle più potenti, a livello economico, nel mondo.


Micromega su "Fratelli di tav"

Posted under Local news,Video by lsd on Wednesday 6 May 2009 at 11:03 am

Videoproduzioni dal basso

30.04.09 – “Teleimmagini” contro la TAV

Dal sottobosco delle Tv di strada nasce un documentario che mette a nudo le vergogne dell’alta velocità, talmente ben fatto da scomodare gli avvocati di Trenitalia.

di Carlo Gubitosa – carlo@gubi.it

[leggi l'articolo]


Vincenzo Muccioli e la 5 conferenza nazionale sulle droghe.

Posted under Local news by Kioshi on Sunday 3 May 2009 at 6:20 pm

Tra il 12-13-14 marzo 2009, a Trieste, s’è svolta la 5° conferenza nazionale sulle droghe. Nel parterre non potevano mancare Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi che hanno partorito quell’idiozia che è la legge n°29/2006 sulle droghe, meglio conosciuta come Fini/Giovanardi. Una legge che tra le varie stupidità, contiene l’equiparazione tra droghe leggere (ad esempio cannabis o hashish) e droghe pesanti (ad esmpio cocaina o eroina). E’ storia che il proibizionismo favorisce i guadagni della criminalità organizzata: è successo negli anni del proibizionismo alcolico negli Stati Uniti. Periodo in cui si sono arricchiti in molti tra cui il bisnonno di John F. Kennedy ed anche il nostro conterraneo Rocco Perre che Antonio Nicaso nel libro che gli ha dedicato chiama Piccolo Gatsby .
La legge Fini/Giovanardi non solo va nella direzione del proibizionismo più intransigente (e quindi ottuso o in malafede), ma indica anche alla criminilatà su quale droga puntare. Se un narcotrafficante va in giro con cento grammi di erba o con cento grammi di cocaina rischia la stessa pena. La cocaina costa, al consumatore, sei o sette volte l’erba. Con cosa deciderò d’invadere il mercato per fare un sacco di soldi? Nonostante, ormai, sia considerato quasi ‘uno di sinistra’ Fini ha firmato due delle leggi più agghiaccianti del governo Berlusconi del 2001-2006: la legge sulle droghe e la Bossi/Fini altro capolavoro legislativo che, anche lui, vorrebbe adesso modificare. Buona fortuna.
Nella conferenza sulle droghe si sono succedute vari interventi, alcuni al limite del ridicolo.
Andando sul sito dell’evento campeggia il francobollo ufficiale dell’iniziativa: ci sono tre bei faccioni tra cui Vincenzo Muccioli! Mi stropiccio gli occhi, riguardo ed effettivamente, c’è proprio Muccioli, quello di San Patrignano. Si sa che il caro Vincenzo aveva molti amici politici ed è stato anche difeso, nei vari processi in cui è stato imputato, dall’ avvocato Carlo Taormina.
Ah, già i processi: San Patrigano è stata considerata per molti anni un campo di prigionia. Il Corriere della Sera del 3 settembre 1995 riporta che durante il 15° Congresso mondiale di psichiatria sociale, i professori Sergio De Risio e Mario Cagossi dell’ Istituto di psichiatria dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore, definirono la comunità come “… un paradosso nelle dimensioni che contraddice l’ idea di comunita’ terapeutica che si fonda innanzitutto sulle piccole quantita’ dei suoi membri (15, 20 al massimo) e richiede un’ organizzazione centrata sulle necessita’ del singolo e del gruppo. Non e’ possibile che si fondi una comunita’ in senso proprio dove c’ e’ una quantita’ elevata di soggetti. Una comunita’ di questo tipo potra’ avere tutti i pregi possibili, ma sicuramente in essa si concentrano e si accumulano tensioni che difficilmente si possono governare”. Muccioli fu accusato, in vari processi, di costringere con la forza le persone a rimanere nella comunità durante le crisi d’astinenza e a “indebite restrizioni della libertà personale dei soggetti interessati “(Tribunale di Rimini, Sentenza 16/02/1985 ,pag.6)
Nel 1993, Franco Grizzardi, un ex ospite denunciò che un ragazzo, Roberto Maranzano, dato per disperso dal 1989 in circostanze mai chiarite da Muccioli, era stato pestato a morte nella porcilaia, che diventerà tristemente famosa, perché era indisciplinato: alzava lo sguardo mentre si mangiava ed era cattiva educazione.
” ‘E’ pazzesco che Roberto Maranzano sia stato punito perché nella macelleria di San Patrignano non si poteva alzare lo sguardo mentre si mangiava.’ Corre un brivido tra il pubblico quando il pm Franco Battaglino racconta in aula perché Maranzano fu massacrato, 5 anni fa, nella porcilaia della comunità per tossicodipendenti più grande d’ Europa. Per la prima volta i tanti fotogrammi da film dell’ orrore sul “delitto di San Patrignano” arrivano in un’ aula del tribunale. E’ il giorno in cui il gip, Vincenzo Andreucci, deve decidere se confermare il rinvio a giudizio per Muccioli (accusato di omicidio colposo e concorso in occultamento del cadavere) e quale sentenza pronunciare per i 7 ragazzi coinvolti nell’ atroce pestaggio di Maranzano.” (Repubblica 24 febbraio 1994).
Dopo la denuncia di Grizzardi, il cadavere di Maranzano fu ritrovato in una discarica presso Napoli. L’autopsia confermò che la morte fu causata da un pestaggio. L’autista di Muccioli, Walter Delogu, aveva registrato lo stesso, caritatevole Muccioli (fervente cattolico) che cercava di convincere Grizzardi a non testimoniare (registrazione ascoltata in aula il 2 novembre 1995) ed in seguito, a proposito di alcuni possibili testimoni, si è lasciato sfuggire: “Ci vorrebbe un’ overdose… due grammi d’ eroina e un po’ di stricnina… bisogna operare come con i guanti del chirurgo. Oppure bisognerebbe sparargli con una pistola sporca.”
Mi sembra giusto dedicare un francobollo ad un benefattore di questa caratura morale.
Nel processo viene fuori che la porcilaia è un luogo dove le punizioni corporali erano all’ordine del giorno: viene fuori che era usuale schiacciare i testicoli, dare calci e pugni.
Durante gli anni del processo, un ex dipendente di Sanpatrignano, presentandosi volontariamente al Commissariato di Polizia, dichiarò di aver ricoperto per anni il ruolo preposto al recupero e pestaggio dei fuggitivi agli aordini di Vincenzo Muccioli. Vennero pure allo scoperto alcuni strani suicidi, come quelli di Natalia Berla e Gabriele De Paola, avvenuti nella primavera dell’89 e quello di Fioralba Petrucci, risalente al giugno 1992. Tutte e tre le persone si sono suicidate mentre si trovavano in clausura punitiva all’interno della comunità, gettandosi dalle finestre delle stanze in cui erano chiuse.
Chiaramente molti altri ospiti si decisero a denunciare le violenze subite ed addirittura violazioni della legge elettorale in favore di politici amici.


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