Cara 'ndrangheta

Posted under Local news by Kioshi on Saturday 26 September 2009 at 1:36 pm

Pubblichiamo un bellissimo articolo di Claudio Dionesalvi sulla questione delle navi a perdere: un nuovo scandalo sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici che dopo più di vent’anni d’inchieste dal basso (vedi http://scirocco.blog.tiscali.it/) ha attirato l’attenzione dei media main stream, ma non quella del ministero dell’ambiente!

v’invitiamo, anche, a leggere la future su Indymedia Calabria (http://www.calabria.indymedia.org/article/3890)

Navi radioattive e rifiuti tossici
MA CHI TE L’HA FATTA FARE!?!
Lettera aperta alla mafia calabrese

Cara ‘ndrangheta,
cercavo un interlocutore serio nella società “civile”. Non l’ho trovato. Allora ho deciso di indirizzare direttamente a te questa lettera aperta, perché tanto non servirebbe a niente scrivere ai politici calabresi o alle istituzioni dello Stato. Tu perlomeno sei un’entità concreta. Loro, invece, sono soltanto una comoda e vorace finzione che si agita nella mente di tantissimi elettori.
Come saprai, da qualche mese i mezzi d’informazione sostengono che la Calabria negli ultimi decenni sarebbe stata vittima di un attacco nucleare. Mi riferisco alla famigerata inchiesta sulle “navi a perdere”. Che strano! Il ministero della Difesa non si è ancora mobilitato. “Porta a porta” non ha dedicato una sola puntata a questa terrificante storia che, se fosse confermata in tutti i suoi dettagli, rappresenterebbe la pagina di storia d’Italia più oscura dalla nascita della Repubblica. Chissà come si sarebbero comportati i mezzi d’informazione e il governo se questi presunti ritrovamenti di scorie tossiche o radioattive fossero avvenuti davanti le coste della Toscana?!
Anzitutto, una precisazione. Io non c’entro nulla con una certa “sinistra” che da sempre è convinta di poter risolvere i problemi del mondo a suon di manette, ma poi grida al complotto quando è lei stessa a finire nei guai giudiziari. Provengo da una sinistra che ha pagato prezzi altissimi per mano dei magistrati italiani. Ecco perché rimango garantista, e quando un pentito lancia accuse, non credo ad una sola delle sue parole, almeno fino a quando non si trovano riscontri oggettivi, “al di là di ogni ragionevole sospetto”.
Detto questo, cara ‘ndrangheta, vorrei capire come sia possibile che tu abbia potuto nascondere tonnellate di rifiuti nocivi nel “giardino” di casa tua. Mi sembra un controsenso. Un tempo, forse, eri “onorata” società. Pare che tu avessi addirittura codici e regole. Ormai è risaputo che esisti e trascini dietro di te tanti giovani per un motivo solo: mangiare! Cioè, curare i tuoi interessi. Quindi niente valori! Nessun principio. Però stupida non lo sei mai stata.
Scusa ‘ndrangheta, la questione è la seguente: da anni si dice che avresti aiutato criminali senza scrupoli ad affondare navi tossiche e radioattive nei mari calabresi. Adesso se ne sono accorti persino i procuratori della Repubblica e le redazioni dei grossi giornali italiani. Domanda: chi te l’ha fatta fare? Perché il problema è che pure tu ed i tuoi figli vivete qui, cara ‘ndrangheta. Quindi, mangiate quel pesce e fate il bagno in quei mari, gli stessi in cui ci bagniamo noi poveri fessi. Però, a causa della radioattività, pure tu ed i tuoi sacri figli morirete di cancro. Quindi non “mangerete” più. E anche se non vi ammalaste voi, comunque potrebbe capitare ai figli dei vostri figli, perché certe sostanze liberate nell’ambiente, avvelenano la natura per sempre.
Tu sai bene che i morti morti non hanno potere, ma i morti viventi sì. Per loro, almeno, la sofferenza è un fatto di convenienza. Lo hanno capito i tuoi boss che negli ultimi trent’anni sono diventati kamikaze: accettano in silenzio di vegetare per tutto il resto della loro vita in carcere, sotto tortura, in regime di 41 bis, pur di consentire a mogli, figli e nipoti di sopravvivere fuori. Sì, più o meno come quelli che si imbottiscono di tritolo e saltano in aria, in Iran ed in Afghanistan: scelgono di morire, in cambio dei soldi che le organizzazioni mandanti degli attentati elargiranno ai loro familiari dopo che avranno compiuto la missione assegnata. Ogni sacrificio comporta un beneficio. Ma sul Tirreno cosentino mi pare che i benefici siano scarsi e troppo alto è il sacrificio!
È vero: non sei solo tu, cara ‘ndrangheta, a seguire la strategia del silenzio e della sofferenza. In Calabria, è comportamento quasi unanime. Sempre a proposito di Jolly Rosso, Cunsky e navi dei veleni… lo sapevano tutti! Ne erano consapevoli uomini operanti nelle Capitanerie di porto, nei tribunali, nelle amministrazioni comunali; persino tanti semplici appassionati del mare che nell’attraversare in barca il tratto antistante Cetraro, vedevano impazzire gli strumenti di bordo. Però quasi tutti tacevano. Perché s’è tentato di tenere in equilibrio omertà e spirito di sopravvivenza: “mettiamo a tacere tutto, altrimenti i turisti scappano, qui non viene più nessuno a villeggiare”. Insomma, meglio morire di cancro che di fame! È la medesima mentalità ottusa che abbiamo ereditato dalle generazioni che ci hanno preceduto. Gente che ancora si ostina a sbraitare: “Ai miei tempi…”. Sono gli stessi “cittadini onesti” che, in nome delle proprie eterne abitudini, rifiutano qualsiasi cambiamento positivo. Sono quelli che pur di non fare la raccolta differenziata dei rifiuti, lanciano la spazzatura dal finestrino della propria automobile in corsa. Quelli che la scorsa estate si lamentavano perché il mare è sporco, ma in cambio della pagnotta continuano a mandare certa gentaglia a governarci. Quelli che nel loro piccolo non fanno niente per costruire un’altra Calabria.
Esimia ‘ndrangheta, tu meglio di me sai che dalla società “civile” non arriverà alcun cambiamento perché è troppo schiava di quei politici che oggi hanno la faccia tosta di scrivere interrogazioni parlamentari sulle navi radioattive, pur essendo loro stessi artefici di questa palude chiamata Calabria.
Ma la frittata è fatta. Se anche quelle navi affondate risultassero cariche di patate fritte e se sotto il fiume Olivo gli esperti trovassero tracce di una spedizione extraterrestre, ormai il mondo sa che la Calabria è radioattiva. Smentire la notizia non servirà a nulla. Chiuderanno alberghi, lidi e ristoranti. Le nostre coste diventeranno un deserto.
Dunque, cara ‘ndrangheta, troviamo un accordo. Tu che possiedi potenti mezzi, dacci una mano. Facciamo tutti insieme una bella colletta, noleggiamo noi una nave specializzata, assumiamo scienziati ed esperti e cerchiamo di ripulire mari e fiumi dai rifiuti tossici e radioattivi o da qualsiasi cosa sia stata gettata lì sotto. Ma facciamolo subito, perché se aspettiamo i tempi dei tribunali e degli enti locali calabresi, moriremo tutti di cancro. E con noi moriranno pure la nostra terra e i tuoi figli. O no?

da Appunti di Sopravvivenza, settembre 2009
sui 105,700 di Radio Ciroma
www.ciroma.org
Claudio Dionesalvi


Toccare Fondi

Posted under Local news by Kioshi on Sunday 13 September 2009 at 5:40 pm

Fondi è una comune di più di trentamila abitanti in provincia di Latina. Da mesi si rincorrono voci sul possibile commissariamento del governo comunale per capillari infiltrazione mafiose nelle attività produttive del luogo e nella giunta. Se ne parlato ancor di più dopo l’arresto di vari funzionari comunali e il ‘pentimento’ di uno degli assessori coinvolti nell’indagini Damasco 1 e 2: un altro delle migliaia di piccoli amministratori che in 150 anni di unità d’Italia hanno favorito l’ascesa delle mafie nazionali nel nostro paese ed all’estero. Un altro ometto di cui ci dimenticheremo presto, a dire la verità in molti se lo sono già scordato: Riccardo Izzi di Forza Italia. Ex assessore ai lavori pubblici, si dimise dopo svariate pressioni ed ammise di aver preso voti dalla famiglia calabrese dei Tripodo che, con i Trani ed i Zizzi, operano nella zona. Da queste dichiarazione, una commissione d’accesso (fortemente voluta dal prefetto di Latina Bruno Frattasi), s’insedia in comune per valutare la situazione. Grazie a questa e da altre verifiche sarà redatto un dossier di 507 pagine che porta in una sola direzione: lo scioglimento della giunta.
Nelle inchieste si parla anche di usura, voto di scambio, concorso esterno in associazione mafiosa ed altri reati. Addirittura, s’ipotizza una forte e duratura contiguità ed amicizia tra moltissimi (se non tutti) esponenti di Forza Italia del sud del Lazio e Carmelo Tripodo. Intervallo: Carmelo Tripodo è ritenuto da molti un boss della ‘ndrangheta attivo nella zona di Latina, l’ultimo processo a suo carico per estorsione ed usara l’ha visto assolto in primo grado. Si ritiene che si sia alleato con gli Imerti e dei Condello. Il padre di Carmelo, Domenico Tripodo detto Mico, combattè, alleato con i Condello e gli Imerti (pensa un pò), contro i De Stefano (alleati ai Piromalli e Mammoliti) la guerra di ‘ndrangheta che scoppiò tra il 1974 ed il 1976 per questioni di spartizioni di appalti (cioè denaro, come al solito). Don Mico fu ucciso nel carcere di Poggioreale, dalla nuova camora organizzata (NCO) di Cutolo per fare un piacere ai De Stefano. Fine Intervallo.
Un altro personaggio particolare della zona è il consigliere regionale di Forza Italia (ora PDL) Del Balzo Romolo, amico fraterno di tale Beneduce, esponente di spicco del clan Bardellino, ucciso nel 1990. Il dott. Del Balzo pare sia indagato per concorso esterno in associazione mafiosa ed addirittura è uscito fuori dalle indagini (Damasco 1 e 2) che prestasse soldi e li facesse recuperare dalla famiglia Tripodo. Tutto da dimostrare, s’intende. Secondo Il Tempo del 10 settembre, Del Balzo sarebbe sicuro della ricandidatura alla regione. Un anno fa si parlava di un posto da assessore per lui e della candidatura di Claudio Fazzone come candidato presidente della Regione. Fazzone, senatore,  è il plenipotenziario del PDL tra Formia e Fondi: proprio i luoghi dove maggiormente si concentrano gli affari mafiosi: infatti oltre alla ‘ndrangheta, operano in zona anche i casalesi, non è trascurabile il fatto che ci sia il più grosso mercato agroalimentare d’Italia anch’esso pesantemente infiltrato. Inoltre, Fazzone, è stato presidente di Acqualatina: il consorzio copartecipato dalla Voelia che gestiva l’acqua nel basso Lazio e che ha cercato in tutti i modi di rubare soldi alle popolazioni locali sparandogli bollette folli per le forniture dell’oro blu, a tale proposito guardatevi la puntata di Report 15/10/2006. In zona, comunque, Fazzone, mantiene un bacino di voti vicino ai 40000. Mica male. Tiro in mezzo il senatore perché è uno strenuo difensore del comune di Fondi e del suo sindaco, ma mi sembra che ci sia poco da difendere e molto da chiarire. In molti, infatti, penseranno, che c’è abbastanza per sciogliere il comune: dirigenti e funzionari del comune e del mercato agroalimentare arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa e favoreggiamento, un assessore ai lavori pubblici coinvolto nell’inchiesta che rivela di prendere i voti da ‘ndranghetisiti ed anche i loro soldi, in cambio di favori, per finanziare la campagna elettorale, i politici più influenti della zona invischiati in indagini al fulmicotone. Il sindaco di Fondi, per tutta risposta sostiene che siano solo calunnie, probabilmente lo ha detto mentre firmava la delega ai lavori pubblici per se stesso. Perché Maroni non si muove? Ci sono anche numerose denunce di vari parlamentari in proposito. Ma come, il ministro degli interni che millanta risultati straordinari contro la criminalità organizzata ed in particolare i casalesi, non fa nulla? La cosa ha interessato anche Berlusconi che, tra un escort e l’altra, ha detto: “Sono intervenuti diversi ministri che hanno fatto notare come nessun esponente della giunta e del consiglio comunale sia mai stato raggiunto da un avviso di garanzia”. Cosa? Io non potevo credere alle mie orecchie! Re Silvio si smarca accusando dei suoi ministri? E chi sono questi signori, questi ‘capitani coraggiosi’. Paolo Biondani su L’Espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/se-i-ministri-vanno-a-fondi/2107788/8), ci rivela che “La traccia più vistosa porta a Renato Brunetta. Da qualche mese il ministro dell’Innovazione pubblica si fa fotografare con la sua “nuova fidanzata”: “Si chiama Titti, ma non vi dico il cognome”. La bionda arredatrice d’interni corrisponde all’identikit di Tiziana Giovannoni, sorella di Paola, che è la moglie del sindaco di Cisterna, Antonello Merolla. In questo centro a 20 chilometri da Latina, Merolla ha vinto al primo turno (con il 55 per cento) benchè candidato in extremis, naturalmente con la benedizione di Fazzone. E con l’aiuto del ministro, schierato nei comizi a Cisterna. Dove Brunetta ha pure alluso a Titti, dichiarandosi già “imparentato” con il sindaco- cognato: “Il mio cuore è qui”. E sempre Brunetta ha scelto i fortunati enti locali che, “primi in Italia”, potranno beneficiare del protocollo e-gov 2012? per l’efficienza amministrativa: Provincia di Latina e Comune di Cisterna.”. Alle volte quando il caso ci mette lo zampino è imprevedibile. Biondani continua scrivendo: “Anche Altero Matteoli ha un legame forte con il feudo elettorale di Fazzone. Il ministro delle Infratrutture è sceso in campo a favore di Ilaria Bencivenni (probabile candita come consigliera regionale, ndr), candidata sindaco di Aprilia, uno dei comuni più popolosi della provincia, dopo furiose lotte interne chiuse da un diktat del solito Fazzone. Anche Ilaria ha potuto esibire nei comizi il suo “caro amico ministro”. Ma gli elettori non hanno premiato la protetta di Matteoli, che si è fermata al 32 per cento, contro il 67 raccolto dal candidato delle liste civiche. Ad Aprilia, per inciso, la cittadinanza è sempre più impaurita da un’escalation di omicidi di mafia, arresti di boss e sequestri di droga, armi ed esplosivi.”. Infine il giornalista de L’Espresso conclude: “Se la posizione ufficiale di Matteoli e Brunetta resta un segreto del governo, Giorgia Meloni si è sbilanciata pubblicamente, in almeno un comizio, contro il commissariamento di Fondi. Anche per il giovane ministro, come si diceva nel ’68, il personale è politico. Nicola Procaccini, che è il suo portavoce (nonchè fidanzato, stando al settimanale Panorama), è figlio di Maria Burani, ex parlamentare berlusconiana, e di Massimo Procaccini, ex giudice penale di Latina diventato avvocato. Tra i suoi clienti oggi spiccano grossisti del Mof come Vincenzo Garruzzo, arrestato per usura già l’anno scorso, nella prima retata contro la mafia a Fondi. Procaccini padre difende pure la moglie di Fazzone, a cui è intestata la villa di famiglia sequestrata perchè abusiva: il tribunale l’ha condannata a un anno (indultato) definendo illegale un condono ad personam varato dal comune.”


LA MILPA Y EL CAMPESINO

Posted under AmericaLatina,ScuolaPopolare,Video by ironriot on Thursday 10 September 2009 at 2:07 pm

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Tra la fine di agosto e i primi di settembre del 2009 la Scuola di Comunicazione Popolare Albeto Grifi ha realizzato un workshop sul linguaggio audiovisivo nella comunità indigena zapoteca di Santiago Xanica sulle montagne del dipartimento di Oaxaca in Messico.
5 sono stati i partecipanti al workshop, tutti appartenenti al Codedi (Comitato di difesa dei diritti indigeni).

Nelle varie giornate di lavoro, che si sono integrate tra il lavoro nei campi e le varie attività assembleari e di lavoro collettivo della comunità, si è discusso molto di comunicazione e controllo dell’informazione. Dalla necessità quindi di sviluppare un progetto di comunicazione popolare autonomo si è passati ad analizzare le forme del linguaggio audiovisivo. Piccole regole come i campi, i piani e i movimenti di macchina che devono essere assunti come principi di base da cui partire per un’esplorazione creativa alla ricerca di una propria identità narrativa nell’uso delle immagini. Perché autonomia è anche possibilità di rompere con gli schemi linguistici precostituiti per far riaffiorare, nella produzione comunicativa, le dinamiche proprie del linguaggio verbale, visivo, sonoro. Quelle dinamiche che hanno a che fare con il tempo della tradizione e un lavoro che diviene quindi recupero di una memoria sepolta e misteriosa, ma in cui si racchiude il senso, la forza di una comunità che ha saputo autorganizzarsi, vivere e riprodursi nel proprio territorio.

Questo video parla del lavoro del contadino indigeno nella milpa. Base dell’economia di sussistenza della comunità, la milpa è la pianta del mais, seminata in un piccolo appezzamento di terreno vicino al villaggio. Da lì il contadino ricava il mais necessario per l’alimentazione quotidiana per tutto l’anno, sempre se il raccolto va a buon fine.
Il video ricostruisce i gesti di un lavoro antico su cui si è basata l’autonomia e l’indipendenza di queste comunità indigene.
Un lavoro, specchio di un intero processo comunitario, che rischiava di scomparire con l’arrivo prepotente degli incentivi per la coltivazione massiccia e unica della pianta del caffè. Si promettevano soldi facili, benessere postmoderno e progresso che in molti hanno accettato fiduciosi, abbandonando l’antico lavoro della milpa. Ma con l’ingresso del Messico nel Nafta (accordo siglato tra USA, Messico e Canada nel 1992 ed entrato in vigore nel 1994) il drastico e repentino calo del prezzo del caffè mandò in rovina intere comunità. Il progresso neoliberista mostrò fino in fondo i limiti della sua utopia e i contadini cominciarono ad abbandonare le terre verso le squallide periferie delle grandi città.
A Santiago Xanica, così come in tante altre comunità indigene, il ritorno alle tradizioni del passato, tradizioni di indipendenza, autonomia e lavoro collettivo, ha permesso di sopravvivere. Il ritorno alla milpa è stato un passaggio fondamentale in questo processo.
Mai come ora l’indipendenza alimentaria e il rafforzamento delle coltivazioni originarie, libere dall’uso di pesticidi chimici o sementi transgeniche è una risposta forte e risolutiva allo sfacelo del progresso neoliberalista.


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