Guarda: L’era dell’adattamento

Posted under Speciali by lsd on Saturday 21 November 2009 at 1:20 pm

globalrebootorg

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“L’era dell’adattamento” è un documentario che invita cittadini di tutto il mondo ad agire per rivoluzionare il sistema economico e sociale in cui viviamo.

È disponibile gratuitamente sulla rete il documentario sui cambiamenti climatici che invita a ‘resettare’ il sistema. Si tratta di “L’era dell’adattamento”, prodotto dalla campagna Global Reboot (resettaggio globale), che invita cittadini di tutto il mondo ad agire per rivoluzionare il sistema economico e sociale in cui viviamo.

La tesi è piuttosto semplice. I cambiamenti climatici non vanno visti come un problema isolato, cui trovare delle soluzioni tecniche. Non si tratta solamente di diminuire le emissioni o di inventare qualche tecnologia che salvi l’umanità. Si tratta invece della prova ultima che dimostra la totale insostenibilità del sistema economico e sociale che ci governa. Questo modello di sviluppo, fondato sul dogma della crescita a tutti i costi, ha prodotto povertà crescente, ingiustizie sociali e conflitti insanabili. E ora minaccia addirittura di estinguere il genere umano.

Partendo da questa constatazione, “L’era dell’adattamento” lancia un messaggio: perché non trasformare la lotta ai cambiamenti climatici in un’opportunità per cambiare radicalmente il sistema che ci ha portato a questo punto?

Secondo gli autori, bisogna rifuggire dal techno-fix (la soluzione tecnica), perché rischierebbe di distrarre l’attenzione dal vero problema, che è l’ingiustizia profonda del nostro modello economico. Non è un caso, infatti, che siano proprio le grandi compagnie petrolifere e i colossi dell’energia a cavalcare la fiducia nella risposta tecnologica ai cambiamenti climatici.

Bisogna anche stare attenti al cosiddetto green-wash, cioè la propaganda falsamente ecologista che oggi imperversa nel marketing sociale delle grandi imprese multinazionali. Come esempio, il documentario analizza l’ipocrisia del carbon offsetting, una procedura che consente di investire in energie rinnovabili e riforestazione per ‘compensare’ i propri comportamenti inquinanti. Questi programmi di compensazione non solo forniscono una scusa per continuare a consumare come se niente fosse, ma rischiano addirittura di aggravare ulteriormente i cambiamenti climatici. Infatti, mentre il comportamento consumistico porta ad una emissione di gas serra nell’immediato, le iniziative di compensazione (se fatte bene) potrebbero riuscire a compensare solo nel lungo termine.

Infatti, si consuma anidride carbonica per costruire un pannello solare o una turbina eolica e si arriva ad un bilancio positivo solo dopo alcuni anni. L’assorbimento di anidride carbonica attraverso gli alberi è un processo ancora più lungo (richiede decenni). E chi le controlla queste foreste? Perché se si lasciano decomporre o vanno a fuoco, l’anidride carbonica torna nell’atmosfera. Quindi l’offsetting ci consente di continuare a inquinare oggi, senza sapere che solo tra molti anni potrebbe cominciare a funzionare. Nel frattempo andiamo a dormire tranquilli, con la coscienza a posto. Mentre i gas serra aumentano.

La continua esitazione da parte dei nostri governanti e la crescita di false tecnologie hanno ritardato la presa di coscienza dei cittadini. Che continuano a sperare in qualche soluzione, anche se è ormai evidente che il clima sta già cambiando. Non si tratta del 2050, del 2100. È una realtà attuale, che si fa sentire ogni giorno di più. Così, mentre i giornali parlano di mitigazione degli effetti, gran parte dei governi del mondo stanno investendo in politiche di adattamento. Senza che i cittadini se ne rendano conto. Già qualche anno fa, alcuni documenti dell’UE ammettevano che i cambiamenti climatici causeranno la più grande ondata di rifugiati verso l’Europa, con un impatto superiore a quello della seconda guerra mondiale.

Quindi, bisogna adattarsi e in fretta. Ma l’adattamento proposto dalla politica è una strategia difensiva. Erigere barriere, spostare intere popolazioni, rafforzare le abitazioni, chiudere i confini. È un adattamento dettato dalla paura e votato alla filosofia del si salvi chi può. Invece, il documentario prodotto da Global Reboot propone un adattamento ‘positivo’, che nasca dalla consapevolezza che questo modello di società non ha mai funzionato e va rivoluzionato. Bisogna arrivare a capire che le disuguaglianze globali, l’instabilità economica e la devastazione dell’ambiente sono tutte facce della stessa medaglia di una società votata al suicidio.

L’adattamento deve quindi diventare una scelta consapevole per costruire un nuovo essere umano, capace di vivere in armonia con i propri simili e con il proprio ecosistema. Un cittadino del mondo, che diventi pienamente cosciente degli effetti disastrosi delle politiche adottate finora. Soltanto una rivoluzione complessiva del nostro sistema economico e sociale può favorire l’adattamento necessario a rispondere alle sfide del futuro.

Trovate il tutto su: www.globalreboot.org


Guarda: "Una montagna di balle" di insutv

Posted under Speciali by lsd on Saturday 21 November 2009 at 12:42 pm

locandina_una_montagnaDal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers, ha documentato la cosidetta emergenza rifiuti Campana per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di gestione straordinaria. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dellEuropa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta per difendere il proprio futuro: l’assalto ai fondi pubblici, le zone d’ombra della democrazia, il boicottaggio della differenziata, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative.

E se vivere in emergenza fosse solo una strategia per accumulare profitti!?

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Da un’idea di Sabina Laddaga, Maurizio Braucci e Nicola Angrisano con la voce narrante di Ascanio Celestini con le musiche di Marco Messina Regia di Nicola Angrisano

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Questo film è distribuito con licenza Creative Commons 2.5: attribuzione, non commerciale, non opere derivate.

creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/legalcode

Guarda il blog

Una Montagna Di Balle from spazzatour on Vimeo.


COLPO AL CUORE. Morte non accidentale di un monarca

Posted under Local news,Projects by ironriot on Friday 20 November 2009 at 6:42 pm

COLPO AL CUORE – morte non accidentale di un monarca è un documentario storico diverso dal solito.
Le interviste e le analisi che attraversano il film hanno due differenti direzioni.
La prima è ripercorrere la vita di Gaetano Bresci e il regicidio di Umberto I, con la chiara volontà di raccontare il personaggio, praticamente dimenticato dai libri di storia, ed analizzare un contesto difficile che l’Italia ha vissuto come quello dell’epoca umbertina.
L’altra è l’analisi politica del gesto: la volontà di riscatto, l’azione individuale al di là della propaganda del fatto, l’impossibilità di restare inermi di fronte a delle atroci ingiustizie. Un gesto contestualizzabile anche ai giorni nostri, al di là dei sovrani e dei potenti. Un gesto vivo in chiunque abbia, come Bresci, la forza rivoluzionaria di dire basta ed abbattere il simbolo…

Prossimamante in dvd e sul web


ZEROFORMAT Serata di informazione multimediale

Posted under On-air by ironriot on Wednesday 18 November 2009 at 3:57 pm

giovedi 19 novembre 2009
TELEIMMAGINI
presenta

ZEROFORMAT
Serata di informazione multimediale con collegamenti live, proeizione di documentari, foto, ecc…
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Attività in Italia e Svizzera per i prigionieri politici messicani

Posted under AmericaLatina,Articoli by ironriot on Friday 13 November 2009 at 9:33 am

Ai prigionieri e alle prigioniere politiche in Messico e nel mondo,
Ai popoli del pianeta in lotta,
All’Altra Campagna in Messico,
Alla Rete Nazionale contro la Repressione e per la Solidarietà del Messico,

Il Collettivo Zapatista “Marisol” di Lugano (Svizzera), l’Osservatorio America Latina del Centro Sociale XM24 di Bologna (Italia) ed il collettivo Nodo Solidale di Roma (Italia) con la presente comunicano che, nel nostro piccolo, vogliamo dimostrare che non esistono frontiere e che la geografia del potere, fatta di filo spinato e dogane, non può impedirci di riconoscere i fratelli e le sorelle sequestrati in tutto il pianeta per resistere all’avanzata della barbarie neoliberista.

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Per un lancio di uova

Posted under Local news by Kioshi on Tuesday 10 November 2009 at 10:46 pm

Dagli, ormai celeberrimi, memoriali di Francesco Fonti è uscito fuori in maniera chiara, il coinvolgimento dello Stato nell’affaire ‘Navi dei Veleni’. Come sappiamo, lo Stato, ha chiesto aiuto ai Nirta (storica e potente famiglia della ‘ndrangheta) per smaltire rifiuti di varia natura e lo stesso Fonti faceva parte di una delle ‘ndrine di San Luca. Al nome di questi cosche è legata, indissolubilmente, una città tedesca: Duisburg.
Nel 2006, Giovanni Luca Nirta doveva essere ucciso a casa sua. Invece, i killer uccidono la moglie. I giornali italiani cominciano ad interessarsi della faida di San Luca: la notizia incredibile è che tutto è partito da un lancio di uova! Si parla di un carnevale di qualche anno prima, che dai racconti sembra perso nella notte dei tempi, in cui i giovani rampolli dei Nirta-Strangio e Pelle-Vottari si sono scontrati a colpi di uova. L’episodio in questione è realmente successo: in molti (me compreso) hanno più volte scritto che le nuove leve della Cosa Nuova (o ‘ndrangheta) della zona della piana sono i più idioti che queste terre martoriate ricordino. Non solo, inquinano, sparano, ammazzano, ma rapinano automobilisti di passaggio e sparano contro gli stranieri comunitari e non che si spaccano schiena, mani e polmoni in terre che spesso sono di proprietà delle ‘ndrine stesse. Un giovane Mancuso è stato arrestato per una rapina di poche centinaia di euro ai danni di un camionista. I Mancuso, sono la cosca finanziariamente più potente d’Europa, secondo Giuseppe Lumia, esperto di antimafia del Partito Democratico. A proposito di potere, Lumia stava per essere cacciato dal P.D.: Veltroni non voleva ricandidarlo perché il parlamentare aveva già esercitato in due legislature (ricordate la regoletta del P.D.?), ma visto che Italia dei Valori si era proposta di metterlo in lista , il buon Walter l’aveva richiamato. E’ strano notare che Lumia, esperto antimafia, minacciato di morte per il suo lavoro fuori e dentro il parlamento fosse stato lasciato fuori, mentre la moglie di Fassino, Anna Serafini non avesse avuto nessun problema a farsi riconfermare. Misteri! Come l’assenza in parlamento di molti leader dell’opposizione nel giorno dell’approvazione del ragalone alla criminalità organizzata: lo scudo fiscale.

Nirta-Strangio vs Pelle-Vottari.

Nel reggino ci sono le cosche più potenti della ‘ndrangheta e quindi del mondo. Francesco Fonti ed i pochi altri pentiti calabresi, hanno rivelato che ci sono locali di ‘ndrangheta provenienti dalla provincia di Reggio Calabria a Talone, Clermont Ferrand, Marsiglia in Francia. Giovanni Gullà sostiene che in tutta la costa azzurra ci sono insediamenti malavitosi che, ovviamente, fanno affari, investono e riciclano denaro sporco. Da alcune inchieste è uscito fuori che c’è un collegamento (tenuto pare da tale Salvatore Filippone) per riciclare denaro tra la locride e la Russia dell’amico Putin. Inoltre si mormora, a mezza bocca, che alcune famiglia abbiamo acquistato grossi pacchetti di azioni Gazprom e North Europe Pipeline. D’altronde gli affari a livello internazionale sono sempre stati il pallino di tutti i grandi gruppi criminali. Le ‘ndrine reggine pare siano state le prime in assoluto ad eliminare il conto vendita per le grosse partite di coca ed è così che si sono guadagnati la fiducia di molti narcotrafficanti latinoamericani. Immaginate quale quantità di denaro riescono a muovere questi assassini. I giovani ‘ndranghetisti non fanno le ricottine salate nei casali fuori città: parlano inglese, spagnolo, francese. Lingue, che in Calabria non parla quasi nessuno anche a causa loro. Sono persone che mirano scientificamente a mantenere questa terra sottosviluppata, gli serve così, la gente è più malleabile e si può ancora raccontare la favoletta dell’ onore, del rispetto e delle regole non scritte. Tutto questo dovrebbe essere considerato inaccettabile, soprattutto per i media che vengono riempiti d’idiozie ad ogni fatto di sangue. E’ il caso di ricordare, a proposito di rispetto e onore, il rapimento , alla fine degli anni ottanta, di un bambino di sette anni, Marco Fiore. Quel bambino è rimasto legato ad una catena per 17 mesi. Un bimbo di sette anni è in piena fase di sviluppo e dopo il rapimento ha dovuto sostenere una lunga riabilitazione perché non riusciva a camminare. Le sue ossa, i suoi muscoli si erano sviluppati male bloccati dal ferro freddo della catena.

Duisburg, preti e giornali.

I giorni dopo Duisburg, molti giornali italiani cominciano a minimizzare l’accaduto. Si parla del folklore dell’avvenimento e non delle implicazioni economico-criminali che ci stanno dietro. Appaiono interviste ai parenti delle vittime che difendono i loro cari. Calabria Ora del 19 agosto 2007 pubblica un’interessante dossier (al giornale li chiamano I Quaderni) La vera storia della faida: nel menù, oltre alle uova troviamo anche delle ottime arance, lanciate addosso agli sfidanti come ad Ivrea (Torino) durante la battaglia di carnevale. Si dà spazio ad i cittadini di San Luca: “Dopo Duisburg, gli abitanti, vorrebbero tornare alla normalità.”. Non so bene cosa s’intenda per normalità: essere schiavi nella propria terra, collusi, ignavi, essere costretti ad emigrare?
I giornali nazionali, invece, cercano con costanza la verità ed avviano una campagna come per le fondamentali 10 domande di D’Avanzo. Proprio La Repubblica cinque giorni dopo la strage, il 20 agosto 2007, pubblica un articoletto a pagina 12! Bisognava costringere Francesco Pelle (uno dei boss dei Pelle – Vottari), alias Ciccio Pakistan, ad andare al compleanno di una diciottenne, magari non a Casoria, ma a Longobucco o Bocchigliero. Certo, per lui sarebbe stato più difficile. Ciccio Pakistan è inchiodato su una sedia a rotelle da quando hanno cercato di ammazzarlo a casa sua, ad Africo, il giorno della nascita di suo figlio. Nonostante le barriere architettoniche, che per ogni calabrese diversamente abile sono una vera tragedia, Pelle è riuscito ad avere una tranquilla latitanza, fino a quando non è stato arrestato.
Si leggono in quei giorni fiumi d’inchiostro che che riportano le parole del prete di San Luca: don Pino Strangio che parla di ricerca della verità, dell’inutilità delle condanne, non si capisce se penali o morali!
Il prete blatera, anche, di perdono. Ricordando le figure di don Pino Puglisi e don Peppino Diana, viene da domandarsi: ma chi ce l’ha mandato questo tizio a San Luca? Si è sentita forte la puzza di complicità, di omertà e di vigliaccheria ogni volta che don Pino apriva la bocca. E’ interessante riportare questo brano dal blog di Roberto Galullo de Il Sole24 ore:
‘Leggete questa intercettazione raccolta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio il 13 settembre 2007, un mese dopo la strage che lasciò sul campo sei persone (una era stata appena “punciuta”, cioè affiliata, con un santino che bruciava in mano). Antonino Gioffrè, figlio del boss, rivolgendosi ad una amico dice ”abbiamo sistemato a San Luca, tutto bene tutti chiusi…capito? Non si spara più se tutto va bene”. Dall’ordinanza non e’ chiaro il ruolo della Chiesa quando un altro dei figli del boss, Domenico, parlando con un amico dice : ”Poi ieri e’ uscito Don Pino il prete…e il vescovo brigantino benvenuto – gli ha detto – ad un grande uomo di Seminara il nostro – ha detto – amico Rocco Gioffrè e ci teniamo – ha detto – a dare questa soddisfazione per la pace quando gli ha detto (…) poi il prete ha detto la cosa nella chiesa: ha detto ringrazio sull’anima di mio padre – ha detto – tutta Seminara – e un grande uomo di Seminara Shalom – ha detto Don Pino – Shalom a Seminara e a tutto il mondo intero”.’
Penso sia un passaggio interessante. Don Pino Strangio è colui che ha avuto l’ardire di dire che a Polsi nei giorni dei festeggiamenti al santuario della Madonna, non ci sono incontri tra boss. Per verificare questo mistero della fede, v’ invito ad andare a Polsi tra fine agosto ed inizio settembre e portarvi una telecamera o una macchina fotografica: sarà molto interessante vedere la reazione della persone che riprenderete o fotografate.
Preti chiacchierati ce ne sono sempre stati, pensiamo al don Stilo, descritto nel bel libro di Corrado Staiano Africo, di cui consiglio la lettura.
La faida di San Luca, sembra conclusa, almeno per ora. Evidentemente è stato trovato un accordo. Magari, come successe per la pace tra i Nuvoletta e Bardellino, qualcuno s’è venduto qualcun’altro e la pace è stata fatta e pare che i garanti siano niente meno che i Pesce-Bellocco di Rosarno.


Brunetta e l'innovazione…

Posted under Local news by lsd on Friday 6 November 2009 at 11:16 am

locandinaBrunetta, genio dell’economia che avrebbe a suo dire vinto il nobel entro poco, colleziona una serie di bufale informatiche pagate dai contribuenti attraverso il fantastico piano e-Gov2012… C’è da dire però che Brunetta ha messo tutto il piano on-line consultabile…Peccato che mancano informazioni fondamentali per interpretarli, vediamo nel dettaglio.

Primo, stipula un geniale accordo con Treccani (dinosauro del sapere enciclopedico esperta in vendere e non nel diffondere il sapere…), che prevede lo sbarco online della polverosa enciclopedia:
Treccani mette i contenuti… il governo mette i soldi per digitalizzarli.
Nell’era di Wikipedia (4miliardi di pagine visitate contro le 21milioni di pagine della Britannica) l’innovazione consiste, per Brunetta, nella pubblicazione di una “vecchia” idea di enciclopedia ormai tramontata a spese dei contribuenti…
Prima Encarta (Microsoft), poi Ovopedia (Berlusconi-Pezzi, 5 miliardi bruciati…) avevano tentato di sbarcare sul web con contenuti a pagamento, ma tutti hanno fallito miseramente perchè incapaci di adeguarsi alle esigenze, alla velocità e alla gratuità del web 2.0.

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Seconda, l’accordo con la Sun per la diffusione di tecnologie OpenSource…
Purtroppo in questi accordi si dimenticano di spiegare che open non è free…cioè gratis. Per i profani la traduzione è che la Sun “regala” alla pubblica amministrazione due progetti pilota che puntano si su tecnologie aperte e più economiche ma non gratis.
Una è StarOffice, valida alternativa a Office di Microsoft, ma senza dire che questa è una versione brevettata e a pagamento di OpenOffice, unico veramente gratis e aperto. Insomma, prendi una cosa gratis, gli fai delle modifiche e la vendi…cosa che farà la Sun con la Pubblica Amministrazione.
L’altra è la tecnologia del Desktop Virtuale che prevede in sintesi una mega-computer a cui si connettono contemporaneamente più persone e ognuna può fare in maniera indipendente operazioni.
Guarda caso la Sun è specializzata proprio nella realizzazione di mega-computer, mentre il mondo intero è passato alla logica di tanti piccoli pc… meglio un portatile da 100 euri a testa o uno da 100 volte tanto da usare solo a scuola?
Ma anche su questo Brunetta ci stupisce…

Terzo, l’acquisto di migliaia di net pc dalla Olidata a un costo assurdo.
Si chiama JumpPC, è equipaggiato con processore Intel Celeron 900 MHz, display da 7 pollici, 512 MB di RAM DDR2, HD Nand Flash da 2 GB, connettività wireless. Windows XP Home il sistema operativo scelto. Prezzo: 199 euro IVA inclusa. Che diventano 299 se si sceglie la configurazione con hard disk da 30 GB.
Chi non s’ intende di dati tecnici non troverà nulla di strano, peccato che a poco meno di 299 euri compri un “super netbook”, molto più performante, in un qualunque centro commerciale…Bhe ma Brunetta lo fa per aiutare un’ italica industria… Peccato che se scrivete le parole: “stabilimenti olidata” su google al primo posto trovate un’ interessate documento a firma Olidata che già nel 2005 parla di delocalizzare tutto in Cina (siamo alle solite… finanziamo un solo italiano, il proprietario, che sfrutta i cinesi e licenzia gli italiani) .
Ricordiamo, per diritto di cronaca, che il queto progetto è stato avviato in forma sperimentale all’inizio dell’anno scolastico 2008/2009 da alcune scuole elementari di Lazio, Piemonte e Sicilia e non dal ministro. Tra i partner spuntano i soliti noti: Intel, Telecom Italia, Microsoft.

Quarto, l’accordo con la Microsoft nemico giurato della Sun Microsystem.
L’accordo prevede il regalo di 10 lavagne interattive SMART Board con altrettanti proiettori, 24 desktop, 12 laptop, più una postazione per ogni docente (attualmente ne sono stati coinvolti 20) e un collegamento Wi-fi.
Che gentili… a una scuola regalano e alle altre? Questi progetti rischiano di essere non replicabili dati i costi e dati i cospiqui tagli ai finanziamenti alle scuole…
Inoltre l’accordo prevede che Microsoft Italia si impegna anche ad attivare a Roma un Centro di Competenza VoIP e Unified Communication, struttura focalizzata alla diffusione dell’utilizzo della tecnologie VoIP e di Comunicazione Integrata….
Che cosa significa? Difficile dirlo visto che glie lo ha chiesto l’associazione per il Software Libero senza ricevere risposta.

E per ultimo come non ricordare le PEC, famosa email certificate che varrà come una raccomandata.
Che comodità diranno alcuni, “era ora” dirà qualcun’altro…Ma c’è del marcio sotto.
Chi recapita le “raccomandate” ? Le Poste… e infatti a guardare il bando che il ministro Brunetta ha fatto, l’unica azienda che puo vincerlo sono le Poste…
Affidarla ad un unico gestore che la offre gratis, perchè pagato dallo Stato, significa accentrare e monopolizzare la comunicazione. Alla faccia della libera concorrenza…
Inoltre la PEC è uno standard SOLO italiano. All’estero si usano i certificati di sicurezza, altrettanto gratuiti. Perché inventare una soluzione autarchica non in grado di comunicare con il resto del mondo?
Diamo comunque per buono il tentativo di semplificare la vita del cittadino, che finalmente può interloquire con Regioni, Province, Comuni, Asl e tutto l’apparato pubblico. Una mail spedita con la PEC invece della lunga e spesso frustrante coda allo sportello. E qui viene il bello. A chi spedisco la PEC? All’indirizzo di PEC ben in vista sulla home page del sito della Pubblica Amministrazione, ovviamente. Già, ma la stragrande maggioranza della Pubblica Amministrazione se ne frega e non ha un indirizzo PEC. A cominciare dal ministero presieduto da Brunetta. Non c’è traccia di indirizzo PEC, sul sito del ministero….

Sarà forse che tutti questi “regali” nascondono qualcosa? O Microsoft e Sun sono dei filantropi…?
Insomma opensource ma a pagamento, chiamate gratis con il voip ma pagando qualcun’altro, enciclopedie free ma a spese dei contribuenti regalati a privati, computer “giocattolo” pagati come super portatili…e pec che non usa nessuno…
Insomma la “politica delle innovazione” del governo sembra priva di un reale strategia organica e alquanto contraddittoria.
Forse è per questo che non ti danno il nobel caro Brunetta…

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