MAPIRIPAN NON E’ UNA CANZONCINA, di Guido Piccoli

Posted under AmericaLatina,Audio News e Racconti by lsd on Saturday 12 June 2010 at 1:39 pm

Per cinque giorni del luglio 1997, Mapiripán, cittadina di una regione orientale della Colombia, fu presa d’assalto da un manipolo di paramilitari, che uccisero nella maniera più crudele alcune decine di persone.
Tutte squartate vive e gettate nel vicino fiume. Solo il giovane giudice Leonardo Cortés Novoa tentò di fermare gli assassini e chiese invano aiuto alla vicina base militare. Alla fine riuscì fortunosamente a mettersi in salvo. Quando denunciò i paramilitari e i loro protettori annidati nell’esercito, divenne il bersaglio di minacce e attentati. Dopo pochi mesi fu costretto a riparare con la famiglia in Svizzera, a Berna dove vive attualmente. È lì che Guido Piccoli l’ha raggiunto per porre le basi della sceneggiatura. “Mapiripán non è una canzoncina”, il racconto originale di uno dei massacri che grazie al giudice hanno avuto più clamore tra l’opinione pubblica internazionale, si avvale dell’interpretazione di un cast d’attori che comprende, tra gli altri, Raffaele Farina, Alessandra Borgia, Claudio Moneta, Alberto Mancioppi e della testimonianza dello stesso Cortés Novoa. La sua storia s’intreccia con rari e significativi inserti sonori sul tragico evento e musiche tipiche degli Llanos, la terra pianeggiante dove sorge Mapiripán. Autore e regista è Guido Piccoli, mentre la cura dei suoni è di Angelo Sanvido e la produzione di Francesca Giorzi.

originale radiofonico di Guidi Piccoli
trasmesso da RTSI2 dal 14 al 25 aprile 2008

Puntate:


Caravana Humanitaria Bety Cariño y Jyri Jakkola

Posted under AmericaLatina,Articoli,Audio News e Racconti,Global news by ironriot on Saturday 12 June 2010 at 9:14 am

Sono le prime luci dell’alba dell’8 giugno quando, radunati attorno alla chiesa di Xochimilco a Oaxaca, circa duecento persone partono verso la comunità indigena Triqui di San Juan Copala.
Arrivano da tutte e parti del Messico e tra loro anche degli internazionali. Tutti e tutte aderiscono alla Otra Campaña, un progetto politico lanciato nel 2006 dagli zapatisti del Chiapas con l’obiettivo di estendere i processi di autonomia e autogoverno in tutte le parti del paese. Aderente alla Otra Campaña è anche la comunità di San Juan Copala che come indigeni rivendicano con forza la propria autonomia.
Questa giustissima “pretesa” di dignità si è trasformata in una lotta di resistenza contro un governo terrorista che ha imprigionato, torturato e assassinato chi non si piegava alle istituzioni statali. La comunità con dignità continua a difendersi e il governo con ogni mezzo continua ad attaccare fino alla costituzione di un gruppo paramilitare, la Ubisort (Union de Bienestar Social Triqui) armato e addestrato dallo stesso esercito. Decine sono i casi di tortura ed omicidi di cui questo gruppo paramilitare si è fatto protagonista. Da mesi inoltre assediano la comunità di San Jun Copala non permettendo il rifornimento di acqua, medicine, viveri, corrente elettrica.
Lo scorso 27 aprile una carovana umanitaria ha tentato di rompere questo assedio per portare generi di prima necessità dentro la comunità. L’Ubisort ha selvaggiamente attaccato la carovana con armi da guerra (in dotazione all’esercito) uccidendo due persone: Bety Cariño, difensore dei diritti umani e Jyri Jakkola ecologista finlandese, mentre gli altri sono stati sequestrati e torturati.
La solidarità e il sostegno alla lotta del popolo Triqui non si ferma e un’altra carovana è già in viaggio per rompere l’assedio dei terroristi: del silenzio dei governanti, delle pallottole dei paramilitari.

ULTIMO AGGIORNAMENTO
La carovana è costretta a interrompere il suo cammino a pochi chilometri dalla comunità di San Juan Copala. L’esercito sta bloccando la strada per la comunità dicendo (facendo in questo modo le veci dei paramilitari dell’Ubisort) che non ci sono le condizioni di sicurezza per poter proseguire. Cecchini dell’Ubisort, dal canto loro, stanno indiscriminatamente sparando sulla gente a San Juan Copala tanto che l’autorità autonoma della comunità è stata costretta a consigliare alla carovana di fermare il loro viaggio.

audio ita

>>>aggiornamento 4 (9 giugno 2010)

>>>aggiornamento 3 (8 giugno 2010, ore 21.19)

>>>aggiornamento 2 (8 giugno 2010, ore 23.54)

>>>aggiornamento 1 (8 giugno 2010, ore 23.54)

La fonte degli aggiornamenti audio è RADIO ONDA ROSSA

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Un uomo da bruciare

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Wednesday 9 June 2010 at 3:33 pm

“Ancilu era e nun avìa l’ali,
santu nun era e miraculi facìa
‘ncelu acchianava senza cordi e scali
e senza appidamenti nni scinìa,
era l’amuri lu so’ capitali
e sta ricchezza a tutti la spartìa
Turiddu Carnivali nnuminatu
E comu Cristu murìu ammazzatu”.

tratto da Lamentu pi la morti di Turiddu Carnevali
di Ignazio Buttitta

Un uomo da bruciare  è un film straordinario scritto e diretto da Valentino Orsini e Paolo e Vittorio Taviani nel 1962.
La storia che vi si narra è liberamente ispirata alla vita di Salvatore ‘Turiddu’ Carnevale (interpretato da Gian Maria Volontè), sindacalista siciliano, ucciso il 16 maggio del 1955 da mano mafiosa su ordine dei latifondisti di Sciara, in provincia di Palermo. La storia di Turiddu Carnevale è emblematica di un passaggio, importante, della storia del nostro paese e del Meridione: Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, sintetizza così il concetto: «l’uccisione di Carnevale segnò simbolicamente il passaggio della mafia dalle campagne alla città. Dal feudo alle cave, dalla lotta per la terra alla difesa dei diritti sindacali, fu un processo continuo di emancipazione fondata sull’organizzazione moderna degli sfruttati. Carnevale fu ucciso mentre si recava nella cava dove aveva iniziato una dura lotta sindacale per il rispetto delle otto ore giornaliere di lavoro».
Nel film di Orsini e dei fratelli Taviani, si racconta anche questo passaggio, con coraggio, in un periodo dove non esisteva neppure il reato di associazione mafiosa. I mandanti dell’omicidio Carnevale, non furono mai scoperti ed il processo si concluse con tre assoluzioni. Tra i difensori dei tre accusati c’era il futuro Presidente della Repubblica, Giovanni Leone.
I giornali del continente trattarono questo omicidio con sufficienza, cercando di denigrare la figura di Carnevale. Il giornale padronale per eccellenza, Il Corriere della Sera, dedica un trafiletto alla vicenda, non sentendo il bisogno di approfondire queste storie di terroni.
In Sicilia, c’erano voluti parecchi morti per sollecitare gli abitanti dell’ isola a votare per la Democrazia Cristiana e non per socialisti e comunisti. Ci ricorda Umberto Ursetta nella presentazione del suo libro Salvatore Carnevale. La mafia uccise un angelo senza ali, che “Nel giro di pochi anni, dal 1944 al 1948, sono quarantuno le persone assassinate e centinaia quelle ferite. L’episodio più eclatante della strategia terroristica della mafia è la strage di Portella della Ginestra, avvenuta il 1° maggio del 1947 in occasione della festa del lavoro.”
Il Fronte popolare (Partito Socialista e Partito Comunista) vinse le elezioni dell’ Assemblea Regionale Siciliana, tenutesi il 20 aprile 1947. Il 18 aprile del 1948, alle elezioni politiche, la DC ottene uno straordinario consenso in Sicilia e vinse anche le elezioni nazionali. Nei primi dieci giorni di marzo dello stesso anno vengono uccisi Epifanio Li Puma e Placido Rizzotto due dirigenti sindacali molto in vista, riconosciuti come leader popolari. Scrive così Umberto Ursetta sempre nella presentazione del suo libro: “La mattanza consumatasi nella seconda metà degli anni quaranta non aveva avuto come teatro solo la Sicilia, le masse lavoratrici dell’intero Meridione erano state colpite da un’ondata di brutale violenza. In tutte le regioni furono in molti a cadere sotto il piombo della mafia e delle forze di polizia. Lo scontro sociale in quegli anni si manifestò in forme molto aspre. Gli interessi padronali furono difesi con particolare durezza e si può tranquillamente dire, senza tema di sbagliare, che ci fu una pianificazione nella repressione delle lotte dei braccianti e dei contadini nelle campagne e nei centri urbani agricoli. Solo così si spiega l’elevato numero di caduti che si ebbe in quegli anni.”
L’omicidio di Carnevale matura in un contesto pacificato, in una situazione in cui c’erano ancora molti diritti da conquistare, ma bisognava già iniziare a difendere quelli appena conquistati.
Quest’anno ricorrono anche altri due anniversari importanti: uno di Giuseppe Valarioti, segretario del Partito Comunista di Rosarno, assassinato l’11 giugno del 1980  e l’altro di Giannino Lo Sardo, segretario capo della procura di Paola (CS) ed esponente comunista di Cetraro, ucciso il 21 giugno dello stesso anno. Tutti e due gli omicidi hanno a che fare con la ‘ndrangheta, ma in tutti e due i casi i moventi non sono stati provati al di sopra ogni ragionevole dubbio, soprattutto per quanto riguarda il delitto Lo Sardo i punti oscuri rimangono moltissimi.

Claudio Metallo


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