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Amaro in bocca! la doppia faccia della manifestazione No Ponte di Villa San Giovanni.

Un solo no e tanti si! Questo è il senso della manifestazione contro la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Circa ventimila persone hanno detto no alla costruzione del mostro sullo stretto e hanno detto si al rafforzamento del trasporto pubblico, ad una soluzione condivisa per l’ammodernamento (chiamiamolo così) della Salerno – Reggio Calabria, alla messa in sicurezza delle zone di Calabria e Sicilia dissestate idrogeologicamente, ad un piano antisismico, alla bonifica delle terre e dei fiumi inquinati come la zona del fiume Oliva tra Campora S.G. ed Amantea che, al di là delle belle parole, è rimasta solo sulla carta. In sostanza, si sono stabilite quali sono le vere priorità. Come hanno scritto Osvaldo Pieroni ed Alberto Ziparo su Il Manifesto del 20 dicembre 2009: “…No Ponte! significa buttare definitivamente a mare il vecchio modello di sviluppo meridionale – tra l’altro rivelatosi fallimentare – che ha prodotto i disastri economici ed ambientali di cui sono marcati i contesti siciliani e calabresi”. Sfilando per Villa San Giovanni non si può non pensare a quali danni il cemento abbia fatto in queste zone e viene da riflettere anche su quale catastrofe possa diventare una forte scossa di terremoto, se non si comincia da subito a lavorare per mettere in sicurezza gli edifici pubblici e privati della costa, ma anche dell’entroterra reggino. Fa pensare anche il fatto che è bastata la prima neve e la prima pioggia dell’anno per mettere in crisi il sistema ferroviario e stradale della Calabria e della Sicilia: infatti molte persone sono rimaste bloccate ed hanno avuto difficoltà infinite ad arrivare in manifestazione. I disagi per chi si sposta in questi giorni pre natilizi sono gravissimi ed i ritardi dei treni raggiungono le cinque ore. Prima di spendere sei miliardi di euro (che saranno di sicuro il quadruplo, in puro italian style), un esamino di coscienza un ministro dei trasporto di buon senso e non, del poco propenso ai rischi, capitalismo italiano, se lo dovrebbe fare. A proposito di politici: la giunta regionale era sicuramente ben rappresentata, soprattutto dopo la mossa elettorale dell’uscita dalla Stretto di Messina S.P.A., la società che sta drenando il denaro pubblico verso le casse di Impregilo, senza che ci sia neanche un progetto abbozzato dell’opera. Non poteva mancare l’adesione di Pippo Callipo, ormai sempre più orientato a far vincere le elezioni a Scopelliti. Fa sorridere che sia lui il campione di legalità in Calabria e si presenti con il partito di Di Pietro che, quando era ministro delle infrastrutture ha evitato la chiusura della Stretto di Messina, adducendo ridicoli motivi di penali da pagare ad Impregilo. A quest’ora ci stavamo raccontando un’altra storia. A proposito di Scopelliti, sarà curioso vedere con chi stringerà patti per conquistare la presidenza della regione. Speriamo che non faccia come Alemanno, che pur di vincere le elezioni si è alleato con fascisti, più beceri di lui. Dico questo, perché i topi di cui parlo, a Reggio Calabria hanno incendiato il C.S.O.A. Cartellla di Gallico (attivissimo nelle lotte ambientali e non solo) qualche anno fa e prima dell’ intensificarsi delle iniziative No Ponte di quest’anno, hanno cercato d’intimidire gli attivisti con volantini in cui si minacciava di ucciderli. Che strana coincidenza: da nord a sud le minacce dei fascisti arrivano sempre nel momento in cui si stanno creando le basi per incrementare il conflitto e l’opposizione sociale. A proposito di controllo: sicuramente la ‘ndrangheta non sarà stata contenta di vedere così tanta gente, nonostante le condizione meteorologiche infami, a lottare contro un opera che andrà a riempire le tasche di mafiosi e ‘ndranghetisti oltre che dei soliti noti di Impregilo. Stranamente, tra le persone meno contente dello svolgimento del corteo, c’era il commissario prefettizio di Villa San Giovanni, mandato proprio per ricreare un tessuto sociale devastato dalle infiltrazione mafiose. La società civile, oltre ai militanti, ha risposto all’appello della rete No ponte. Non c’è stata la stessa risposta degli abitanti di Amantea e dintorni in occasione del corteo del 24 ottobre, ma comunque la manifestazione del 19 resta un segnale incoraggiante che spinge a proseguire questa lotta. Purtroppo, questa giornata, è stata macchiata da un grave lutto: la morte di Franco Nisticò, ex sindaco di Badolato (CZ), comune tra i primi ad iniziare l’esperienza di accoglienza dei migranti che molti paesi calabresi, stanno portando avanti in questi anni. La morte di Franco Nisticò, forse si poteva evitare, ma sarà difficile stabilirlo. Andiamo con ordine: nei giorni prima della manifestazione, come successe ad Amantea, si è cominciata a spargere (ad arte) la voce dell’arrivo di orde di Black Bloc a Villa. Il commissario prefettizio ha chiesto ai villesi di chiudere i negozi e farsi un week end fuori casa. Qualche giorno prima del corteo viene fatto sapere che è stata ritrovata una macchina piena di spranghe vicino alla piazza da cui partirà la manifestazione. Si mormora che siano stati i fascisti o almeno così fanno trapelare voci dalla questura. Il giorno del corteo c’è un dispiegamento di forze incredibile: ci sono i vigili, la polizia provinciale, i carabinieri, la polizia, la finanza, la guardia costiera e persino le guardie ecozoofile! Vengono fatti controlli di documenti nel mucchio senza nessuna specifica motivazione. Ovviamente non c’è nessun fermo, non ce ne sarebbe motivo, ma ogni movimento viene controllato, ogni strada secondaria presidiata in maniera vistosa. Purtroppo in mezzo a questo delirio securitario, arrivati alla fine del corteo, in una piazza allestita con un palco per i concerti e gli interventi delle varie associazioni, centri sociali e singoli, Nisticò ha un infarto. Aveva appena finito di parlare. Sembra incredibile, ma il prefetto e gli altri funzionari del disordine, non hanno pensato a tenere un’ambulanza sul posto. Infatti il mezzo era stato mandato via. Quando s’è chiamata l’ambulanza dal palco ci si è accorti che non c’era più. Subito è stato chiamato il 118. Intanto si è chiesto alla polizia di mettere a disposizione il loro mezzo di soccorso che non aveva neanche la bombola di ossigeno. Dopo un po’ di titubanza dei funzionari, con conseguente tensione crescente, Nisticò viene portato via, purtroppo morirà poco dopo. Dall’infarto alla partenza del mezzo della polizia sono passati circa quaranta minuti. Se fossi il prefetto ed il responsabile dell’ asl competente, mi sentirei sulla coscienza un morto. L’ennesimo caso di malasanità ed organizzazione cialtrona dell’ordine pubblico. La gente nella piazza si scalda moltissimo, non si può vedere morire una persona così! La polizia per tutta risposta infila caschi, imbraccia scudi e manganelli e si prepara ad una carica. Bel modo di tenere l’ordine dopo quello che è successo. Per fortuna l’intelligenza ed il senso di responsabilità dei compagni in piazza prevale sulla rabbia. La manifestazione viene sospesa, non appena la gente comincia ad andare via, in modo da evitare altri problemi. Una giornata che era iniziata bene, nonostante la pioggia, finisce con l’amaro in bocca. Vorrei chiudere con le parole del comunicato delle ‘compagne e dei compagni dell’ Unical’: “…Franco era questo: un Compagno! Non era semplicemente come molti giornali scrivono: un esponente del “Comitato per l’SS 106″. Battersi per l’ammodernamento della “statale della morte” è stata solo l’ultima parte del suo lungo percorso di lotte. Franco era un antirazzista, uno di quelli che tra i primi, sia come cittadino che come sindaco, si è battuto per l’integrazione della comunità kurda a Badolato, ha accolto ed aiutato chi era in difficoltà, consapevole che la solidarietà umana non può essere subordinata ad un permesso di soggiorno. È stato un sindacalista attivo nelle lotte per il lavoro e la dignità della nostra gente. Uno di quelli che non si tira mai indietro, uno di quelli convinti che siamo noi a scrivere la nostra storia nelle piazze e nelle strade, con le nostre mani e le nostre menti. Uno di quelli abituati ad urlare la propria degna rabbia. Franco Nisticò è stato e sarà sempre uno di noi!”
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