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Battisti ed i reduci del terrorismo

December 3rd, 2009
Premetto che molte delle cose che scrivo in questo articolo sono, brutalmente, riprese da Carmilla on line. Uno dei tanti trucchi, per parlare d’altro, del governo Berlusconi è il così detto ‘caso Battisti’. Cesare Battisti era un portiere, non di calcio, ma di uno stabile. Non era un intellettuale, come Renato Curcio o altri ex combattenti armati. Viene arrestato nel 1979, riesce a fuggire (si dice con l’aiuto di Gianmaria Volonté) e rimane fuori dall’Italia per molti anni. Diventa un apprezzato scrittore, ma su di lui pende la scure del temibile Franco Frattini, ministro degli esteri italiano che non ha niente di meglio da fare che incarognirisi sulla sua estradizione. Gli italiani sono in guerra in Afghanistan, Iraq e sono presenti in Libano, dopo il vergognoso attacco di Israele al paese dei cedri. C’è la questione climatica. Ci sono in corso trattative per ridurre le emissioni di co2 e salvare il pianeta. Frattini, però, preferisce dedicare il suo tempo ad insultarsi con alcuni ministri brasiliani. E’ seccante, ripetersi, ma non dimentichiamo che questi tizi sono gli eredi del “Me ne frego!”. Battisti è accusato di un omicidio che non ha commesso. Il 16 febbraio 1979, venne ucciso il gioielliere Luigi Pietro Torregiani. Costui aveva sparato, uccidendolo, Orazio Daidone: uno dei due rapinatori che avevano preso d’assalto il ristorante Il Transatlantico. Un cliente, Vincenzo Consoli, morì nella sparatoria, un altro rimase ferito. Torregiani venne ucciso come monito a tutti quelli che cercavano di farsi giustizia da soli. Non si può sorvolare sul fatto che, il gioielliere, si sia messo a sparare in mezzo alla sala affollata di un ristorante perché erano state rubate qualche collanina ed un po’ di soldi, provocando, di fatto, la reazione dei rapinatori. Battisti non faceva parte del commando che uccise Torregiani. Gli esecutori dell’omicidio (Sebastiano Masala, Sante Fatone, Gabriele Grimaldi e Giuseppe Memeo) furono catturati poco tempo dopo l’agguato, e hanno scontato le condanne inflittegli. Pare che le testimonianze che accusano l’ ‘ex-terrorista’ (?) siano state estorte con la forza e la violenza da parte delle forze dell’ordine. Metodi usuali, quando  i funzionari dello stato, vogliono ottenere qualcosa, sia pure il semplice dileggio della persona. Perché continuare a cercare di portare in carcere Battisti? In molte trasmissioni televisivi si vede un signore sulla sedia a rotelle che ne chiede l’immediata estradizione: deve pagare per quello che ha fatto. Il signore in carrozzina è Alberto Torregiani, figliastro del gioielliere. Vedendolo, subito, si penserà che è rimasto ferito da Battisti o dagli altri componenti del gruppo di fuoco. Nessuno cerca mai di chiarire come quel tizio sia rimasto colpito. La realtà, come sempre, è più cruda della fantasia: è stato il padre di Alberto a ferirlo e condannarlo per sempre a rimanere su una sedia a rotelle. Luigi Pietro Torregiani era un uomo dal grilletto facile, una specie di Maurizio Merli de noantri., neanche un Callaghan. Battisti viene anche accusato di essere uno dei mandanti dell’omicidio e l’organizzatore dell’attentato. In realtà, il gruppo di cui Battisti faceva parte (Proletari Armati per il Comunismo) era composto da circa sessanta militanti e lui era uno fra i tanti e, come dicevo prima, non essendo un intellettuale ed anzi venendo da piccoli furti e rapine, non faceva parte del direttivo dei PAC. PAC è una delle svariate sigle degli anni ’70, distanti anni luce dall’ideologia delle Brigate Rosse (basta leggere la storia e guardare meno tv). Un gruppo che non può, dunque, essere legate alle attuali B.R.. Allora perché continuare ad insistere con la richiesta di estradizione? Penso che non ci sia un reale motivo, se non quello di parlare d’altro e, per alcuni, di semplice vendetta. Anche perchè, chi ci governa adesso, è stato protagonista diretto di quegli anni, dalla parte dei fascisti: quelli che hanno messo le bombe a piazza Fontana o alla stazione di Bologna. Quelli che probabilmente in alcuni casi le hanno sonoramente prese dai compagni e forse adesso sono pervasi da un senso di rivalsa. Fa venire una rabbia indescrivibile sapere che nessuno dei vari assassini fascisti (due parole troppo spesso inscindibili), esecutori delle stragi, sia stato inseguito con lo stesso accanimento che è toccato a Cesare Battisti. Non mi risulta che si stia facendo la guerra al Giappone per mettere in galera Delfo Zorzi, condannato all’ergastolo nel 2001 per la strage di Piazza Fontana, di cui ricorre il 40° anniversario il 12 dicembre (si può dire o siamo dei pericolosi sovversivi?). Zorzi vive tranquillamente nel paese del sol levante (o dell’avvenir?), produce borse ed è proprietario della catena di negozi, Oxus, che vende anche in Italia senza che nessuno abbia fatto chiudere questi esercizi. Non mi pare che Frattini, si sia speso per far rientrare un pericoloso stragista insultando il ministro degli esteri giapponese. Comunque, se sei un stragista fascista puoi circolare liberamente nel nostro paese che è quello di Cesare Beccaria, ma anche del ‘recidivo’ codice Rocco. Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti, tra gli esecutori della strage alla stazione di Bologna, sono liberi, girano per le nostre città tranquillamente. Quel ‘fine pena mai’ scritto sui loro fascicoli giudiziari rimanie solo su carta. La strage di Bologna del 2 agosto del 1980 fece 85 morti! Ottantacinque! La Mambro è stata riconosciuta colpevole di 95 omicidi! Ripeto: novantacinque! Sottolineo che questi sono solo gli esecutori di un disegno autoritario fascista portato avanti dai neofascisti e dallo Stato, già, perché i mandanti non hanno fatto mai un giorno di galera e non sappiamo neanche con certezza chi effettivamente siano. Ma allora di che stiamo parlando?
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