Laurito: se c’è la frana la discarica non si fa

Posted under Articoli,Local news,Video by mall on Tuesday 3 April 2012 at 3:59 pm

Laurito, dicembre 2011 Nel luglio 2011 il Presidente della regione Campania,Caldoro, nomina il Prefetto Vardè Commissario straordinario per risolvere la questione rifiuti nella provincia di Salerno. Vengono individuati 4 siti, di cui uno nella zona Rizzoli di Laurito.
L’area si trova ad 1 km dal confine del Parco Nazionale del Cilento e Valle del Diano, parco protetto riconosciuto come bene Unesco. La zona scelta, oltre a trovarsi nel pieno della macchia mediterranea, è ad 1,5 km dalla zona ZPS(zona a protezione speciale) del fiume Mingardo.
I cittadini, il comitato ” cilento oltre il rifiuto” e l’amministrazione locale esprimono la loro contrareità, lamentando la mancanza di comunicazione riguardo le procedure di individuazione del sito e dei primi carotaggi del terreno avvenuti all’insaputa di tutti. L’inchiesta parte dalle differenti analisi che riguardano l’idoneità del terreno su cui dovrebbe sorgere la discarica…su una zona soggetta a frana..

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scaricalo da qui qui


SECONDO FESTIVAL ANTIFA BOSNIA 2011

Posted under Articoli,balcani,Global news by mafalda on Friday 9 September 2011 at 2:07 pm

Kosta Abraševic era un poeta macedone della fine del secolo XIX di padre serbo e madre greca. La sua poesia divenne molto apprezzata fra le classi operaie e proletarie dell’ex-Jugoslavia per i contenuti rivoluzionari e socialisti in lotta contro le classi dirigenti e privilegiate.
Dal poeta, che morì alla giovane età di 19 anni, prendono il nome diverse associazioni artistico-culturali della Serbia e Bosnia-Herzegovina tra le quali l’OKC Abraševic di Mostar, centro culturale giovanile e sede di incontri di realtà politiche non governative che promuovono arti e attività rivolte allo sviluppo dell’integrazione interculturale.
Dopo essere rimasto chiuso per quasi 10 anni il centro, situato esattamente sulla linea del fronte su cui fino a 16 anni fa si battevano soldati croati e bosniaci, venne restituito alla città nel 2003 grazie all’impegno di gruppi non governativi e associazioni giovanili indipendenti che inizialmente ruotavano attorno al MIF (Mostar Intercultural Festival).
Dopo 12 ore di viaggio attraverso la bellissima costa croata, colorata da svariati ritratti di famosi fascisti nazionali responsabili di massacri etnici ed ora abitanti del carcere internazionale di Den Haag, arriviamo finalmente a Mostar, la città conosciuta per i bombardamenti degli eserciti croati contro quelli musulmani ed il ponte che segna la divisione, sempre attuale, tra due etnie.
Anno dopo anno i segni della guerra vengono lavati via da un’imperante capitalismo ed apertura verso l’occidente del consumo e delle multinazionali che, però, non sa trovare rimedio ad un tasso di disoccupazione pari al 60%. Qui, mentre le facciate dei palazzi vengono ricostruite, fiorisce la corruzione, la miseria e proliferano idee nazionaliste. Qui, mentre la città si riavvicina al suo fasto antico, vengono demoliti multiculturalismo e pacifica connivenza di tre religioni, un tempo simbolo dello splendore di questa terra.
Su questo tappeto intrecciato di contrasti alcuni abitanti della città formano una resistenza culturale e l’OKC Abraševic pare una piccola isola di libertà, come nella serie a fumetti il villaggio gallico di Asterix e Obelix.
In Bosnia ogni momento è buono per gustare della Pita agli spinaci servita con jogurt o turca caffa (caffè turco) e già dai primi momenti a tavola con un amico che vive a Mostar da dopo la guerra, emerge la difficile situazione per i giovani del posto. Indossare la maglietta Antifa o dimostrarsi attivi contro le discriminazioni etniche qui può essere difficoltoso, può causare problemi ed essere gay apertamente può costare parecchio.
Quest’anno a Mostar si commemorano i 70 anni della resistenza antifascista. Nel 1941 la città contava una popolazione di 18.000 abitanti e di questi, 6000 aderirono al movimento e si unirono per la rivolta. Diversamente da ogni altro posto anche le classi più danarose facevano parte del movimento antifascista e si occupavano di nascondere partigiani, munizioni, armi, comprare medicine e invitare i cittadini alla mobilitazione partigiana raggiungendo casa dopo casa.
Grande importanza per il movimento assunse anche la squadra di calcio della città, composta da socialisti e operai ed in grado di coinvolgere un gran numero di appassionati. Molti dei suoi tifosi, nel 1936, combattevano in Spagna con le Brigate Internazionali e nel 1939 durante una partita di calcio fra il club di Mostar ed un altro di operai montenegrini i giocatori e i tifosi si organizzarono in una protesta contro il re iugoslavo e moltissimi, dopo gli scontri, finirono arrestati. Nel 1941, anno dell’insurrezione antifascista, 77 di questi giocatori morirono come partigiani.
Oggi la popolazione è ancora in larga parte antifascista, ma non può liberamente manifestarlo perché se nella II guerra mondiale l’Ustaća perse contro i partigiani, nell’ultima guerra accadde il contrario. Oggi lo spirito dominante nella società balcana è basato sul fondamentalismo religioso ed il nazionalismo e chi vuole lavorare deve dimostrare una specifica appartenenza politica. “Come fanno i partiti politici a vincere le elezioni?” ci chiede Robi invitandoci a riflettere, “nessun partito ha un vero programma eppure si scambiano favori fra i partiti politici e i leader aziendali: voti per lavoro. Quando chiede lavoro la gente sa esattamente a quale partito deve dimostrare di appartenere”.
La due giorni antifascista della città di Mostar, che anche quest’anno si tiene all’OKC Abraševic diviene luogo di incontri, proiezioni e discussioni storico-filosofico- politiche in un contesto intellettuale ed estremamente internazionale. Sono presenti infatti al meeting rappresentanti di tutti i balcani: croati di Pula, Rieka, Zagreb, serbi di Novisad, Belgrado e Zrenjanin, bosniaci di Sarajevo, Bihać, Jablanica, Vakuf assieme a tedeschi di Berlino (ALB-Antifaschistische Linke Berlin), belgi, messicani, italiani e austriaci.
Uno dei laboratori del festival, tenuto da attivisti del Circolo Anarchico Berneri e dello Spazio Pubblico Autogestito XM24 di Bologna riguarda la serigrafia. Va ricordato che i partigiani che tenevano questa parte di Bosnia sotto controllo riuscirono a nascondere fino alla fine della seconda guerra mondiale una stamperia di giornali periodici e volantini che poi segretamente entravano nelle case di quasi ogni cittadino.
Ulteriore contributo italiano al festival viene dai collettivi di mediattivisti indipendenti Teleimmagini e Insutv i quali hanno presentato i loro ultimi progetti, realizzati in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai paesi del Nord Africa e allo stato di emergenza umanitaria decretato dal Governo Italiano il 12 febbraio 2011.
Anarchici, comunisti, socialisti, marxisti, leninisti, autonomi, anarco-vegan, tifosi antifascisti insieme per trovare un denominatore comune e sviluppare un metodo per combattere il fascismo, nazionalismo e fondamentalismo e chiaramente per connettersi meglio, diffondere informazione ed ispirare i più giovani dell’ex Yugoslavia, oggi pochissimo coinvolti nella vita politica perché alienati dai processi di ricostruzione
L’evento si conclude sulle note di frastornante musica punk di band croate serbe e bosniache le quali, assieme a tutti i partecipanti hanno contribuito a mettere i semi della resistenza in un paese che al momento pare molto lontano dalla speranza di una vita in libertà.
Hvala!FLYER


La Fabbrica dei Clandestini-da Manduria a Ventimiglia 2011

Posted under Immigrazione,Local news,Projects by mafalda on Wednesday 8 June 2011 at 1:26 pm

5-6 giugno 2011

Sole, caldo, ombrelloni aperti e bagnanti a spasso sul lungomare; ma non come al solito quest’anno. Il turismo
infatti, nella bella località ligure, è diminuito da quando neanche 200 migranti, provenienti dalla Tunisia, abitano qui in attesa (e con la speranza) di poter migrare in Francia o altrove in Europa.

Una fioraia al mercato ci tiene a precisare che la presenza di turisti non è diminuita per la presenza dei tunisini, ma perché i giornalisti hanno fatto diventare Ventimiglia come Lampedusa, pur non essendo minimamente vero.
Ieri, come già annunciato, la stazione è stata sgomberata definitivamente e il centro di accoglienza chiuso per essere restituito alle ferrovie italiane. Il tutto senza intoppi. I ragazzi si sono auto organizzati e hanno proposto alla regione delle liste per la “distribuzione” nei centri di accoglienza individuati. Naturalmente gestiti dalla Croce Rossa e dalla Protezione Civile.

E’ passato un mese da quando alcuni politici della regione, tra cui Enrico Vesco, (assessore alle Politiche attive del
lavoro e dell’occupazione, con delega alle politiche dell’immigrazione e dell’emigrazione), annunciarono la fine dello sciopero della fame, che durava da 4 giorni, e si assunsero l’impegno ad elaborare una soluzione di alloggio e lavoro. Da allora la Protezione civile, la Croce rossa, l’Arci e due portavoce dei migranti tunisini a Ventimiglia, Maher e
Jamhel, si sono incontrati quasi ogni giorno per stilare una lista dei 167 tunisini presenti a Ventimiglia ed elaborare un piano di dislocamento fra i vari centri di accoglienza di Torino, Genova e Savona. In questi centri resteranno per una settimana circa (o almeno questo è il piano accordato) per poi essere dislocati in realtà più piccole come Albenga, unico centro dato per certo anche dal Presidente provinciale della Croce Rossa Vincenzo Palmero.

La speranza che cogliamo nelle testimonianze dei cittadini  è che questo restituirà la stazione, la spiaggia e il giardino pubblico ai ventimigliesi in parte infastiditi da questa presenza.

Giorni e giorni di discussioni per permettere che dai centri di accoglienza più grandi si riescano a distribuire le persone in unità di accoglienza più piccole senza precludere la possibilità ad amici e parenti di restare insieme.
L’ultima notte sono in 30 gli uomini che ancora dormono alla stazione, quelli che nonostante il centro di accoglienza trovano qui più libertà. C’è chi racconta che sia all’ingresso che all’uscita vengono  perquisiti per trovare droga, armi o chissà che altro. A uno dei ragazzi hanno aperto la suola della scarpa, dopo averlo tenuto nudo per mezzora,  per verificare che non ci fosse nulla nascosto dentro. Dal giorno dopo ha deciso di ritornare a dormire sul pavimento della stazione. Sporco, scomodo, ma pur sempre libero.

Ospiti della stazione sono anche una famiglia di africani,  clandestini ovviamente, che cercano la loro via per la Francia con la speranza di ottenere l’asilo politico. Da domani di sicuro si vedranno meno tunisini in giro a Ventimiglia, ma non sarà certo la fine dei problemi d’immigrazione di questa città di frontiera di estrema destra in cui, anche per tenersi
un lavoro alle poste, è meglio tacere la propria filosofia politica se in contrasto con la maggioranza. Si parla tanto di omertà tipica del sud Italia, eppure a Ventimiglia c’è chi non rilascia interviste davanti ad una telecamera perché li governa il PDL ed esprimere una diversa opinione significa perdere il lavoro e il rispetto dei concittadini.

Tra i tunisini che si sono occupati delle trattative con le autorità ci sono Jamhel e Maher. Il primo portavoce della protesta e impegnato nella  contrattazione che ha permesso questa soluzione temporanea, un uomo di circa 55 anni che per 12 ha vissuto e lavorato in Francia da clandestino e che, stanco di vivere da emarginato,  è ritornato in Tunisia nella speranza di poter creare nel suo paese un’esistenza dignitosa. Poi la rivoluzione e la crisi economica. La possibilità di provare nuovamente, assieme a tanti connazionali, a rientrare in Francia attraverso l’Italia con un “permesso di soggiorno” che si rivelerà “inutile”.

Maher, 26 anni, parla correntemente 5 lingue, ex atleta agonista, diplomato e qualificato, intraprendente e colto, con una forte volontà di trovare delle migliori possibilità nella vita per se e quelli che condividono le stesse problematiche. Anche lui è stato un personaggio importante di questa contrattazione. Insieme a Jamhel ha scritto la lista, includendo anche chi, alla fine non è potuto partire perché il permesso non l’ha avuto. Quando il 6 giugno il primo pullman ha lasciato Ventimiglia per Torino, Maher e Jamhel sono partiti per il Lussemburgo, sfidando la fortuna alla frontiera, per recarsi ad un incontro con i parlamentari europei in cui si discuterà di una soluzione a questo “problema”. Questo “problema” fatto di persone la cui dignità è stata nuovamente calpestata nel momento in cui hanno toccato la terra della libertà, l’Italia, rischiando la vita per mare per poi essere rinchiusi, raggruppati, sfamati e accuditi come fossero incapaci di badare a se stessi. Derisi e respinti alle frontiere, impossibilitati dalle istituzioni a trovare un lavoro regolare. Oggetto di maltrattamenti e ingiuste detenzioni in Francia, dove i permessi italiani vengono strappati in faccia ai ragazzi tunisini, dove il razzismo sembra aver vinto su tutto.

Quello che viviamo ogni volta che siamo in mezzo agli uomini di questo popolo è una cultura del rispetto e della dignità forte come la nostra, per moltissimi valori accomunabile, per altri anche superiore. Certo è semplice farsi prendere dal pregiudizio davanti ad un uomo che non può farsi la doccia da un mese, che non sa cosa sarà della sua vita, che nonostante riceva “amorevolmente” cibo e vestiti non possa incamminarsi liberamente verso il futuro che ha sognato, il futuro che noi gli abbiamo mostrato attraverso televisioni e turismo sfrenato. Il futuro che ora gli neghiamo.

Dall’altra parte c’è ancora una Tunisia che ci spera, che confida nelle parole dei politici: da giorni infatti i media tunisini passano la notizia di un accordo fra le istituzioni italiane e quelle tunisine, accordo che prevedrebbe l’assegnazione di un permesso di soggiorno valevole per due anni per circa 3000 persone. Rimane il fatto che le altre 3000 persone in possesso di permesso temporaneo  verranno rimpatriate allo scadere dello stesso , salvo che l’incontro di questi giorni tra parlamentari europei e tunisini porti davvero alla formulazione di una soluzione concreta, stavolta europea e condivisa. Alla fine di tutto partiamo con una frase ripetuta nelle orecchie … “Moi, je veux rester en Italie, la France c’est raciste….”.E noi?

 

18 maggio 2011, Ventimiglia.
Il portavoce dei migranti di nazionalità tunisina alla stazione di Ventimiglia è Jamel, anch’esso tunisino, in Italia da 10 anni, con un passato da clandestino ed oggi in contatto con Arci, politici, digos, ex digos e varie associazioni e gruppi, italiani e francesi presenti in loco.
Questa mattina è avvenuto un incontro fra gli occupanti la stazione e questo Jamel.
Dalla nostra fonte, M., 26 anni, tunisino occupante della stazione de più di un mese, risulta che sia stata confermata la reale presenza di centri di accoglienza atti a contenere tutti i 200 tunisini, ma finora non vengono indicate né tempistiche né modalità di inserimento.
Le promesse sono rivolte anche alla possibilità di inserimento nel mondo del lavoro grazie a speciali accordi intercorsi fra lo stato Italiano e quello Tunisino; allo stesso tempo continuano ad essere proposte facilitazioni per tutti quelli che desiderino rientrare nella loro patria.
Dei 200 occupanti ogni sera circa 150 vengono portati con bus della croce rossa in un centro di accoglienza vicino a Ventimiglia, e la mattina riportati in stazione. Gli altri 50 restano in stazione anche per la notte.
Nella pratica, sostiene M., non è più possibile lasciare la stazione per recarsi ai giardini o alla spiaggia, se si vogliono evitare continue sollecitazioni da parte della polizia a rientrare alla stazione.

17 maggio 2011, Ventimiglia .
Lo scenario è ancora la stazione, da più di un mese luogo di accoglienza precaria per le centinaia di immigrati tunisini ancora speranzosi di oltrepassare il confine con la Francia.
Dopo che gli assessori alle politiche d’immigrazione e del lavoro della regione Lombardia avevano promesso di risolvere la questione alloggi per tutti i Tunisini che vivono e dormono in stazione, in 10 giorni a partire dall’8 maggio 2011, nella realtà le pratiche di svuotamento della stazione si stanno svolgendo del tutto differentemente dalle promesse fatte.
Il numero delle persone occupanti l’area bagagli a mano della stazione è in costante crescita e con loro le forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Se è vero che i migranti in questa sala devono dormirci, mangiarci e cambiarcisi allora è anche naturale che sia il posto dove spendono tutta la loro giornata, ma non è altrettanto naturale la pretesa della polizia che non si alzi mai la voce e che tutti si adeguino ad un comportamento pubblico, quando questo luogo pubblico per qualcuno da un mese mezzo è una camera da letto.
Immediatamente dopo le promesse dell’Ass. Enrico Vesco che durante la conferenza stampa di domenica 8 maggio 2011 disse chiaramente: “siamo qui per soddisfare le vostre aspettative ed il governo Italiano deve fare di più” e “diamo accoglienza dignitosa a chi vuole stare qua e come è stato fatto a Genova, troveremo per voi u posto in accoglienza” partì una ordinanza del sindaco di Ventimiglia per liberare la stazione dai suoi ospiti.
Di fatto Venerdì 13 notte le autorità, dopo aver tentato di sgomberare la stazione alle 3.30 del mattino, con la scusa di dover pulire l’area, hanno proceduto all’arresto di 10 migranti, processati per direttissima il giorno seguente. Il processo si è concluso con un patteggiamento per una pena di 8 mesi di reclusione. La pena è stata sospesa condizionalmente e il permesso temporaneo di soggiorno è stato revocato, con conseguente atto di espulsione. Tale espulsione è di tipo amministrativo ricorribile entro 60 giorni al Tribunale Amministrativo Regionale.
Tutte le promesse, oggi, paiono un tentativo ben riuscito di far cessare lo sciopero della fame agli 80 tunisini in quei giorni occupanti la stazione e la spiaggia della ridente e assolata Ventimiglia, onde evitare che sempre più persone dovessero essere soccorse dalla croce rossa in seguito a malori e di dare troppa eco alla voce di questi migranti, non ritenuti in stato di emergenza da nessuno stato in Europa.
Di contro le autorità si sono ben ed efficacemente adoperate per garantire il rientro in patri di 26 tunisini, garantendo una totale copertura delle spese di viaggio, vitto, vestiario e 200 euro per ogni sorta di imprevisto.
Di fatto esiste un’associazione italo francese di 30 cittadini chiamata “collettive de la valleè de la Roya” che si occupa di assistenza a questo gruppo di migranti dispensando cibo, coperte, supporto morale che in parte collabora con un collettivo di Dolce Acqua chiamato insurreale.
Ciò che vorremmo evidenziare è la mancanza di un costante ed organizzato supporto legale e politico, di forme di protesta nazionali per dare rilievo alla situazione ed un margine di risonanza più ampio alla situazione ed una opposizione alle dinamiche di confini territoriali sia per quel che riguarda il caso di Ventimiglia che in generale sul territorio nazionale.
Denunciamo lo stato di incertezza in cui queste persone vengono tenute da lungo tempo e vorremmo promuovere una politica di inclusione in cui ci siano piani e risposte serie e non vaghe promesse.
teleimmagini+sara

da non perdere berlusconi che invita i tunisini a venire in italia per avere una vita migliore
http://www.youtube.com/watch?v=UkmsUUIuulc

 

6 maggio 2011, Ventimiglia
Anche qui, come a Manduria, trovo il caos. Ognuno sa una cosa diversa ed ha avuto una esperienza diversa. Quando siamo arrivati il gruppo di tunisini al momento in città (circa 250) era diviso fra la stazione e la spiaggia.
Gia da 3 giorni era in atto uno scipperò della fame (partecipato non da tutti) e visto che i giornalisti hanno strumentalizzato la parte di loro che non vi partecipava per screditare la valenza di tale azione, chi invece voleva rivendicare dei diritti e lo sciopero stesso, si era spostato in un accampamento costruito sulla spiaggia. Le ragioni di questo sciopero, non erano solo relative alla possibilità di prendere il treno per un paese Europeo ma piuttosto la possibilità di rendere il documento da loro in possesso un possibile permesso di lavoro. All’oggi, tale permesso di soggiorno per diritti umanitari può essere convertito in permesso di lavoro solo in Italia ed in pratica la Francia ha fatto partire delle ricerche nelle case dei tunisini per verificare se vi sono alcuni di quelli in possesso del permesso di sogg. in questione con conseguenti arresti.
Dopo poche ore di occupazione della spiaggia un cospicuo gruppo di forze dell’ordine ha sgomberato l’accampamento con la minaccia di ripercussioni sul permesso di soggiorno e la promessa di riavere i materassi alla notte in stazione (promessa mai mantenuta), per garantire un minimo di dignità a chi ha bisogno di un posto x dormire e vuole continuare lo sciopero della fame.
Durante la notte, un ragazzo viene portato via dall’ambulanza a seguito di un malore causato dai giorni di digiuno.
http://www.riviera24.it/articoli/2011/05/07/109167/emergenza-profughi-sg…

7 maggio 2011
Nella mattinata viene indetta una conferenza stampa, organizzata dall’arci e dal coordinamento antirazzista imperese durante la quale Enrico Vesco (ass. politiche di lavoro e immigrazione regione Liguria) in primis rilascia una serie di promesse che fanno terminare lo sciopero della fame, quali che verranno distribuiti entro 10 giorni tutti gli occupanti della stazione all’interno di centri più o meno grandi di accoglienza dove si potrà trovare un corso di italiano ed un aiuto a trovare lavoro.
Saranno presenti anche Giancarlo Manti e Conti Giacomo della ed. della sinistra.
Per non risparmiare false promesse viene aggiunto che saranno organizzati pullman per chi ancora vuole andare in Francia, accompagnati da giornalisti con l’intento di far passare la frontiera a chi lo desidera.
Di fatto appena i giornalisti lasciano la conferenza stringiamo Vesco in un angolo, che subito si sbottona e confessa che non esiste ancora nessun tipo di accordo in materia e che le trattative con la regione devono ancora essere tutte intavolate.
la mia idea su questa vicenda è che fra i giovani tunisini che ho incontrato a ventimiglia ben pochi godevano di cultura politico-istituzionale e ancora meno avevano una idea chiara della loro posizione legale in italia. Di fatto sono stati manovrati da accordi intercosi fra Famà,del coordinamento antirazzista imperiese ed un certo Jahmal, di origine tunisine, da molti anni in Italia, con percorsi da clandestino, scelto come portavoce del gruppo di tunisini ma che in realtà non ha mai interpellato il gruppo per capirne la volontà e le intenzioni.

http://arciliguria.it/2011/05/07/ventimiglia-arrivano-le-rassicurazioni-…

Durante la giornata segue una assemblea alla quale partecipano gli attivisti di ventimigli e Torino, alcune associazioni francesi, i tunisini e dei cittadini italiani dalla quale emergono dei dettagli sui centri di accoglienza:
non sarà possibile per nessuno sciegliere con chi essere alloggiato, anche se ci sono gradi di parentela
non sarà possibile lasciare il centro per più di 2 giorni senza indicare dove si va e con chi se non si vuole essere ricercati

9 maggio 2011
Nella notte, verso le 3 la stazione viene totalmente sgomberata e vengono fatti degli arresti.
Molti  sono dispersi e gli altri restano x ora a dormire in spiaggia non ho trovato pubblicato nessun articolo in proposito
Durante il giorno un’associazione locale ha raccolto i nomi di quelli rimasti x collocarli nei centri di accoglienza come dichiarato alla conferenza stampa.
A rimini dallo sprar ed un assessore alle politiche migrazione di riccione mi dicono che a quelli dei tunisini che vengono alloggiati nei centri caritas e protezione civile viene convertito il permesso di soggiorno in un permesso di non lavoro estendibile fino a dicembre. Incredibile vero???
Ogni ospite costa 50 euro al giorno e non potrà mai lavorare. Per assurdo pare che l’unica soluzione per avere un futura sia essere un clandestino. Infatti si discuteva l’idea di far partire una denuncia su questa situazione degli alloggi che deve però estendersi al nazionale e non può rimanere locale per avere una certa eco.Mercoledì sera se ne discute a Rimini
Un privato può ospitare un migrante tunisino con questo permesso per diritti umanitari, ovviamente previa denuncia alle autorità.

 

21, 22, 23 aprile 2011 contrada Tripoli, s.s. Oria-Manduria
Il campo di contrada Tripoli, sulla Manduria Oria, in questo mese luogo di accoglienza i migranti della tunisia è gestito da due coperative che si occupano di progetti di accoglienza per migranti, la Connecting People e la Nuvola.
La questione emergenziale, anche qui come per i terremoti, viene gestita senza gara d’ apalto e di sub-appalto e di fatto in 2 giorni hanno costruito un campo da 2 milioni di euro, con 500 tende, atto ad accogliere 4200 persone (quando la convenzione è per 2000 persone), identico a quello dell’Aquila. Costa 45.00e. al giorno per il vitto degli utenti e viene servita 2 volte al giorno pasta al sugo.
Non è chiara la valenza giuridica di questo campo, in quanto non è un CIE e non è un CARA per definizione e forma, i ragazzi possono entrare ed uscire liberamente e non sono profughi. Se in possesso della cifra di 30 euro possono ottenere un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie valido 6 mesi che gli permette di muoversi liberamente in tutta Europa.
La magior parte di loro vuole andare in Francia o Germania, dove hanno parenti o contatti, moltissimi sono scappati, o meglio semplicemente usciti dal campo per vie secondarie, palesemente sotto gli occhi delle forze dell’ordine e della protezione civile,ma appena si è diffusa la voce che era possibile ottenere facilemnte un documento, tutti sono tornati.
Attraverso un mediatore colturale che lavora all’interno del campo, ho saputo che legalmente non è prevista questa clausola dei 30 euro e da oggi, per accellerare l’uscita degli ultimi 600 sono stati rilasciati documenti indipendentemente dai soldi.
Fin’ora per diverse settimana i cittadini dei paesi limitrofi e della puglia in generale si sono operati a risolvere molte difficoltà degli stranieri, come fare da prestanome e aiuto per ritirare i soldi mandati dalle famiglie alle varie western union.
3 giorni fa all’interno del campo gli immigrati erano 1700 e ogni giorno partono diversi pulman per destinazioni non ben chiarite. In alcuni momenti, per alcuni giorni sembrava che prendere l’autobus fosse un’altra condizione essenziale per avere il permesso. Da ieri i ragazzi se ne potevanoandavano alcuni a piedi, altri con gli amici locali fatti durante la permanenza al campo, altri col bus. Quindi ogni giorno o ogni 12 ore le regole paiono mutare.
La volontà quindi, dopo il mega investimento per la costruzione del campo e di svuotarlo totalmente ed in fretta (visto che hanno cominciato a distribuire documenti a tutti), sembra entro lunedì, ciononostante negli ultimi giorni sono state riparate la rete di recinzione e gli impianti idrici.
Le dinamiche all’interno del campo, secondo quanto riportato da un mediatore culturale (Giuseppe) sono le stesse di un carcere o un luogo di detenzione, ed in pratica lo è per chi non ha alcuna risorsa economica.
Da questo, probabilmente dipendono le fughe in massa dei primi del mese (2200 scappati, su 2400 sotto gli occhi dell’inerme ed ancora una volta incompetente polizia, il 1 aprile)
La stampa ufficiale ha calcato la mano sul malcontento dei cittadini di Oria e Manduria, che invece per le testimonianze che ho raccolto io sono sempre stati molto accoglienti e ospitali, portando cibo, amicizia e solidarietà. Le ronde accadute durante la notte di fuga in massa sono rimaste un caso isolato e organizzato da cittadini simpatizzanti x forze di destra.

Le esperienze dei giovani intervistati sono comunque molto simili. Sono partiti carichi di speranze per cercarsi una vita migliore, visto che dopo la rivoluzione anche chi aveva il lavoro si è trovato disoccupato.
Il turismo e l’industria si sono fermati.
Il viaggio è stato tragico per tutti, qualcuno ha visto dei compagni morire in mare di stenti, per giorni senza acqua nè cibo.
Riad non voleva neanche partire, è stato scelto dalla famiglia per trovare un lavoro che li avrebbe aiutati.
“Prima della rivoluzione” -dice- ” avevo un lavoro nel turismo e studiavo e ora sono solo qui da 19 giorni. Siamo come dei clandestini, ma ogni giorno migliora.”
Dali invece è stato fra gli attivisti durante la rivoluzione e passava ogni notte su internet per mesi per diffondere la controinformazione e ha scavalcare i proxy. Prima della rivoluzione, dice, ci siamo uniti e ora non abbiamo più paura di Ben Ali e dell’esercito in strada. Dopo il 20 marzo ero a Lampedusa, e ho lasciato la tunisia perchè non c’erano combiamenti, e non si poteva parlare di politica se si voleva restare vivi. Sono stato in mare 4 gg, senza acqua nè cibo e ho avuto paura di morire. Se tornassi indietro e mi offrissero soldi e lavoro non lo rifarei più il viaggio.
Continua dicendo che vorrebbe stare in politica, ma non in un partito, ma con la gente della rivoluzione, senza soldi, perchè ama la tunisia.
Mohamed, come gli altri ha pagato 2000diram (1000 euro) per imbarcarsi. Ed il viaggio è stato molto pericoloso, con 100 persone su una barca da 6 mt. “Ora provo ad andare a Roma” dice, la “ho degli amici, ma non ho soldi e non so se mi faranno partire e dove dovrò andare. Poi si vedrà.” In passato ero già sbarcato a Malta, ma la polizia lo aveva rimpatriato.
Aberatak è stato 4 giorni nella barca, poi a Lampedusa, poi a Manduria 20 giorni. Racconta anche lui quanto il viaggio fosse stato duro a causa del maltempo. Ringrazia il suo dio di averli fatti arrivare tutti sani e salvi, e anche il ragazzo di 23 anni che ha condotto la barca. La sorella è in Germania, come la compagna. Racconta anche lui della perdita di lavoro seguente la rivoluzione e della generale corsa all’Europa, con l’aspettativa di migliorare le condizioni di vita. Anche lui conferma che gli abitanti del posto sono stati generosi e accoglienti e la sua speranza è di trovare amici e rispetto in Europa.
Francesco (centro sociale di Taranto Cloro Rosso) ci racconta si continua a non capire bene quale sia la destinazione dei ragazzi, soprattutto ora che stanno distribuendo permessi.Chi non ha soldi a sufficienza non può lasciare il campo e si creano molte divisioni interne (la logica del campo è quella di dividere). Per sopperire a questo gli attivisti che ruotano attorno al campo forniscono tutta una serie di servizi che manca alla gestione. L’istituzione abbandona i ragazzi che devono ricercare fra la popolazione risorse alimentari, assistenza giuridica e medica e purtroppo i volontari autonomi sono troppo pochi. Non si conosce il futuro di questo centro; se sarà chiuso e se sarà adibito ad ospitare nuove ondate di migranti, vuoi libici vuoi tunisini. Ogni diritto umano viene violato al campo per condizioni fisiche e psicologiche, alimentando principalmente uno stato di incertezza generale (fra popolazione e utenti del campo). Chi ha i soldi se ne andrà dove ha contatti o vuole andare, gli altri (che non posseggono 30 euro) saranno portati dopo martedì27-4 alle diverse strutture caratis di tutta italia.

Lasciando il campo comunque i problemi non sono finiti, ora bisogna capire come sarà affrontare le frontiere e le diverse polizie. La Francia ha richiesto 30 euro al giorno per ogni giorno di permanenza e fatto il calcolo nessuno avrà 5000 euro in tasca il giorno che passa la frontiera.

Oggni 23 aprile, il campo è quasi vuoto, sono rimasti in 202 tunisini incerti su quello che avverrà. Come già detto questi non hanno soldi e la loro destinazione sarà in mano alle istituzioni.

http://www.youtube.com/watch?v=3-5n5b3NYYE&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=RMxzN-WB_0E

 


Progetto comunicazione Vik2Gaza

Posted under Articoli,Global news,ScuolaPopolare by lsd on Friday 13 May 2011 at 9:47 am

I mediattivisti di Teleimmagini, insieme ad altri attivisti per la Palestina, stanno portando avanti un progetto sulla comunicazione a Gaza. Per seguire la carovana (CO.R.UM.) visitate il sito Vik2Gaza.

L’ idea che ci siamo fatti come attivisti/e dei media che partecipano a questo convoglio è quella di
sviluppare un canale-network comunicativo tra Gaza e il resto del mondo per continuare idealmente il lavoro di Vittorio Arrigoni.

Come fare?
Non andremo ad insegnare, non andremo a regalare soldi o attrezzature perchè rifiutiamo il concetto colonialista di “portare aiuti”.
Piuttosto la nostra idea è quella di condividere saperi, conoscenze, informazioni e attrezzature con i compagni e le compagne di Gaza che già sono attivi nel contesto dei media.

Vorremmo quindi partecipare a questa carovana con due obiettivi chiari:

-Conoscere le realtà locali indipendenti attive sulla comunicazione, identificando luoghi, persone e collettivi con cui portare avanti eventuali progetti futuri.
I progetti che ci siamo immaginati vanno dalla produzione collettiva di video, alla condivisione di saperi e di apporti tecnologici, ma siamo aperti a proposte e idee.

-Realizzare una documentazione collettiva sulla situazione attuale a Gaza e documentare l’esperienza del convoglio “Vik2Gaza”. Questa documentazione ce la immaginiamo fatta con le immagini dei/delle mediattivisti/e che partecipano al convoglio e di quelli/e che incontreremo a Gaza.

Manderemo queste poche righe sia ai/alle compagni/e di Gaza sia alla lista CarovanaPalestina per ricevere
consigli, proposte e adesioni per fissare già ora eventuali incontri a Gaza.

Aspettiamo un vostro feed-back… Buon lavoro a tutti e tutte.


Finalmente a Gaza

Posted under Global news by ginex on Friday 13 May 2011 at 2:12 am

Il sole del Cairo deve ancora finire di sorgere, quando il convoglio restiamo umani comincia a prepararsi per la partenza verso Gaza.
E’ un viaggio, quello che verrà intrapreso, denso di attesa e carico di speranza: c’è la consapevolezza di quanto sia importante attraversare il valico di Rafah in seguito alle rivolte che hanno abbattuto il regime di Mubarak; e c’è la volontà di ricordare Vittorio Arrigoni nella terra stessa per cui ha dato la vita.Il convoglio porterà tra la popolazione palestinese un messaggio da rivolgere a tutto il mondo: la Palestina non è sola, i sogni di Vik sono anche i nostri, la solidarietà verso chi lotta contro oppressione e sfruttamento non conosce frontiere.

Dieci check-point rallentano il cammino, uno in particolare lo costringe ad una sosta di 2 ore e mezza nel deserto del Sinai, vengono poste le questioni di sempre, le stesse riscontrate nei giorni precedenti circa l’impossibilità di oltrepassare Rafah . Questa volta, l’ambasciata italiana “premurosa e zelante” comunica che il convoglio non entrerà mai dentro Gaza ma evidentemente i fatti gli hanno dato torto: noi siamo qui!

Il COnvoglio Restiamo Umani da oggi cammina sui passi di Vittorio, orme chiare, impresse nella terra di Gaza e rimarcate dall’affetto spontaneo dei/delle palestinesi che hanno accolto il nostro arrivo.
Il Co.R.Um assorbe la determinazione, il coraggio e l’estrema umiltà di Vittorio, caratteristiche che riconosciamo nella lunga resistenza della popolazione palestinese.
Per molti di noi è la prima volta che si attraversa la frontiera della Striscia di Gaza, una vittoria per chi non si è mai arreso, via mare e via terra, al categorico Denied Entry: niente da vedere, nessuno da incontrare.
A sottolineare l’importanza storica del momento c’è stato il contagioso entusiasmo dell’accoglienza riservata al convoglio da numerosi palestinesi presenti, che ci hanno accompagnato fino a Gaza City. Una volta sul posto ripercorriamo i luoghi frequentati quotidianamente da Vittorio nella sua lunga permanenza a Gaza, dove ha conosciuto tutti quei compagni e quelle compagne che da oggi conosciamo anche noi.
Sulle note di Bella Ciao, Unadikom e del rap dei Gazawi, le immagini di Vittorio salutano il nostro arrivo;ciao Vik,Palestina libera.

da Vik2Gaza

Altre media che stanno seguento la carovana sono Indymedia Napoli, Radio Onda Rossa, Radio Onda d’urto,


El mais y la cocina

Posted under Messico,Projects,ScuolaPopolare,Video by ironriot on Monday 7 March 2011 at 2:19 pm

Video realizzato nel corso di un workshop della scuola di comunicazione popolare Alberto Grifi nella comunità indigena zapoteca di Santiago Xanica, nella Sierra Sur di Oaxaca, Mexico.


Nomads Marocco, racconti dal Marocco

Posted under Global news,Video by Teleimmagini on Wednesday 9 February 2011 at 11:19 am

NOMADS MAROCCO e’ un viaggio di solidarietà, un’esperienza interculturale, un progetto di cooperazione dal basso che si fonda sui principi della solidarietà, della condivisione dei saperi, del confronto orizzontale.

Potete leggere e guardare le immagini del loro blog a questo indirizzo e seguire il loro cammino.

Consigliamo 2 interessanti produzioni video di NomadsMarocco, uno sul lavoro delle le donne dell’associazione  TAMOUNTE ,  che producono olio di argan  seguendo l’antica tradizione berbera. E l’altro è il loro trailer.


Migración: Tapachula y las iniciativas sociales

Posted under AmericaLatina,Articoli,Video by lsd on Tuesday 8 February 2011 at 10:14 am
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Las rutas de la migración desde Centroamérica atraviesan en su camino a los EEUU un México violento y convulso. Una de sus fronteras terrestres con centroamérica, el puente talismán, sirve como ejemplo de la facilidad para entrar a un país que se ha convertido en una pesadilla para los migrantes que lo atraviesan. Dentro de la pesadiilla todavía quedan “oasis”. Un reportaje sobre las iniciativas sociales que nacen desde la impotencia ante una realidad y aportan la luz y esperanza que nuestros tiempos necesitan.


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