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DALLA BOLIVIA, PER CHI ERA DISTRATTO.2

December 19th, 2008

II. L’importanza degli idrocarburi, la posizione strategica della Bolivia

Le rivolte popolari del nuovo millennio sono state scatenate in primo luogo a causa degli idrocarburi: la Bolivia, fino alla meta’ dell’anno 2008[1] , e’ la seconda in quanto a riserve gasifere del continente.

Con il gas boliviano, viene mantenuta in toto l’industria di Sao Paolo (Brasile) e in parte l’industria argentina, che a sua volta rifornisce di gas il Cile.

Una catena di gasdotti che solo in parte spiega le dipendenze energetiche dei “grandi” del continente, mantenute a spese dello stato boliviano.

Da questo il governo di Morales ha saputo trarre qualche beneficio, ma non quelli promessi: la favola della nazionalizzazione dopo poco tempo si e’ svelata per quello che e’, un semplice cambio di tariffe e contratti.

Numerosi sono gli aspetti ancora non del tutto chiari nei nuovi contratti. Questi sono stati oggetto di numerose critiche, di cui la piu’ fondata e’ l’accusa rivolta al governo di non essersi spinto sufficentemente in la’ nell’assolvere le richieste popolari.

I conti non tornano: iniziando dalla formula rompicapo dei contratti che definisce la percentuale da pagarsi allo Stato Boliviano e che e’ stata ideata da un ex Presidente dell’YPFB (la compagnia nazionale di idrocarburi, Yacimientos Petroliferos Fiscales Bolivianos), Manuel Morales Oliveira.

Cacciato per incapacita’, corruzione e per mancanza dei requisiti necessari per presiedere la carica (problema che era stato comunque risolto con un decreto apposito) le sue qualita’ si potrebbero riassumere nell’essere figlio di un compagno di partito di vecchia data di Evo Morales.

Le cifre di produzione sono state fin dall’inizio del processo altalenanti e imprecise: l’ammontare produttivo dell’intera industria estrattiva e’ pari circa a 40Mm3 (milioni di metri cubi) giornalieri, 31 dei quali sono destinati al Brasile, per compimento del contratto e dei circa 8 che restano, 2.5 Mm3 sono diretti all’Argentina, a cui attualmente spetterebbero invece 7.7Mm3.

I restanti 6 Mm3 sono quindi utilizzati nel mercato interno, altro punto dolente nel discorso della nazionalizzazione[2].

Secondo quello che si prospettava, il mercato interno boliviano avrebbe dovuto avere priorita’ su quelli di esportazione, cosa che e’ stata smentita pubblicamente gia’ nell’Aprile 2007, quando si firmarono i contratti.

Questo dettaglio si riflette sull’economia reale e quotidiana della popolazione: ovunque in Bolivia e’ difficile trovare una “garafa” (bombola) di gas a prezzo imposto, ovvero 22,5 bolivianos (2,5 euro circa).

Inoltre in certi periodi si assiste a una vera e propria scarsita’ che obbliga la gente a fare lunghissime file e/o comprare al mercato nero, cosa comunque per niente facile. A questo va aggiunto l’esistenza del fenomeno del contrabbando: in tutti i Paesi confinanti la bombola di gas costa, nella migliore delle ipotesi, almeno quattro volte di piu’.

Il ministero degli Idrocarburi e il Presidente attuale dell’YPFB continuano a tranquillizzare la popolazione, negando la scarsita’ del gas. Intanto i Prefetti oppositori hanno approfittato della situazione per aizzare proteste contro il Governo per quanto riguarda l’IDH, una percentuale che e’ destinata dai ricavi delle vendite degli idrocarburi ai Dipartimenti[3] .

Referendum revocatorio

Una strategia attuata dal Governo per difendersi dal crescere del potere locale dei Prefetti e’ stata quella di mutuare dal Venezuela il Referendum revocatorio. Nella pratica, si tratta di votare per la conferma o la revoca di determinate autorita’, in questo caso il Presidente della Repubblica e i Prefetti.

Dopo mesi di discussioni, accordi stipulati poi smentiti nella migliore delle tradizioni boliviane, si e’ arrivati a fissare anche dei termini: sarebbe stato revocato chi avrebbe ricevuto piu’ del 50% dei voti contrari UTILI, ovvero “ripulita” la percentuale di voti nulli e bianchi e assenti.

I Prefetti e l’opposizione del Congreso per mesi hanno gridato allo scandalo: che il voto non sarebbe servito o che sarebbe stato comunque incostituzionale. Solo dopo la votazione, che ha confermato Evo Morales come Presidente con quasi il 70% dei voti favorevoli, le acque si sono calmate momentaneamente.

I prefetti sono stati confermati quasi tutti, eccetto due: quello di La Paz, “Pepe” Lucho, che era stato attore di un grave voltafaccia nei confronti del Governo, e quello di Cochabamba, Manfres Reyes Villa, conosciuto per il passato di paramilitare nell’ultimo golpe di Stato del 1980 e per essere stato sconfitto sonoramente nel 2002 alle Presidenziali, sopratutto per le varie frodi di Goni,raccontate e svelate in un famoso documentario della BBC[4] .

Lo scenario successivo e’ stato di leggeri cambiamenti, sopratutto di una fortissima conferma di Evo Morales , anche dove sembrava essersi ormai formata una opposizione invincibile, come nel dipartimento di Santa Cruz.

Ritratto dei prefetti secessionisti.

Leopoldo Fernandez, ex prefetto del Pando

Arrestato per l’accusa di omicidio plurimo e terrorismo.

E’ ritenuto responsabile del Massacro del Porvenir, in cui sono morte circa 20 persone, tutti contadini: a tutt’oggi non e’ possibile avere una cifra esatta per la presenza di numerosi scomparsi.

Dopo l’arresto di Fernandez, la migrazione verso il confinante Brasile e’ notevolmente aumentata: si calcola che circa 900 persone, affiliate in vari modi alla prefettura, si siano auto esiliate.

Il motivo ufficiale sarebbe che “in Bolivia c’e’ la dittatura”.

Ernesto Suarez, prefetto del Beni

Denunciato per aver designato come direttrice del SEDEGES (Servicio Departamental de Gestion Social) sua moglie Ingrid Naneth Aponte Seoane.

Facente parte della stessa opposizione locale, Jorge Melgar e’ stato arrestato ultimamente, accusato di terrorismo per aver organizzato l’assalto all’aereoporto di Riberalta minacciando di morte varie persone per il fatto di stare su un aereo che viaggiava per il Venezuela.

Giornalista, dal proprio spazio televisivo ha ripetutamente invitato Evo Morales e i suoi ministri a non mettere piede nel Beni, pena la fucilazione.

Mario Cossio, prefetto di Tarija

Mario Cossio e’ ritenuto uno degli uomini piu’ corrotti dell’intera nazione.

Provo’ ad arrivare alla presidenza, insieme a Hormando Vaca Diez, dopo la caduta di Carlos Mesa, spostando la sede del Parlamento. L’intento risulto’ inutile, visto che i minatori e i movimenti sociali obbligarono il Congreso ad indire le votazioni, nelle quali risultera’ vincitore con il 54,7% Evo Morales.

Poco prima delle ultime votazioni per il Revocatorio, sono apparsi sui muri di Tarija dei manifesti che mostrano le ultime due proprieta’ conosciute del prefetto: due case del valore di 6 milioni di dollari in tutto.

Mario Cossio e’ stato confermato come Prefetto del Dipartimento di Tarija con il 58% di voti.

Ruben Costas, prefetto di Santa Cruz

Ruben Costas e’ il principale avversario di Evo Morales, avendo ricevuto una percentuale di voti superiore al 60% nella propria regione mentre il Presidente ha ricevuto “soltanto” (aggettivo usato dall’ opposizione e dalla stampa locale, ma anche da parecchi e confusi media europei) il 47% [5].

Pubblicamente rivendica affinita’ politica con la Union Juvenil Cruceñista, una organizzazione paramilitare che ha compiuto vari assalti, alcuni di questi a volto scoperto e in pieno giorno, davanti alle telecamere, a persone del M.A.S. e a semplici cittadini con fisionomia indigena.

Le persone appartenenti a questo gruppo tutt’oggi circolano impunite, alle volte a clacson spiegati sopra auto riadattate con originali motivi grafici.

Sabina Cuellar, recentemente eletta prefetto di Sucre

Faceva parte, prima di cambiare orientamenti politici, della popolazione di analfabeti, poi istruiti grazie al programma “Yo si puedo” del Governo di Evo Morales.

Appare insieme all’opposizione sucrense nel video “Humillados y ofendidos” ( http://video.google.com/videosearch?q=humillados+ofendidos&hl=en&emb=0# ) , che documenta i fatti avvenuti il 24 Maggio dove una manifestazione, in principio composta da studenti poi allargatasi al settore medio della città , ha sequestrato dei contadini, resi ostaggi, denudati, fatti inginocchiare, minacciati di morte nella piazza centrale della capitale.

Dal momento in cui e’ stata eletta non le e’ stato più permesso dal Comite’ Civico Sucreño di riunirsi da sola con Evo Morales.


[1] Preciso alla meta’ del 2008, perche’ ci sono vari fattori che a quanto si dice andranno cambiando.Le riserve attuali della Bolivia furono certificate in epoca gonista e molti “esperti” scrivono oggi che in realta’ si tratto’ di una sovrastima operata dai tecnici al tempo della capitalizzazione per poter far crescere il valore in Borsa delle riserve stesse, una volta passate in mano straniere. E’ curioso il fatto che tutt’oggi, oltre due anni dopo la nazionalizzazione, non si sia trovata ancora un’ impresa che voglia certificare queste stesse riserve. Inoltre, durante il periodo di Evo Morales, non sono stati effettuati gli investimenti per nuovi studi di prospezione dei giacimenti che le imprese straniere avevano promesso. Contemporaneamente, in Peru’, l’impresa gasifera locale sta ricevendo numerosi finanziamenti, grazie ai quali sono stati scoperti nuovi bacini sfruttabili nella zona di Camisea. Questo significherebbe in pratica che per la fine del 2008 le capacita’ (quelle comprovate, non quelle prevedibili) delle riserve peruviane sorpasseranno in termini quantitativi quelle boliviane.
[2] Non viengono considerate in questo calcolo le esigenze della Jindal, impresa indiana, che ha ottenuto i diritti per lo sfruttamento del Mutun,uno dei piu’ grandi giacimenti mondiali di ferro. La Jindal ha richiesto circa 7 Mm3 di gas giornalieri per poter mantere le proprie attivita’.

[3] Per quanto riguarda l’argomento che sta alla base della discussione, l’IDH, appariva paradossale la posizione delle prefetture: se la percentuale per le amministrazioni prefetturali e’ scesa con il Governo di Evo Morales, e’ proprio grazie alla politica di quest’ultimo in materia di risorse energetiche e ai nuovi contratti stipulati che la quantita’ di denaro destinata alle autorita’ locali,in milioni di dollari, sia considerevolmente cresciuta.

[4] “Our brand is crisis”, trasmesso anche dalla televisione italiana attraverso il programma Report di RaiTre.

[5] E’ utile sapere che prima della vittoria di Evo Morales, durante l’epoca democratica iniziata nel 1982, i Presidenti erano soliti venire eletti con il 20% circa dei voti utili, essendo il sistema boliviano di elezione privo del doppio turno, e delega/relegata l’ultima parola al Parlamento. E’ capitato che diventasse Capo dello Stato il terzo per numero di voti favorevoli.

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