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DALLA BOLIVIA, PER CHI ERA DISTRATTO.3

January 9th, 2009

III. L’allontamento dell’ambasciatore e ritorsioni economiche.

Uno dei motivi per cui il Governo e’ stato ripetutamente tacciato di debolezza politica, e’ stato quello della eccessiva tolleranza verso i comportamenti dell’ambasciatore degli Stati Uniti.

Questo non per il fatto in se’ della sua presenza: Evo Morales, ma anche i suoi ministri, hanno quasi quotidianamente denunciato ingerenze nella politica interna da parte dell’ ambasciata senza che ne conseguisse alcun provvedimento punitivo.

La cosa incominciava ad assumere toni e contorni paradossali: mentre venivano diffuse foto di Philip Goldberg, ambasciatore statunitense, abbracciato ad un colombiano che la settimana successiva sarebbe stato arrestato per rapina a mano armata e possesso di armi da fuoco, l’opposizione gridava allo scandalo per l’ invasione chavista nella politica boliviana.

E a questo seguiva solo il mormorare delle basi dei movimenti sociali, che si chiedevano perche’ tanta permissivita’ nei confronti di un ambasciatore specializzato in secessioni [1].

Il governo ha poi incominciato a diventare piu’ preciso nelle accuse, senza peraltro ricevere troppa attenzione dalla controparte, fino alla dichiarazione di Evo Morales, che ha definito Philip Goldberg “persona non grata”, decretandone l’espulsione dal territorio boliviano; con un’ espressione tra il meravigliato e lo schifato, l’ambasciatore in una conferenza stampa si e’ detto vittima di un grave errore, dichiarandosi completamente estraneo ai fatti che gli venivano imputati.

Poche settimane dopo, viene escluso dall’ATPDEA [2] il mercato boliviano, come evidente “vendetta” politica, con la scusa di inadempimento del programma di lotta contro il narcotraffico.

A di la’ delle ridicole e insensate dichiarazioni di qualche esponente del

Governo[3] a riguardo , sono molti i politici oppositori che si sono scagliati contro l’espulsione dell’ambasciatore e il conseguente raffreddamento dei rapporti con il governo statunitense.

Si puo’ riscontrare che contemporaneamente alla partenza di Goldberg c’è stato un notevole indebolimento delle proteste nelle regioni secessioniste.

La ciliegina sulla torta, infine, la conferenza stampa di Jeremy Bigwood, giornalista americano, in un hotel di La Paz.

Sono state presentate varie carte ( http://boliviamatters.wordpress.com ) in cui si svelano le trame dell’ ambasciata statunitense, con e-mail datate dal 2001 a oggi, grazie alle quali si puo’ piu’ chiaramente capire come gli americani aiutavano i prefetti a cercare di tumbar al indio de mierda.

Tra le carte, una in particolare (http://www.bigwood.biz/Bolivia_docs/20020730-BO-DoS-USAID-Evo_Morales-MAS.pdf ), che sottolinea come la Bolivia abbia un’incidenza minima nel mercato di produzione degli stupefacenti, é sufficiente a smentire le ultime dichiarazioni in fatto di narcotraffico.

Il massacro del Pando: conseguenze

L’ambasciatore e’ stato espulso durante un periodo di proteste violente che hanno portato il Paese ad un soffio dalla guerra civile.

I fatti avvenuti in Pando danno un’immagine che puo’ chiarire quanto sia stata (e sia ancora) tesa la situazione in Bolivia.

La mattina del 11 Settembre una manifestazione composta da indigeni si dirigeva verso Cobija, la capitale della regione.La carovana e’ stata fermata dalla polizia, trattenuta con l’ intenzione di arrestarne i partecipanti per possesso di armi e sedizione, accuse la cui veridicità non è stata tutt’oggi chiarita.

I testimoni sopravissuti raccontano come dopo pochi minuti siano saltati fuori dal nulla (la zona e’ tropicale, con una vegetazione fittissima) decine di paramilitari armati di mitragliette che hanno aperto il fuoco sui manifestanti.

Su questa vicenda ancora si indaga, ci sono certamente delle zone d’ombra particolarmente inquietanti, da qualsiasi angolazione si guardi.

Alcune voci si sono levate contro il MAS, affermando che quest’ultimo avrebbe armato i campesinos e li avrebbe mandati allo scontro: tormentone del 90% dei telegiornali delle televisioni boliviane, quasi tutte saldamente in mano ad una elite impresariale politicamente al lato dell’opposizione[4] .

Riunione dell’Unasur

L’Unasur e’ l’ultima delle aggregazioni multistatali sud americane.

Dopo i fallimenti ufficiali e non del MERCOSUR, CAN e altri vari tentativi di creare una coalizione di nazioni nel continente basso dell’ America, si e’ giunti al 23 Maggio del 2008 a formare questa comunita’.

Rappresentata da tutti gli Stati, compresa la Guayana e il Suriname, con l’eccezione della colonia della Guayana francese, avra’ sede centrale a Quito (Ecuador), mentre ora e’ temporáneamente a Brasilia (Brasile) e il suo parlamento si collochera´ a Cochabamba (Bolivia).

La prima impresa dell’ Unasur, recentemente fondata dopo quattro anni di preparazione, e’ stata la pacificazione di una Bolivia praticamente sull’orlo della guerra civile.

Pochi giorni dopo il massacro nel Pando, l’ Unasur ora presieduta da Michelle Bachelet (attuale capo di Stato del Cile) , si e’ riunita per analizzare e dichiarare sulla situazione boliviana: in questa sede sono stati chiariti molti degli equilibri del Suramerica e molte delle alleanze sono state svelate apertamente.

L’ esempio piu’ lampante e’ stata la presa di posizione del Brasile, che ha dichiarato che non avrebbe tollerato un golpe di stato in Bolivia: ha cosi’ finalmente avuto una spiegazione il comportamento cosi’ “moderato” di Evo Morales e il suo governo, in materia di commercio di idrocarburi con la Petrobrás, una delle piu’ potenti multinazionali [5] del gas e del petrolio.

La nuova Costituzione

Molto del polverone mediatico creato per lo piu’ da alcuni personaggi o organismi di destra e’ stato fatto per poter fermare il referendum sulla nuova costituzione: dopo mesi di accuse, pubblici pestaggi, minacce (da una parte e dall’altra) si e’ arrivati ad un accordo.

Come molte altre volte gli accadimenti non hanno seguito quello che si definirebbe un percorso lineare: per prima la stesura, che si e’ svolta a Sucre, capitale della Bolivia.

Per compilare la nuova Costituzione si e’ andati oltre il periodo di un anno inizialmente prefissato, per trovarsi dopo 18 mesi[6] in una situazione difficilmente controllabile.

Dopo aver ceduto alla opposizione sul fatto che si approvassero gli articoli non a maggioranza ma con i 2/3 dei dei costituenti (quelli presenti in sala al momento del voto), il governo di Evo Morales si e’ trovato di fronte un’ opposizione, sopratutto nelle strade, che reclamava per spostare l’attuale sede del governo di La Paz a Sucre, conferendogli cosi’ la capitalia piena. Il tempo ha poi dimostrato quanto la mossa dell’opposizione fosse completamente strumentale.

Il problema e’ stato che lo scontro ha raggiunto livelli molto duri, con tre morti per strada dopo pochi giorni mentre la polizia che e’ dovuta scappare a circa duecento km di distanza dalla città di Sucre, lasciandola sguarnita di forze militari ufficiali per dei giorni.

Le riunioni successive si sono tenute dentro un cuartel, praticamente una questura, con uno schieramento di militari a protezione degli assembleisti presenti.

Il Governo ha poi spostato la sede dell’Assemblea Costituente a Oruro e ha definito gli “ultimi accorgimenti” ( hanno approvato cosi’ meta’ costituzione in due soli giorni) praticamente senza la presenza dell’opposizione, suscitando dure proteste da parte di questi ultimi.

Fino a poco tempo fa, molti parlamentari oppositori definivano la proposta della nuova Costituzione come illegale, salvo poi cambiare idea una volta accordatisi con il Governo del Mas: in due giorni di discussione sono stati ulteriormente cambiati circa 140 articoli, dei circa 220 per i quali erano serviti quasi 500 giorni di discussioni quotidiane.

I cambiamenti sono stati notevoli, tra tutti spicca la questione delle terre che e’ stata in buona parte causa del crearsi degli attriti tra l’oligarchia latifondista e i suoi accoliti e il governo con i movimenti sociali.

La legge scritta dagli assembleisti proibiva il latifondo, e si sarebbe dovuto tenere un referendum per votare se il limite di possessione sarebbe dovuto essere entro i 5000 o 10000 ettari. Superficialmente, la legge ora rimane la stessa, ma sostanzialmente cambia completamente: adesso sara’ vietato l’acquisizione di terre senza retroattività, ovvero dal momento della vigenza della legge in avanti. Chi gia’ possiede la terra non se la vedra’ confiscare da parte dello Stato.

Questo cambio, con molti altri minori, ha fatto gridare sottovoce molti movimentisti al tradimento, ma nessuno ha criticato pubblicamente la negoziazione del governo. La nuova costituzione verra’ approvata, e con largo consenso….


[1] Goldberg lavoro’ intensamente come ambasciatore Americano nel Kosovo, esattamente nel periodo in cui si produsse prima la Guerra nella ex Jugoslavia,poi la secessione di questo territorio dalla Repubblica Serba.

[2] L’ATP-DEA ( le due sigle sono abbreviazione di Andean Trade Preference e Drug Enforcement Aministration ) e’ un accordo stipulato tra gli Stati Uniti e vari stati andini: Peru’, Ecuador, Colombia e Bolivia. Il governo nordamericano permette a precisi tipi di merci di poter entrare in territorio statunitense senza pagare tasse, a patto che gli stati compromessi contribuiscano alla “lotta al narcotraffico” , i cui parametri sono ovviamente decisi unilateralmente da parte degli Stati Uniti.

[3] Secondo alcuni esponenti del Governo visto sfumare il mercato statunitense per i prodotti dell’ industria tessile boliviana si sarebbe potuto pensare ad un futuro di esportazioni verso la Cina.

[4] E’ importante precisare che questi ultimi non sono stati gli unici: anche alcuni rappresentati di sinistra o libertari hanno puntato il dito contro l’operato di certi ministri. Un caso emblematico è quello del periodico COMBATE, in cui si accusa esplicitamente il ministo Juan Ramon Quintana di non essere stato attento alle circostanze, visto che c’erano già state varie avvisaglie di cio’ che sarebbe accaduto. A questo si aggiunge che tutti sapevano nel Pando dello strapotere di Leopoldo Fernandez (molti lo apostrofano come il “Vito Corleone” locale), che oltre che prefetto e’ anche proprietario terriero, possiede media e si dice essere affiliato alla potente mafia locale che controlla il traffico di droghe con l’adiacente Brasile.

[5] Petrobras non e’ un’azienda statale o pubblica: lo stato del Brasile e’ proprietario del 44% circa delle azioni totali.

[6] Molti di questi mesi, perlomeno i primi 6, sono stati spesi a discutere di cose di poco conto come quante bandiere ufficiali avrebbe dovuto avere lo stato boliviano o se sarebbe stato il caso di cambiare l’inno nazionale.

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