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Destra, riciclaggio e 'ndrangheta

Fastweb e Telecom Sparkle sembrano essere aziende che riciclavano soldi della ‘ndrangheta. E’ una vicenda su cui c’è poca chiarezza ancora, ma è strano come dai report dei valenti giornalisti rai e mediaset siano spariti i riferimenti a Telecom Sparkle che è un’azienda controllata da Telecom che fornisce “Attraverso Seabone (South East Access backBONE), il backbone in fibra ottica basato su tecnologia DWDM che in Europa, in America, in Asia e nel resto del mondo raggiungendo i 375000 km di lunghezza, provvede a fornire il routing internazionale per la maggior parte del traffico telefonico e dati generato dall’utenza di Telecom Italia oltre a rivendere servizi a terzi.” (da Wikipedia). In sostanza, Sparkle, gestisce una parte di internet in tutto il mondo. Sparkle utilizza una tecnologia detta di primo livello cioè che non ha bisogno di interconnessione per arrivare alla rete cioé “è “transit-free” (libero transito), poiché non riceve nessuna tabella di transito completa da nessun’altra rete.” (da Wikipedia). Questo significa poter agire ad un livello superiore rispetto a noi comuni mortali che abbiamo connessioni che lasciano tracce. Le implicazioni di una co-gestione di un’organizzazione criminale di una rete di primo livello potrebbe essere vista come un atto eversivo: la possibilità di controllare tutto ciò che avviene in rete. Quest’ ultima è solo una teoria, ma personalmente mi ha inquietato molto. Bisogna aspettare e capire meglio come si dipanerà questa vicenda e cosa verrà fuori dalle inchiesta, speriamo anche giornalistiche.

—————— I giornalisti hanno invece dato la caccia ad un poveraccio che non era padrone neanche di se stesso: Nicola Di Girolamo. Dalle intercettazione, infatti, il senatore del PDL (Ah, l’irrisolta questione morale!), sembra essere in mano a Gennaro Mokbel ricchissimo post fascista, amico di alcuni ‘ndranghetisti, tra cui Franco Pugliese. Per due giorni si è gridato: “Incredibile! La ‘ndrangheta usa uomini di destra per i suoi sporchi affari.”.  Tranne lodevoli eccezioni, la questione destra/’ndrangheta è sparita dai media, soprattutto dalla televisione, in un batter di ciglia. Una cosa degna della Fata Turchina. Non voglio dire che la ‘ndrangheta vota solo a destra, perché non è così: la criminalità organizzata è trasversale. Come Mastella e famiglia! E’ importante stabilire, però, che persone di destra, ex fascisti e post fascisti erano e sono faccendieri della criminalità organizzata calabrese. Riciclavano denaro sporco per conto dei boss della Cosa Nuova. Dalla rivolta di Reggio Calabria, passando per l’attentato di Gioia Tauro, arrivando all’omicidio dei cinque anarchici reggini, raccontati nell’ imprescindibile libro di Fabio Cuzzola ’5 anarchici del Sud’, destra e ‘ndrangheta hanno avuto un rapporto privilegiato, non esclusivo, ma, appunto, privilegiato. Davvero è così incredibile sapere che la grande finanza italiana, insieme a vecchi e nuovi fascisti gestisce soldi delle mafie? E’ un fatto noto che la famiglia De Stefano appoggiò e nascose eversori di destra responsabili delle stragi di Stato. E’ meno noto come un anonimo sindacalista della cisnal (fascisti), Ciccio Franco, diventò uno dei leader della rivolta di Reggio Calabria. E’ risaputo che Valerio Borghese, il principe nero, prese contatti con alcune cosche reggine prima del tentato golpe del dicembre 1970. Ci fu una sanguinosa guerra di ‘ndrangheta, per stabilire se gli ‘ndranghetisti potessero diventare (e potessero tramare con) politici, imprenditori, massoni deviati (e se queste categorie potessero entrare nella società) e che si formasse la Santa, una sorta di organizzazione mafiosa elitaria che rispondeva ad un proprio codice e che permetteva, tra l’ altro di tradire tutti gli affiliati non appartenenti ad essa per salvaguardare un santista e gli affari comuni. Inoltre, si sono formati dei quadri coperti di questa organizzazione, proprio per coprire, eventuali, personaggi in vista.  Il pentito, Filippo Barreca, dichiarò che a formare una delle prime logge coperte, con molte personalità della borghesia reggina, fu Franco Freda, il fascista implicato nella strage di Piazza Fontana. Ci sono varie altre vicende che raccontano dello stretto legame tra destra e ‘ndrangheta, una di esse dà la dimensione di quanto siano molto chiare e poche oscure, alcune vicende del nostro passato. ———— Ho appreso della vicenda che sto per raccontarvi da un’ altro libro straordinario: Fratelli di Sangue di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso. E’ la storia di Nicola D’Agostino, capo dell’omonima cosca ed ex sindaco di Canolo (RC). D’Agostino era stato mandato al confino a Roma. Ad emettere il provvedimento fu il questore Carmelo Marzano, che era stato mandato, a sua volta, a metà degli anni ’50, dal ministro degli interni, Tambroni, a combattere la ‘ndrangheta. Nella capitale, il boss, organizzò sequestri di persona, traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco. Con questa referenze entrò in contatto con Pierluigi Concutelli, di Ordine Nero, un’organizzazione di estrema destra. Concutelli è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio del sostituto procuratore di Roma, Vittorio Occorsio. Il giudice indagava sui rapporti che sarebbero man mano venuti fuori, tra la destra di quegli anni e la massoneria, cioè imprenditori, generali, giornalisti e compagnia cantante. Venne ammazzato per questo e non per processi a camerati bombaroli, come in molti si ostinano a dire. Concutelli, come tutti i fascisti che hanno ammazzato qualcuno, è praticamente un uomo libero e per un periodo ha, anche, fatto qualche comparsata televisiva. Ovviamente non hai mai rinnegato la sua esperienza. D’ Agostino depositò 280 milioni di lire, (proventi del sequestro del direttore della Banca Salentina, Luigi Mariano), in una banca di Londra che vennero riscossi proprio dal nostro Concutelli. I soldi sarebbero serviti per finanziare un movimento neofascista: Milizia Rivoluzionaria. Dal processo per il sequestro del direttore Mariani, venne fuori che Nicola D’Agostino era legato al deputato del Movimento Sociale Italiano (partito strasformatosi poi in Alleanza Nazionale ed in seguito PDL) Clemente Manco, avvocato di un certo Franco Freda. Luigi Martinesi, anche lui dell’ M.S.I. (partito strasformatosi in A.N. ed in seguito PDL), cugino dell’imputato Antonio Martinesi disse che il cugino era in contatto con la ‘ndrangheta, con la quale il movimento Milizia Rivoluzionaria doveva relazionarsi. Speriamo presto di avere nuove puntate!
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