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Media e Immigrazione

Roma. E’ il 16 aprile del 2008. Una ragazza originaria del Lesotho sbaglia fermata della metro è scende a quella prima di casa sua. Purtroppo lì incontra un rumeno, Joan Rus, che l’accoltella e la violenta. Due uomini, Bruno Mesci e Massimo Crepes, sostano con la loro macchina in una stradina vicino dove sta avvenendo lo stupro. Notano qualcosa, ma invece d’intervenire scappano. Per caso incontrano una volante dei carabinieri, che fermano. Raccontano quello che hanno visto ed i militari intervengono. Una bruttissima vicenda di violenza maschile su una donna, con l’aggiunta della vigliaccheria di altri due uomini. Potrebbe essere un fatto di cronaca tragico, ma come tanti altri. Alcuni fatti, però, fanno sorgere dei dubbi. Anche la stampa meno attenta alla campagna vergognosa di demonizzazione dei migranti, scatenatasi nei mesi prima dell’elezioni politiche del 13 e 14 aprile del 2008, avanza qualche timido dubbio, ma non c’è tempo per approfondire, ci sono i ballottaggi in corso. C’è tempo, solo, per mettere in evidenza la presunta violenza dei cittadini stranieri che ha contribuito all’affermazione di partiti che hanno fatto delle campagne antimigranti una ragione di vita, come il PDL e la Lega Nord. Il ballottaggio più importante è proprio quello per la poltrona di sindaco di Roma. I due contendenti sono il folgorato dall’illuminazione religiosa Rutelli e l’ex mazziere neofascista Alemanno. Ritornando a la sera del 16 aprile ed attenendosi solo ai fatti ci sono una serie di elementi che saltano agli occhi: Il crimine efferato compiuto ai danni della studentessa del Lesotho avviene poco tempo dopo l’omicidio di Giovanni Reggiani, compiuto (forse) da un giovane anch’esso rumeno e che aveva scatenato l’ira (sic!) di Veltroni, all’epoca sindaco della capitale e quella dell’opposizione di destra contro il governo Prodi. Immediatamente viene approvato il pacchetto sicurezza di Amato che viene inasprito all’ennesima potenza(quando s’imparerà a non inseguire la destra?) rispetto alla bozza iniziale. I carabinieri cercano di tenere segreta la notizia, proprio perché c’è il ballottaggio, ma poi rivelano l’accaduto e parlano di due testimoni. La stampa comincia a definirli “angeli”. Purtroppo i due non hanno niente a che fare con i putti michelangioleschi. Uno di loro, Bruno Musci, risulta essere in strettissimi rapporti con il candidato sindaco Alemanno e si presenta alla conferenza stampa in cui Baccini (ex UDC) da il suo appoggio al candidato della destra, stringendo mani a destra e sinistra o meglio a destra ed a destra. Questo fatto è di per se sospetto, ma non è finita qui: i carabinieri interrogano per diverse ore i due “angeli”, ma secretano i verbali, non si sa bene perché. E poi come fa un presunto stupratore poverissimo che vive in una baracca a permettersi di essere difeso da due avvocati come Antonio Sansoni e Francesco Saverio Pettinari? Forse qualcuno si sta chiedendo chi sono questi due? Ebbene, sono due potenti avvocati del foro romano. Pettinari ha difeso, ad esempio, il giudice Vittorio Metta, imputato con Berlusconi e Previti nel processo Mondadori. La prima richiesta dei due è stata una serie di perizie psichiatrice che non permettono di interrogare l’imputato fino alla loro conclusione. Intanto a Roma la campagna elettorale diventa un botta e risposta sulla sicurezza. Su questi temi Alemanno ha gioco facile, basta dire bugie. Rutelli è forse uno dei politici più odiati dalla sinistra e forse uno dei meno simpatici anche agli elettori del P.D. ed infatti perde prendendo meno voti che nel primo turno. Questo è solo l’ultimo esempio di come si riesce a rovesciare un pronostico elettorale anche grazie all’utilizzo spregiudicato dei media, imbastendo sul “teorema del delirio” immigrazione=criminalità la propria campagna elettorale. La sinistra parlamentare ha commesso l’errore di affrontare con troppa superficialità la questione immigrazione, per poi accodarsi all’idea che essa dovesse essere trattata esclusivamente dal ministero degli interni. Non mi stancherò mai di ripetere che l’immigrazione è un problema di ordine sociale e politico e non di ordine pubblico. L’immigrazione è anche un problema di ordine mediatico, non è un caso se il problema viene vissuto in maniera più forte dagli abitanti dei piccoli centri. Per esempio è molto sentito nei paesi del nord produttivo dove la vecchia cantilena “Ci rubano il lavoro, la casa e le donne” continua a mietere cervelli e si sta affacciando anche in quelli del sud, con qualche lodevole eccezione come il comune di Riace. Secondo il centro d’ascolto del partito Radicale, lo spazio dei TG dedicato ai fatti di cronaca nera è passato dal 10,4% del 2003 al 23,7% del 2007. Un bombardamento senza precedenti. In tv si parla ancora dell’omicidio Reggiani, ma è sparito dalle cronache la questione dei rifiuti tossici nelle scuole e nelle case di Crotone. Il governo attuale ha, finora, usato la questione immigrazione come uno dei deterrenti al malcontento sociale creato dalla crisi economica che sarà sempre crescente. Il meccanismo di questa demagogia populista giustifica, nella mente fulminata di milioni d’italiani, una serie di fatti che hanno una natura razzista, come l’omicidio di Abdoul Guiebré a Milano ed altri fatti simili che la magistratura si affretta a definire non di matrice razzista. Il governo cerca anche di catalizzare il rancore dei cittadini verso i migrati anche attraverso le leggi e gli annunci. E’ stata minacciata l’assurda introduzione del reato di clandestinità o il permesso di soggiorno a punti. La sala delle conferenze stampe del governo sembrava un circo in quelle occasioni. Dispiace sempre vedere delle persone che si rendono ridicole senza rendersene conto. A parte gli scherzi, la cosa tragica è che sono state approvate nel pacchetto sicurezza una serie di norme razziali come la reclusione da 1 a 5 anni per aver dichiarato false generalità e l’aumento fino ad un terzo della pena se lo straniero è clandestino. Diventa una discriminante davanti alle legge non essere italiano. La legge non è più uguale per tutti neanche per “la legge” stessa. In un’intervista su il manifesto il 21 ottobre 2008, il professor Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto e tra i fondatori di Magistratura Democratica, definisce questo modo di fare politica e di governare populismo penale: “Con questa espressione il giurista francese Denis Salas e quello domenicano Eduardo Jorge Prats definivano una strategia diretta ad ottenere demagogicamente il consenso popolare rispondendo alla paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada. Si afferma così un uso congiunturale del diritto penale in senso repressivo ed antigarantista che è totalmente inefficace rispetto alle intenzioni di prevenire i crimini”. A questa riflessione aggiungiamo il fatto che la “paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada” è costantemente alimentata dai media, soprattutto da una televisione in mano al presidente del consiglio ed alla sua maggioranza. Essi leggiferano su queste questioni ed usano in maniera spregiudicata il mezzo televisivo che è la princiapale fonte d’informazione della maggior parte dei cittadini italiani. Inoltre sono anni che anche nel centrosinistra o ex centrosinistra si tenta di sfruttare l’immigrazione per rubare qualche voto alla destra. L’impressione è che l’attuale opposizione non abbia nessuna politica sull’immigrazione e che la maggioranza oltre ad alimentare l’odio razziale al fine di aumentare i consensi, difenda chi specula sulla precarietà dei migranti, rendendoli ancora più precari. La vita quotidiana di un migrante senza permesso di soggiorno è un inferno: non puoi trovare un lavoro regolare, non puoi trovare una casa regolare e sistematicamente finisci nelle mani di persone che ti fanno lavorare al nero pagandoti una miseria, anche la casa è un lusso e l’alta ricattabilità fa si che l’inquilino debba pagare cifre esorbitanti per stamberghe inabitabili. Sembra di essere a Torino negli anni sessanta soltanto che al posto dei meridionali ci sono migranti comunitari o extracomunitari. Non voglio chiudere con la solita frase sul fatto che abbiamo dimenticato di essere un paese di emigrati, ma è un fatto che nei paesi dove emigravamo ci trattavano più o meno come noi adesso trattiamo gli immigrati nel nostro paese. Pensiamo al fatto che negli Stati Uniti ci chiamavano Dagos che significa accoltellatori. Eravamo considerati sporchi, mafiosi, bombaroli, ladri ed inferiori. Negli Stati Uniti eravamo dei “negri bianchi”. Ma chi aveva fatto sì che molta gente pensasse questo di noi? La risposta è semplice e breve: la colpa è stata di politici che hanno cercato di fare carriera sfruttando le paure delle persone.

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