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Per qualche voto in più.

February 25th, 2010
Per qualche voto in più. Il 20 giugno del 1993 viene eletto sindaco di Milano il leghista, Marco Formentini. Da quel giorno fino ad oggi, febbraio 2010, il comune è stato governato solo da sindaci del centrodestra. Il 3 giugno del 1994 diventa presidente della regione Lombardia, Paolo Arrigoni della Lega Nord. Dopo un anno gli succede Roberto Formigoni, esattamente dal 27 giugno 1995. Quasi quindici anni fa. Dal 2001 ad oggi, con una breve parentesi prodiana (solo 18 mesi), al governo del paese c’è il centrodestra con Bossi e Berlusconi. Lunedì 15 febbraio 2010, a Linea Notte del tg3, viene intervistato Roberto Cota, capogruppo alla camera della Lega e candidato alla presidenza della regione Piemonte. L’intervista verte su quello che è successo in via Padova a Milano, dove un gruppo di migranti ha occupato la via, dopo l’uccisione di un ragazzino, da parte di un sudamericano o almeno così pare. Cota dice che la politica delle porte aperte della sinistra ha portato a questa situazione di degrado e ghettizzazione a Milano. Senza nessun contraddittorio, che viene sempre invocato da questi razzisti quando si parla dei loro problemi giudiziari, Cota, parte in uno sproloquio elettorale di cinque minuti puliti. Nessun giornalista lo ferma per dire: “Guardi che lei ed i suoi amichetti governate da 17 anni a Milano. Guardi che la legge sull’immigrazione vigente nel paese porta il nome del segretario del suo partito. Guardi che se è venuto qui per farsi campagna elettorale sulla pelle della gente, se ne può anche andare!”. Non so se è già entrata in vigore la par condicio, ma qua si tratta di rispetto nei confronti delle persone che vedono Linea Notte e, difendono il tg3 ed i suoi giornalisti, quando sono sotto attacco da parte dei membri della maggioranza che governa. Se è vero che il giornalismo è il sale della democrazia, che i giornalisti sono i suoi cani da guardia, si capisce perché Berlusconi vuole silenziare l’informazione, ma se la libertà di stampa è messa così male è colpa anche dei giornalisti che non si assumono le loro responsabilità, di fronte al loro pubblico. Il ministro degli interni leghista, Roberto Maroni, fa propaganda da quando si è insediato. Si prende i meriti che non ha, per gli arresti ed i sequestri di beni dei mafiosi, ma fa finta di niente per quello che è successo a Rosarno ed a Milano. Lui fa spallucce e noi dobbiamo sorbirci Cota che dice che è colpa della politica delle porte aperte della sinistra. Molti fessi credono davvero che sia merito del ministro se poliziotti e magistrati arrestano i mafiosi, mentre, in realtà, non è difficile capire che per arrestare un latitante ci vuole molto tempo per le indagini e spesso l’arresto avviene per merito di qualche soffiata, magari fatta da un pentito o da qualcuno che si vuole liquidare il ricercato per avere campo libero o per riceverne favori dallo Stato, oppure perché chi viene ‘fatto fuori’ fa parte di uno scambio tra clan in guerra. Alla fine sembra che sia merito dei leghisti che tra l’altro governano in molti dei comuni della provincia di Milano che sono pesantemente infiltrati dalla ‘ndrangheta. Comuni dove si sente dire che la mafia non esiste, che la mafia è una cosa dei terroni. Anche la sindaca Moratti l’ha ripetuto più volte. Per un qualsiasi ministro dell’interno, quest’anno dovrebbe essere considerato tremendo, proprio per quello che è successo in Calabria ed a Milano, per i morti in mare, colpa di una ridicola, ma purtroppo omicida politica di respingimenti. In ogni parte d’Italia si moltiplicano anche i tentativi di sgomberi dei campi rom, il problema dei problemi, ormai sparito dalla televisione, forse perché non serve più sbandierarlo ai quattro venti per qualche voto in più. Ritornando al governo della Lombardia non si può non pensare alle possibile infiltrazione della ‘ndrangheta negli appalti dell’expo 2015 e metterli in rapporto con l’incriminazione di Camillo ‘Milko’ Pennisi, consigliere al comune di Milano, colto sul fatto, mentre intascava il pagamento di 5000 euro di tangente (il suo avvocato l’ha definito: “un contributo”) per assegnare un appalto, altri 5000 li aveva già presi prima. Solo un contributo, qualche euro in più. In questi giorni, scoppia un altro caso incredibile quello di Fastweb, si materializza quel legame tra politica, affari e ‘ndrangheta. Ci ritorneremo sicuramente.
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