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Per un lancio di uova

Dagli, ormai celeberrimi, memoriali di Francesco Fonti è uscito fuori in maniera chiara, il coinvolgimento dello Stato nell’affaire ‘Navi dei Veleni’. Come sappiamo, lo Stato, ha chiesto aiuto ai Nirta (storica e potente famiglia della ‘ndrangheta) per smaltire rifiuti di varia natura e lo stesso Fonti faceva parte di una delle ‘ndrine di San Luca. Al nome di questi cosche è legata, indissolubilmente, una città tedesca: Duisburg. Nel 2006, Giovanni Luca Nirta doveva essere ucciso a casa sua. Invece, i killer uccidono la moglie. I giornali italiani cominciano ad interessarsi della faida di San Luca: la notizia incredibile è che tutto è partito da un lancio di uova! Si parla di un carnevale di qualche anno prima, che dai racconti sembra perso nella notte dei tempi, in cui i giovani rampolli dei Nirta-Strangio e Pelle-Vottari si sono scontrati a colpi di uova. L’episodio in questione è realmente successo: in molti (me compreso) hanno più volte scritto che le nuove leve della Cosa Nuova (o ‘ndrangheta) della zona della piana sono i più idioti che queste terre martoriate ricordino. Non solo, inquinano, sparano, ammazzano, ma rapinano automobilisti di passaggio e sparano contro gli stranieri comunitari e non che si spaccano schiena, mani e polmoni in terre che spesso sono di proprietà delle ‘ndrine stesse. Un giovane Mancuso è stato arrestato per una rapina di poche centinaia di euro ai danni di un camionista. I Mancuso, sono la cosca finanziariamente più potente d’Europa, secondo Giuseppe Lumia, esperto di antimafia del Partito Democratico. A proposito di potere, Lumia stava per essere cacciato dal P.D.: Veltroni non voleva ricandidarlo perché il parlamentare aveva già esercitato in due legislature (ricordate la regoletta del P.D.?), ma visto che Italia dei Valori si era proposta di metterlo in lista , il buon Walter l’aveva richiamato. E’ strano notare che Lumia, esperto antimafia, minacciato di morte per il suo lavoro fuori e dentro il parlamento fosse stato lasciato fuori, mentre la moglie di Fassino, Anna Serafini non avesse avuto nessun problema a farsi riconfermare. Misteri! Come l’assenza in parlamento di molti leader dell’opposizione nel giorno dell’approvazione del ragalone alla criminalità organizzata: lo scudo fiscale. Nirta-Strangio vs Pelle-Vottari. Nel reggino ci sono le cosche più potenti della ‘ndrangheta e quindi del mondo. Francesco Fonti ed i pochi altri pentiti calabresi, hanno rivelato che ci sono locali di ‘ndrangheta provenienti dalla provincia di Reggio Calabria a Talone, Clermont Ferrand, Marsiglia in Francia. Giovanni Gullà sostiene che in tutta la costa azzurra ci sono insediamenti malavitosi che, ovviamente, fanno affari, investono e riciclano denaro sporco. Da alcune inchieste è uscito fuori che c’è un collegamento (tenuto pare da tale Salvatore Filippone) per riciclare denaro tra la locride e la Russia dell’amico Putin. Inoltre si mormora, a mezza bocca, che alcune famiglia abbiamo acquistato grossi pacchetti di azioni Gazprom e North Europe Pipeline. D’altronde gli affari a livello internazionale sono sempre stati il pallino di tutti i grandi gruppi criminali. Le ‘ndrine reggine pare siano state le prime in assoluto ad eliminare il conto vendita per le grosse partite di coca ed è così che si sono guadagnati la fiducia di molti narcotrafficanti latinoamericani. Immaginate quale quantità di denaro riescono a muovere questi assassini. I giovani ‘ndranghetisti non fanno le ricottine salate nei casali fuori città: parlano inglese, spagnolo, francese. Lingue, che in Calabria non parla quasi nessuno anche a causa loro. Sono persone che mirano scientificamente a mantenere questa terra sottosviluppata, gli serve così, la gente è più malleabile e si può ancora raccontare la favoletta dell’ onore, del rispetto e delle regole non scritte. Tutto questo dovrebbe essere considerato inaccettabile, soprattutto per i media che vengono riempiti d’idiozie ad ogni fatto di sangue. E’ il caso di ricordare, a proposito di rispetto e onore, il rapimento , alla fine degli anni ottanta, di un bambino di sette anni, Marco Fiore. Quel bambino è rimasto legato ad una catena per 17 mesi. Un bimbo di sette anni è in piena fase di sviluppo e dopo il rapimento ha dovuto sostenere una lunga riabilitazione perché non riusciva a camminare. Le sue ossa, i suoi muscoli si erano sviluppati male bloccati dal ferro freddo della catena. Duisburg, preti e giornali. I giorni dopo Duisburg, molti giornali italiani cominciano a minimizzare l’accaduto. Si parla del folklore dell’avvenimento e non delle implicazioni economico-criminali che ci stanno dietro. Appaiono interviste ai parenti delle vittime che difendono i loro cari. Calabria Ora del 19 agosto 2007 pubblica un’interessante dossier (al giornale li chiamano I Quaderni) La vera storia della faida: nel menù, oltre alle uova troviamo anche delle ottime arance, lanciate addosso agli sfidanti come ad Ivrea (Torino) durante la battaglia di carnevale. Si dà spazio ad i cittadini di San Luca: “Dopo Duisburg, gli abitanti, vorrebbero tornare alla normalità.”. Non so bene cosa s’intenda per normalità: essere schiavi nella propria terra, collusi, ignavi, essere costretti ad emigrare? I giornali nazionali, invece, cercano con costanza la verità ed avviano una campagna come per le fondamentali 10 domande di D’Avanzo. Proprio La Repubblica cinque giorni dopo la strage, il 20 agosto 2007, pubblica un articoletto a pagina 12! Bisognava costringere Francesco Pelle (uno dei boss dei Pelle – Vottari), alias Ciccio Pakistan, ad andare al compleanno di una diciottenne, magari non a Casoria, ma a Longobucco o Bocchigliero. Certo, per lui sarebbe stato più difficile. Ciccio Pakistan è inchiodato su una sedia a rotelle da quando hanno cercato di ammazzarlo a casa sua, ad Africo, il giorno della nascita di suo figlio. Nonostante le barriere architettoniche, che per ogni calabrese diversamente abile sono una vera tragedia, Pelle è riuscito ad avere una tranquilla latitanza, fino a quando non è stato arrestato. Si leggono in quei giorni fiumi d’inchiostro che che riportano le parole del prete di San Luca: don Pino Strangio che parla di ricerca della verità, dell’inutilità delle condanne, non si capisce se penali o morali! Il prete blatera, anche, di perdono. Ricordando le figure di don Pino Puglisi e don Peppino Diana, viene da domandarsi: ma chi ce l’ha mandato questo tizio a San Luca? Si è sentita forte la puzza di complicità, di omertà e di vigliaccheria ogni volta che don Pino apriva la bocca. E’ interessante riportare questo brano dal blog di Roberto Galullo de Il Sole24 ore: ‘Leggete questa intercettazione raccolta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio il 13 settembre 2007, un mese dopo la strage che lasciò sul campo sei persone (una era stata appena “punciuta”, cioè affiliata, con un santino che bruciava in mano). Antonino Gioffrè, figlio del boss, rivolgendosi ad una amico dice ”abbiamo sistemato a San Luca, tutto bene tutti chiusi…capito? Non si spara più se tutto va bene”. Dall’ordinanza non e’ chiaro il ruolo della Chiesa quando un altro dei figli del boss, Domenico, parlando con un amico dice : ”Poi ieri e’ uscito Don Pino il prete…e il vescovo brigantino benvenuto – gli ha detto – ad un grande uomo di Seminara il nostro – ha detto – amico Rocco Gioffrè e ci teniamo – ha detto – a dare questa soddisfazione per la pace quando gli ha detto (…) poi il prete ha detto la cosa nella chiesa: ha detto ringrazio sull’anima di mio padre – ha detto – tutta Seminara – e un grande uomo di Seminara Shalom – ha detto Don Pino – Shalom a Seminara e a tutto il mondo intero”.’ Penso sia un passaggio interessante. Don Pino Strangio è colui che ha avuto l’ardire di dire che a Polsi nei giorni dei festeggiamenti al santuario della Madonna, non ci sono incontri tra boss. Per verificare questo mistero della fede, v’ invito ad andare a Polsi tra fine agosto ed inizio settembre e portarvi una telecamera o una macchina fotografica: sarà molto interessante vedere la reazione della persone che riprenderete o fotografate. Preti chiacchierati ce ne sono sempre stati, pensiamo al don Stilo, descritto nel bel libro di Corrado Staiano Africo, di cui consiglio la lettura. La faida di San Luca, sembra conclusa, almeno per ora. Evidentemente è stato trovato un accordo. Magari, come successe per la pace tra i Nuvoletta e Bardellino, qualcuno s’è venduto qualcun’altro e la pace è stata fatta e pare che i garanti siano niente meno che i Pesce-Bellocco di Rosarno.
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