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Questione Morale a corrente alternata

E’ probabile che in un qualche summit della ‘ndrangheta, le ‘ndrine si siano spartite il territorio italiano e forse extranazionale! Infatti ci sono alcune regione d’Italia ed alcune parti d’Europa che sono in mano a famiglie provenienti tutte dalla stessa zona. E’ il caso dell’Emilia Romagna, zona prediletta, dalle cosche crotonesi, come dimostrano le ultime operazioni della magistratura e della polizia. Ad esempio la così detta decapitazione della famiglia Arena (Isola Capo Rizzuto e dintorni) avvenuta tra il 21 ed il 22 aprile che ha lasciato grande spazio di manovra alle ‘ndrine avversarie come quella Grande Aracri. Questa cosca, secondo alcune indagini stava mettendo le mani sull’affarone Europaradiso (vedi altri articoli sul sito). Ritornando agli Arena: dalle indagine risulta che questa famiglia  avesse mandatari  nel modenese e nel capoluogo. Da questi arresti viene fuori anche il fatto che in Calabria esiste un problema ‘ndrangheta all’interno della giunta e dei consiglieri che appoggiano Loiero. Ricordiamo i processi pendenti su Franco La Rupa o l’arresto di Domenico Crea. C’è un problema “mafia” nel centro sinistra, ma è altrettanto vero che lo stesso problema è dirompente nella destra al governo della nazione ed in quello al governo di alcuni comuni della Calabria. Domenico Tolone legato ad Alleanza Nazionale pare, secondo quanto riferisce il  Quotidiano della Calabria, sia l’indagato chiave dell’operazione Ghibli che ha portato in carcere la ‘ndrina di Isola Capo Rizzuto. Come si dice in questi casi: “E’ lecito attendere lo sviluppo delle indagini”. Una riflessione va fatta: sono passati alcuni mesi da quando è stato arrestato il sindaco del P.D. di Pescara. Ci fu un grande clamore su questa vicenda e adesso? Che fine ha fatto l’indagine? Sui giornali e soprattutto sui telegiornali è sparito completamente qualsiasi riferimento a quella vicenda. Così com’è sparito qualsiasi riferimento agli arresti di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando. Arresti provocati dalla collusione delle amministrazioni comunali con la ‘ndrangheta locale. Da questi arresti è venuto fuori un quadro sconfortante: amministrazioni mafiose, la conferma che il porto di Gioia Tauro è controllato dai gruppi mafiosi reggini ed infine l’aver accettato come risarcimento per le amministrazioni comunale di Gioia Tauro e di Rosarno, le prestazioni da avvocato di Giocacchino Piromalli. Un Piromalli, nipote del famoso, omonimo, boss. Il giovane delfino era stato condannato a risarcire 10 milioni di euro per danno morale provocato ai comuni citati ed alla provincia di Vibo Valentia. Essendo nulla tenente ha chiesto, è ottenuto, di pagare il suo debito attraverso le sue prestazioni professionali. Oltre ai Piromalli ricordiamo che nella zona operano anche i Pesce, i De Stefano ed i Mancuso, una delle ‘ndrine più potenti del mondo a livello economico. Quelle amministrazione erano tutte di centrodestra (UDC compresa). Non ho sentito nessun telegiornale o giornale mettere la gogna a questi amministratori. Eppure Gioia Tauro mica è un paesino insignificante sperduto nell’ Aspromonte. Gioia Tauro  è continuamente annunciata come polo industriale, luogo di rilancio della Calabria, dove arrivano soldi continuamente. C’è un porto enorme che potrebbe essere uno dei più importanti nel Mediterraneo, invece è in mano alle ‘ndrine con l’aiuto delle amministrazione locali di destra. Su questa vicenda nessun plastico, nessuna puntate del giullare di corte che conduce Matrix. Niente di niente. Questione morale a corrente alternata. Ad uso è consumo del capo!
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