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SECONDO FESTIVAL ANTIFA BOSNIA 2011

Kosta Abraševic era un poeta macedone della fine del secolo XIX di padre serbo e madre greca. La sua poesia divenne molto apprezzata fra le classi operaie e proletarie dell’ex-Jugoslavia per i contenuti rivoluzionari e socialisti in lotta contro le classi dirigenti e privilegiate. Dal poeta, che morì alla giovane età di 19 anni, prendono il nome diverse associazioni artistico-culturali della Serbia e Bosnia-Herzegovina tra le quali l’OKC Abraševic di Mostar, centro culturale giovanile e sede di incontri di realtà politiche non governative che promuovono arti e attività rivolte allo sviluppo dell’integrazione interculturale. Dopo essere rimasto chiuso per quasi 10 anni il centro, situato esattamente sulla linea del fronte su cui fino a 16 anni fa si battevano soldati croati e bosniaci, venne restituito alla città nel 2003 grazie all’impegno di gruppi non governativi e associazioni giovanili indipendenti che inizialmente ruotavano attorno al MIF (Mostar Intercultural Festival). Dopo 12 ore di viaggio attraverso la bellissima costa croata, colorata da svariati ritratti di famosi fascisti nazionali responsabili di massacri etnici ed ora abitanti del carcere internazionale di Den Haag, arriviamo finalmente a Mostar, la città conosciuta per i bombardamenti degli eserciti croati contro quelli musulmani ed il ponte che segna la divisione, sempre attuale, tra due etnie. Anno dopo anno i segni della guerra vengono lavati via da un’imperante capitalismo ed apertura verso l’occidente del consumo e delle multinazionali che, però, non sa trovare rimedio ad un tasso di disoccupazione pari al 60%. Qui, mentre le facciate dei palazzi vengono ricostruite, fiorisce la corruzione, la miseria e proliferano idee nazionaliste. Qui, mentre la città si riavvicina al suo fasto antico, vengono demoliti multiculturalismo e pacifica connivenza di tre religioni, un tempo simbolo dello splendore di questa terra. Su questo tappeto intrecciato di contrasti alcuni abitanti della città formano una resistenza culturale e l’OKC Abraševic pare una piccola isola di libertà, come nella serie a fumetti il villaggio gallico di Asterix e Obelix. In Bosnia ogni momento è buono per gustare della Pita agli spinaci servita con jogurt o turca caffa (caffè turco) e già dai primi momenti a tavola con un amico che vive a Mostar da dopo la guerra, emerge la difficile situazione per i giovani del posto. Indossare la maglietta Antifa o dimostrarsi attivi contro le discriminazioni etniche qui può essere difficoltoso, può causare problemi ed essere gay apertamente può costare parecchio. Quest’anno a Mostar si commemorano i 70 anni della resistenza antifascista. Nel 1941 la città contava una popolazione di 18.000 abitanti e di questi, 6000 aderirono al movimento e si unirono per la rivolta. Diversamente da ogni altro posto anche le classi più danarose facevano parte del movimento antifascista e si occupavano di nascondere partigiani, munizioni, armi, comprare medicine e invitare i cittadini alla mobilitazione partigiana raggiungendo casa dopo casa. Grande importanza per il movimento assunse anche la squadra di calcio della città, composta da socialisti e operai ed in grado di coinvolgere un gran numero di appassionati. Molti dei suoi tifosi, nel 1936, combattevano in Spagna con le Brigate Internazionali e nel 1939 durante una partita di calcio fra il club di Mostar ed un altro di operai montenegrini i giocatori e i tifosi si organizzarono in una protesta contro il re iugoslavo e moltissimi, dopo gli scontri, finirono arrestati. Nel 1941, anno dell’insurrezione antifascista, 77 di questi giocatori morirono come partigiani. Oggi la popolazione è ancora in larga parte antifascista, ma non può liberamente manifestarlo perché se nella II guerra mondiale l’Ustaća perse contro i partigiani, nell’ultima guerra accadde il contrario. Oggi lo spirito dominante nella società balcana è basato sul fondamentalismo religioso ed il nazionalismo e chi vuole lavorare deve dimostrare una specifica appartenenza politica. “Come fanno i partiti politici a vincere le elezioni?” ci chiede Robi invitandoci a riflettere, “nessun partito ha un vero programma eppure si scambiano favori fra i partiti politici e i leader aziendali: voti per lavoro. Quando chiede lavoro la gente sa esattamente a quale partito deve dimostrare di appartenere”. La due giorni antifascista della città di Mostar, che anche quest’anno si tiene all’OKC Abraševic diviene luogo di incontri, proiezioni e discussioni storico-filosofico- politiche in un contesto intellettuale ed estremamente internazionale. Sono presenti infatti al meeting rappresentanti di tutti i balcani: croati di Pula, Rieka, Zagreb, serbi di Novisad, Belgrado e Zrenjanin, bosniaci di Sarajevo, Bihać, Jablanica, Vakuf assieme a tedeschi di Berlino (ALB-Antifaschistische Linke Berlin), belgi, messicani, italiani e austriaci. Uno dei laboratori del festival, tenuto da attivisti del Circolo Anarchico Berneri e dello Spazio Pubblico Autogestito XM24 di Bologna riguarda la serigrafia. Va ricordato che i partigiani che tenevano questa parte di Bosnia sotto controllo riuscirono a nascondere fino alla fine della seconda guerra mondiale una stamperia di giornali periodici e volantini che poi segretamente entravano nelle case di quasi ogni cittadino. Ulteriore contributo italiano al festival viene dai collettivi di mediattivisti indipendenti Teleimmagini e Insutv i quali hanno presentato i loro ultimi progetti, realizzati in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai paesi del Nord Africa e allo stato di emergenza umanitaria decretato dal Governo Italiano il 12 febbraio 2011. Anarchici, comunisti, socialisti, marxisti, leninisti, autonomi, anarco-vegan, tifosi antifascisti insieme per trovare un denominatore comune e sviluppare un metodo per combattere il fascismo, nazionalismo e fondamentalismo e chiaramente per connettersi meglio, diffondere informazione ed ispirare i più giovani dell’ex Yugoslavia, oggi pochissimo coinvolti nella vita politica perché alienati dai processi di ricostruzione L’evento si conclude sulle note di frastornante musica punk di band croate serbe e bosniache le quali, assieme a tutti i partecipanti hanno contribuito a mettere i semi della resistenza in un paese che al momento pare molto lontano dalla speranza di una vita in libertà. Hvala!FLYER
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