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Sulle navi a perdere e la Calabria radioattiva

Il 1982, Giuseppe Nirta, reggente del territorio di San Luca, ha un’ illuminazione: i rifiuti si possono trasformare in oro! Il capocosca venne contattato dall’ allora onorevole Vito Napoli, per conto di Nello Vincelli (sottosegretario ai trasporti) che agiva su mandato del ministro della Difesa socialista Lelio Lagorio. A Nirta fu chiesto di smaltire illecitamente rifiuti per conto di imprese italiane che non sapevano dove mettere e dopo aver avvelenato i lavoratori, avevano deciso di eliminare il materiale senza spendere una lira. Da qui parte il memoriale del pentito Francesco Fonti, colui il quale ha rivelato i metodi di occultamento dei rifiuti utilizzati dalla ‘ndrangheta, il pentito che ha fatto ritrovare la nave affondata a largo di Cetraro. Il memoriale di Fonti (pubblicato a stralci su L’Espresso del 9 giugno 2005) spiega per filo e per segno, tutta la rete composta da servizi segreti, faccendieri (o stakeholder), politici, industriali e mafiosi coinvolti nello smaltimento. Ci racconta come la strada per Bosaso, in Somalia, quella su cui stava indagando Ilaria Alpi con l’aiuto del suo operatore Miran Hrovatin, sia stata costruita da 300 imprese italiane che vi hanno interrato rifiuti tossici e nocivi dal primo all’ultimo metro. Sempre nello stesso memoriale, Fonti, ci racconta che all’inizio i capi della varie famiglie di ‘ndrangheta, non volevano i rifiuti nelle loro terre, ma poi, si sa, il denaro fa miracoli. Oltre alla scoperta delle navi a perdere che erano, ormai, un segreto di pulcinella, da qualche mese si discute (solo in Calabria, si badi bene) dei rifiuti provenienti dalla Pertusola Sud, usati per costruire mezza città di Crotone, comprese scuole e case. Inoltre, qualche settimana fa il sindaco di Cosoleto (RC), Angelo Surace, ha denunciato pubblicamente che nel suo paese si ammalano di tumore troppe, troppe persone. Cosoleto si trova in Aspromonte ed anche lì, gli uomini d’onore (sic!) avrebbero interrato rifiuti tossici, da qui l’aumento esponenziale di neoplasie. Questa è la triste fotografia della Calabria in questo momento. Bisogna dare atto all’assessore all’ambiente Silvio Greco di provare a risolvere la questione, cioè bonificare le aree dove è stata già rilevata una forte radioattività: nella zona dello spiaggiamento della Jolly Rosso, altra nave a perdere, si dice colma di bidoni tossici, mai ritrovati, c’è un tasso di radioattività cinque volte superiore alla media ed i tumori tirodei sono in aumento continuo. Quindici anni di denunce non sono serviti a niente. Addirittura la società Messina, proprietaria della Jolly Rosso e della Cunski (probabilmente, la nave trovata a largo di Cetraro) ha querelato Francesco Cirillo: un giornalista che ha seguito la vicenda dal lontano 1991, anno dello spiaggiamento della Jolly, a differenza di altri giornalisti che rivendicano per se i meriti dello scoop. Cirillo si domanda che armatori (e che uomini) siano questi della Messina ed è una domanda più che leggittima visto ciò che sta venendo fuori dalle indagini. Ovviamente i solerti media nazionali, compreso il tanto difeso TG3, hanno fatto in fretta a dimenticarsi di una terra che si ritrova, senza mai aver avuto un’industria di livello nazionale, radioattiva per l’inabissamento delle navi, tossica per le case costruite con rifiuti e piena di gente che muore di tumore. Dicevamo che la Regione ha stanziato 70000 euro per ritrovare il relitto a largo di Cetraro e non ha i soldi per bonificare le aree in questione (compreso Crotone e Cosoleto), anche se in qualche modo bisognerà trovarli. Il denaro è stato chiesto al ministero dell’Ambiente e più in generale al governo. La risposta di questo governo ‘del fare’ è stata quella di non concedere neanche un incontro, fino a ieri, né all’assessore all’ambiente, né al presidente della regione e neanche al comitato civico Natale De Grazia (capitano di corvetta avvelenato mentre indagava sulle navi affondate nel mediterraneo). Il Ministero degli Interni, che insieme alla Marina fin’ora non hanno mosso un dito, per bocca di Francesco Nitto Palma, sottosegretario agli interni calabrese eletto nel PDL, fa sapere che “prima di parlare di bonifica serve solidità investigativa, non si possono sprecare i soldi della comunità”! Il caro Nitto Palma è ancora lì, non si è dimesso e non è stato preso a calci nel sedere da nessun parlamentare calabrese del suo partito. Visto che la competenza è anche del ministro Maroni, si poteva inventare la scusa che fossero stati dei rumeni ad affondare la nave, magari avrebbe almeno detto qualcosa, ma visto che i fatti in questione non sono avvenuti sul quel ramo del lago di Como, ma in mezzo a quattro terroni zozzi e per di più calabresi si può rispolverare un motto tanto caro a molti uomini di questo governo e di questa maggioranza: “Me ne frego!”. Dal canto suo il ministro dell’Ambiente, a proposito di spreco di risorse della comunità, è inquisito per peculato: la Prestigiacomo, forse il ministro più incompetente (dopo la Gelmini) di questo governo cialtrone, avrebbe fatto shopping con le carte di credito del ministero! Penso che ogni commento sia superfluo. Ad Amantea e nel comprensorio, intanto proseguono iniziative di vario tipo in preparazione della manifestazione nazionale del 24 ottobre. Il quattro ottobre, in un’affollata e partecipata assemblea, si è discusso a lungo delle possibilae soluzione di questo problema che si chiamano bonifica senza se e senza ma.  Io credo, però, che bisognerà fae anche chiarezza su cos’è successo in questi anni per far diventare la Calabria una pattumiera e penso che la lezione da imparare debba essere quella di partecipare di tenere alta la guardia. All’assemblea è venuto finalmente fuori anche il nome di Giorgio Comerio, un personaggio legato ai Servizi che aveva inventato un sistema di interramento dei rifiti, certificato dall’OCSE, che si chiamava Oceanic Disposal Management che consisteva nell’infilare i rifiuti in dei siluri e spararli nei fondali marini. Sul suo sito c’era anche una mappa con i fondali più adatti (il migliore era quello della Sierra Leone). A casa di Comerio sono state trovate le carte con i possibili luoghi degli affondamenti delle navi ed in più il certificato di morte di Ilaria Alpi. C’è un mandato di cattura su di lui, ma l’imprenditore è irreperibile, si dice sia in Sudafrica, così potrà godersi anche i mondiali. Pare che nessuno lo stia cercando, in effetti non è un pericoloso terrorista come Cesare Battisti, ma solo un semplice imprenditore.
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