Il crimine

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Tuesday 27 July 2010 at 1:05 pm
Più di 300 arresti ed ancora siamo solo all’inizio. L’inchiesta denominata Il Crimine, condotta dalle procure di Reggio Calabria e Milano è esplosa come un fulmine a ciel quasi sereno. In Calabria era da un pò che gli arresti si susseguivano, insieme ai sequestri di beni che comunque restano esegui, in rapporto al patrimonio delle ‘ndrine. E’ probabile che ci sia un riassetto mafioso nel dopo Duisburg, punto di snodo delle strategie della ‘ndrangheta e dello Stato. L’ondata di arresti è iniziata in quel periodo, durante il governo Prodi, con buona pace del ministro razzista, Maroni. Questo per dire che sono le procure che fanno le indagini e non i governi che si succedono di volta in volta.

Nessuno potrà dire che non sapeva che la ‘ndrangheta è parte integrante del sistema economico della Lombardia. La regione è governata dal 3 giugno 1994 dal centro destra, quando diventa presidente della regione Lombardia, Paolo Arrigoni della Lega Nord. Dopo un anno gli succede Roberto Formigoni, (dal 27 giugno 1995). In questi anni di governo della Lega e di Formigoni, ne abbiamo sentite di tutti i colori sul problema sicurezza. Hanno  rimbambito i milanesi ed i lombardi con le storielle su migranti, sui rom. Hanno seguito le dichiarazioni tremende di Maroni che disse che bisogna essere cattivi con i clandestini, in un agghiacciante conferenza stampa. Hanno reso impossibile la vita a chi gestiva internet point ed a chi vende kebab. La Moratti, assieme al questore ed al prefetto  di Milano, ha deciso di far girare i propri vigili con degli autobus, adibiti a carceri ambulanti per rinchiuderci dentro i migranti trovati senza documenti. Scene e parole da deportazione, da terzo Reich, da nazi-fascismo. In molti comuni della regione se siei nero è impossibile vivere, grazie a delibere comunali razziste, come se non bastasse la legge criminale, denominata Bossi-Fini. Quando, qualcuno ha obiettato che la ‘ndrangheta si stava mangiando la Lomabardia e che vi si riproducevano fenomeni, come l’omertà, la paura di parlare per strada di certi argomenti, la Moratti rispondeva, sprezzante, che quella non era la vera Milano. Formigoni non ha mai espresso un giudizio di merito su queste questione. In gennaio, il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha sostenuto, che la mafia al nord non esiste. Frasi avventate, è stato frainteso, si dirà. Forse, il prefetto, era troppo impegnato a dare il suo contributo alla lotta al kebab in centro oppure a quei covi di clandestini che sono diventati parchi e panchine pubbliche.

Omertà.

L’omertà, in alcuni paesi della cinta milanese è diventata, uno stile di vita, proprio come in alcune zone della Calabria. Nessuno parla, nessuna denuncia. In Calabria, in realtà, ci sono state persone che hanno deciso di denunciare i propri aguzzini, spesso hanno pagato con la vita, spesso hanno dovuto cambiare aria o sono stati uccisi dalla ‘ndrangheta e da uno Stato che non li ha aiutati.

A Milano, come nella maggior parte della Lombardia, è facilissimo trovare qualcuno pronta a dire che i cinesi puzzano, che copiano il made in Italy e che distruggono l’economia italiana. Sui neri, tante persone sono disposte a dire che devono tornare a casa loro o che, ovviamente, anche loro puzzano. Saranno sprezzanti nel dare questi giudizi. Sarà più difficile trovare qualcuno che parli male o anche solamente che parli degli affari delle cosche e dei mafiosi radicati nel loro quartiere o paese. Certo è più facile prendersela con uno che non ha niente piuttosto che con chi è ricco ed armato. Il coraggio viene meno.

Tante volte si sono espressi giudizi duri sui calabresi, su una società civile deteriorata o inesistente, ma i lombardi che votano Lega Nord, non si rendono conto di quale sia  il loro problema? I piccoli e medi imprenditori, non capiscono che la vera concorrenza sleale la fanno i mafiosi?

Inoltre, si pensa sempre al Sud, come un luogo altro, dove la sanità è in mano a politici e mafiosi senza scrupoli, dove c’è un massiccio voto di scambio. Ora nessuno potrà dire di non sapere che succede la stessa cosa in Lombardia. Dalla clinica Santa Rita, dove si operava la gente per fare soldi all’ ASL di Pavia di cui è stato arrestato il direttore generale, proprio per reati di mafia.

Pacchetti di voti.

Si è letto sui giornali e sentito in televisione, che, pare, ci siano, in Lombardia, circa 500 affiliati. Non è una piccola cifra e preoccupa soprattutto per il fatto che, accanto agli affiliati, non si conosce il numero dei fiancheggiatori esterni, di quelli che agivano per conto delle cosche o in sinergia con esse, tra cui sicuramente molti colletti bianchi, politici ed imprenditori del ricco nord idustrializzato, locomotiva del paese.

Abbiamo solo alcuni esempi. Uno di essi è il direttore generale dell’ ASL di Pavia, Carlo Antonio Chiriaco che sembra essere un personaggio importante al servizio delle cosche. E’ una persona in grado di far confluire voti su un candidato, piuttosto che su un altro. Dalle indagini emerge che i voti venivano convogliati, su esponenti del PDL. Ad esempio, Chiriaco chiedeva di far votare Abelli, un altro pdiellino, il ras politico di Pavia. Se così fosse, Abelli, sarebbe in buona compagnia, c’è più di un consigliere regionale implicato nelle indagini. Secondo il gip del tribunale di Milano, Giuseppe Gennari, ad esempio, Massimo Ponzoni, consigliere regionale del PDL ed ex assessore regionale all’ambiente è “parte del capitale sociale dell’organizzazione”. Anche il mondo dell’impresa non rimane fuori: l’ imprenditore edile Perego, ad esempio, era, anche lui, organico alle cosche, in particolare aveva rapporto con gli Strangio. Di fatto la sua ditta, doveva essere il cavallo di Troia per entrare negli appalti dell’expo 2015, ma ricordiamo che la mafia a Milano non esiste. Leggiamo sul quotidiano on line “Nuova Cosenza” (http://www.nuovacosenza.com):  ‘Il 19 luglio 2010, emerge il nome di Angelo Giammario, consigliere regionale del Pdl e sottosegretario della Regione Lombardia, nell’informativa del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Monza, redatta nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano, che nei giorni scorsi ha portato a un maxi blitz con circa 300 arresti in tutta Italia. Nell’informativa viene riportata una telefonata tra Carlo Antonio Chiriaco, direttore della Asl di Pavia, e Cosimo Barranca, boss del ‘locale’ della ‘Ndrangheta di Milano, entrambi arrestati, nella quale si fa riferimento ”a denaro che per il tramite” di un avvocato, sarebbe dovuto “giungere a Giammario per finanziarsi la campagna elettorale 2010″.’

Anche la Lega Nord non è immune dal contagio mafioso: il Brad Pitt padano, come ama definirsi, Angelo Ciocca è stato fotografato dai carabinieri, mentre parla con il boss Pino Neri, capo de La Lombardia che è il nome che viene dato all’insieme delle cosche che operano nella regione. Pare che, Ciocca, promettesse a Neri di poter spingere un candidato all’interno del suo partito. Silenzio dai vertici dei razzisti verdi. Per restare, in casa PDL, veniamo anche a sapere che Giovanni Zumbo, di professione commercialista, è una talpa della ‘ndrangheta all’interno delle istituzioni. Zumbo, conosce le inchieste, addirittura conosce il numero degli arrestati dell’operazione giudiziaria ed avverte i boss. Questo commercialista è uomo di fiducia di Alberto Sarra. Il sottosegretario nella giunta regionale di Scopelliti però, sminuisce. Non può smentire, il fatto che sempre Zumbo era il suo segretario particolare quando, all’epoca della giunta (sempre di centro destra) guidata da Giuseppe Chiaravaloti, Sarra era assessore al personale. Alle collusione mafiose dei politici si è cercato di porre rimedio in vari modi, ma sembra un’impresa veramente ardua. La maggioranza di centro destra al comune di Milano, governato dalla sindaca Moratti e dal suo vice sindaco sceriffo De Corato, preso atto di questa difficoltà, ha deciso il 20 luglio 2010, di votare contro alla creazione di una commissione antimafia interna al comune. Come si dice? Chi non fa, non falla.

Informazione/i.

Dicevamo che abbiamo ufficialità del fatto che la ‘ndrangheta agisce ed investe al nord ed è in gradi di decidere gli equilibri politici nella regione. Avvicina, compra e fa eleggere i politici della Lega Nord e del PDL.

L’altra conferma è, che ogni decisione dev’essere presa informando le cosche, consorziate, della provincia di Reggio Calabria, che hanno il predominio. Queste cose si sanno già da qualche anno: c’è stata la relazione della commissione antimafia, guidata da Forgione, durante l’ultimo governo Prodi, ci sono pagine e pagine fondamentali scritte da Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (vedi Fratelli di Sangue) o il libro di Laudati e Veltri, Mafia Pulita, che racconta di come le mafie si muovano nell’economia globalizzata, tra appalti, cocaina, ed emergenze varie. E’ noto da anni che il comune di Buccinasco viene chiamato la Platì del nord  e non solo per il numero di emigrati, arrivati nel comune del milanese, ma per la concentrazione mafiosa.

Le grandi firme del giornalismo antimafia nostrano pubblicano articoloni scrivendo che esiste una società minore ed una maggiore di ‘ndranghetisti. Anche i non addetti ai lavori, potevano saperlo almeno dal 2008, quando è uscito Fratelli di sangue di Nicaso e Gratteri. Leggiamo a pagina 8, dell’edizione del gennaio 2009, per Mondadori:

“Per limitare i cruenti conflitti interni e per migliorare sensibilmente la gestione dell’elevato volume di affari in mano alla  ‘ndrangheta, sono stati creati tre mandamenti: quello ionico, da Monasterace a Condufuri; quello centrale, da San Lorenzo a Bagnara; e quello tirrenico, o della Piana, da  Seminara al confine con la provincia di Vibo Valentia. Alcune intercettazioni ambientali hanno confermato, oltre ai nuovi assetti organizzativi, anche l’esistenza di una commissione denominata  <la Provincia>, con funzioni di garanzia, soprattutto tese a evitare o a comporre situazioni di conflittualità tra i vari clan.”.

In tv, continuiamo a sentire belle interviste, dell’ esperto di turno, che, cade nel tranello, tanto caro al nostro giornalismo, del Capo dei capi. Siamo rimasti traumatizzati da Totò Riina. Apprendiamo dalla stampa nazionale (i giornali locali, invece, conoscono sicuramente meglio l’argomento) che la ‘ndrangheta ha cambiato strutture e che adesso c’è un capo supremo, tale Domenico Oppedisano. In realtà, Oppedisano, è a capo di un organismo interno all’organizzazione che è la Provincia, appunto. Essa assomiglia, anche, ad una sorta di consiglio di amministrazione della ‘ndrangheta ed ogni anno viene eletto un presidente a rotazione o se preferiamo, per venire incontro ad alcuni analfabeti con il tesserino da giornalisti, viene eletto il capo dei capi. L’organizzazione criminale calabrese sembra organizzata come un’azienda, con gli azionisti che eleggono un amministratore. Ci sono dei locali che hanno maggiore potere di altri, esattamente come funziona in una società per azioni. Chi ha più azioni, ha maggiore potere decisionale. C’è una grande autonomia organizzativa negli affari e soprattutto, famiglie nemiche, si mettono d’accordo nel momento in cui arriva un appalto sul territorio o un qualsiasi altro affare lucroso. Per i soldi, l’onore può aspettare. Prima di tutto i soldi. I narcos colombiani dicevano por la plata lo que sea.

Come scrive Giuseppe Baldassarro, su Il Quotidiano della Calabria del 14 luglio 2010, autonomia non significa “non dare conto”. Quindi, le ‘ndrine, rendono conto ad un’entità superiore che, però, è composta da loro stessi. Lo dimostrano anche gli ultimi arresti, tra cui quelli di Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Pasquale Libri che avevano fatto nascere una “supercosca”, così l’hanno chiamata i giornalisti, che consisteva in un altro passo verso l’imprenditorialità. Tra le nuove regole, ad esempio, l’obbligo per gli affiliati di pagare tutto quello che compravano nei negozi, dai vestiti, alle macchine, ai pranzi al ristorante. Bisognava essere, però, inflessibili sui pagamenti del pizzo, non ci dovevano essere sconti o pagamenti, diciamo, in natura. Solo soldi.

In realtà, la semplicazione giornalistica è quella a cui assistiamo costantemente per non fare andare in difficoltà quello che in molti giornalisti, soprattutto televisivi, considerano “popolo bue”. Ovviamente, se non s’informa correttamente, il popolo non potrà far altro che ignorare, tanti aspetti di questa ennesima inchiesta sull’organizzazione criminale più potente del mondo.

Criminalità e massoneria.

In Italia è il momento del revival della P2, la loggia massonica che aveva radici in tutti gli apparati dello Stato e, spesso, li controllava in maniera esclusiva. In questa afosa estate del 2010, viene fuori di nuovo, prepotente, una nuova loggia ‘deviata’ che i giornali,  hanno chiamato da subito P3. Pare ne facciano parte politici, imprenditori, faccendieri vari ed addirittura anche Silvio Berlsuconi, già tesserato nella P2 di Licio Gelli e che lo scopo. Nell’ inchiesta denominata “Il Crimine” che a portato in galera trecento tra ‘ndranghetisti, imprenditori e politici, c’è anche più di un massone. Quello più in vista è Pino Neri che pare fosse il capo de La Lombardia, cioè l’organizzazione ‘ndranghetistica della regione governata dal centrodestra dal 1993. Neri è succeduto a Carmelo Novella, ucciso perché voleva rendersi autonomo dalla ‘mamma calabrese’. L’ordine a cui appartiene il boss, secondo quanto dice lui stesso, è “l’ordine dei cavalieri di Cipro, detto della Spada e del Silenzio”. Da alcune intercettazioni si  scopre che anche un altro affiliato di rilievo è un pezzo grosso della massoneria: Rocco Coluccio. Non è che si vuole intavolare un processo alla massoneria, ma è lecito chiedersi se questa associazione, con aderenti segreti, è solo “un modo per stare insieme”, per darsi un aiuto reciproco, senza complotti e favoritismi oppure è il luogo non fisico dove, spesso, s’intrecciano affari non sempre puliti e dove si decidono appalti, processi e nomine, come mai la ‘ndrangheta ne fa parte? Come mai, alla fine della seconda guerra di ‘ndrangheta (1991, circa 700 morti), venne reso possibile ciò che prima era proibito agli uomini delle ‘ndrine, cioè entrare nella massoneria? Uno dei vantaggi che da far parte della società superiore e della Santa è poter diventare massone. Sarà solo una questione di prestigio all’interno della propria comunità?

Chiesa e ‘ndrangheta.

Guido Palange autore del libro, La regina dei tre seni, Rubettino editore, scrive, in una breve biografia di Massaro Peppe, al secolo Giuseppe Delfino, carabiniere regio, nemico dei mafiosi: “…in occasione d’ un appuntamento irrinunciabile per gli aspromontani quale era la festa della Madonna di Polsi, concedeva ai malviventi la tregua di un giorno, e magari lui stesso si metteva a ballare la rituale tarantella gomito a gomito con questo o quel ricercato…”.

Apprendiamo da queste brevi righe che già all’inizio del ’900, la festa per la Madonna di Polsi era un evento a cui partecipavano mafiosi e non mafiosi, visto che questo evento religioso è molto sentito in tutta la Calabria.

Mi vorrei soffermare sul fatto che, però, già da allora gli ‘ndranghetisti partecipavano ai rituali e via negli anni, hanno preso il controllo della festa. Com’è successo per l’ affruntata di Sant’ Onofrio, sospesa quest’anno per non dare spazio, visibilità e prestigio alle ‘ndrine locali. Il rapporto con la religione degli ‘ndranghetisti è molto forte. Infatti, nel rituale di affiliazione per entrare nella ‘ndrangheta, viene bruciato un santino nella mano del nuovo adepto. Le festività religiose vengono usate, non solo dalla ‘ndrangheta, come momenti per accrescere il prestigio all’interno della propria comunità, magari donando grosse somme di denaro che finiscono nella parrocchia.

Le immagini degli ‘ndranghetisti che si riuniscono al santuario di Polsi, nel comune di San Luca (ecco perché viene chiamato mamma della ‘ndrangheta) hanno fatto il giro del mondo. Le gerarchie ecclesiastiche tollerano da anni che queste assemblee si tengano nei giorno dei festeggiamenti. In un’ intercettazione telefonica si sente Oppedisano che dice a Domenico Gangemi (uomo d’onore residente a Genova) che c’è la riunione a Polsi e che bisogna andarci. Il vescovo di Locri-Gerace, Giuseppe Fiorini Morosini, ha scritto una lettera agli uomini delle ‘ndrine, chiedendogli, che senso abbia andare a Polsi ad incontrarsi e cosa c’entrano loro con la religione. In alcune dichiarazione precendenti invitava “…a non chiudere gli occhi sulla tradizione religiosa di Polsi che affonda in secoli lontani.”. Sicuramente è così, ma gli occhi mi pare che li abbiano chiusi tutti i vescovi e molti dei preti che hanno prestato servizio in queste zone. Anche dopo la strage di Duisburg, non si è riusciti ad avere una condanna unanime, sottolineo unanime, della strage e della ‘ndrangheta. Sarebbe interessante sapere, con chiarezza, quale ruolo svolge l’istituzione ecclesiastica calabrese nella lotta alle mafie, perché ancora non si è capita. Al di là dei proclami e delle pochissime persone che hanno provato a cambiare lo stato delle cose (gente prontamente trasferita in altra sede), la Chiesa calabrese non riesce ancora  a staccarsi dal suo ancestrale legame con la ‘ndrangheta che, ha portato, spesso sacerdoti ad abbracciare un’altra religione, cioè quella delle cosche. Un altro elemento da ricordare, a proposito di religione, è che la ‘ndrangheta fonda il suo potere e la sua coesione sul denaro, ma anche sui rituali. Ci sono i giovani avvocati, figli di boss che parlano tre lingue, che concludono affare in Messico, Spagna, Russia che parlano di project financing, di general contractors, ma quello che tiene unite le cosche è il sentimento comune di appartenenza che si può creare solo attraverso i riti ed ad un proprio orizzonte culturale, con miti, eroi, santi e madonne, visto che siamo pur sempre nella cattolicissima terra di Calabria da dove nasce e si propaga questa malapianta.

Claudio Metallo

Canta che non passa

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Monday 24 May 2010 at 10:43 am

Il 4 maggio 2010, a Rosarno viene arrestato Antonio Magnoli. Ricercato, a livello internazionale, per aver violato la legge sugli stupefacenti e per associazione a delinquere. Questo recitano i comunicati stampa. Sicuramente non era ricercato per detenzioni di erba ad uso personale, ma più probabilmente per raffinazione di stupefacenti e narcotraffico. Staremo a vedere, però è curioso che questo personaggio sia stato arrestato proprio a Rosarno, o meglio è strano che un italo francese (Magnoli è nato ad Antibes, vicino Cannes) abbia scelto la piana di Gioia Tauro ed in particolare Rosarno, per la sua latitanza.

Su Antibes, Victor Hugo scriveva: “Qui tutto splende, tutto fiorisce, tutto canta.”. Nonostante un detto di ‘ndrangheta reciti: «Davanti alla gran curti non si parra, pochi paroli e cull’occhiuzzi ‘nterra, l’omu chi parra assai sempre la sgarra! Culla sua stessa lingua s’assutterra», anche in Calabria si canta e si ascolta la radio. A Rosarno dove c’era una stazione in fm, Radio Olimpia, a disposizione dei clan per mandarsi messaggi in codice, tramite dediche o canzoni specifiche. Giustamente, fa notare Claudio Cordova (http://claudiocordova.wordpress.com/) in un suo articolo, Lezioni di mafia, radio abusive, donne cassiere. Il clan Pesce di Rosarno, come, questa, sia l’ennesima prova della fusione tra arcaicità e modernità della ‘ndrangheta. Inoltre c’è da notare che le donne del clan sono di più e hanno maggior peso di quelle della nuova giunta regionali Scopelliti.

A Rosarno questo inizio di maggio è stato parecchio movimentato. Oltre all’arrivo in pompa magna dei sindacati per il 1° maggio, ci sono stati una raffica di arresti e di sequestri di beni mafiosi. Gratteri ha, giustamente, ricordato al ministro (sic!) La Russa che il governo non c’entra nulla con questi, così detti, colpi inferti alle cosche. Visto che le indagini le fa la magistratura e gli arresti gli sbirri. A me piace immaginare, anche se non è così, che questa disarticolazione delle cosche rosarnesi dei Pesce-Bellocco, sia un omaggio a Giuseppe Valarioti, segretario della sezione del Partito Comunista di Rosarno, a trenta anni dal suo omicidio, avvenuto il 10 giugno del 1980, dopo la vittoria alle elezioni amministrative.

Non esistono canzoni dedicate a Peppe Valarioti, ma ne esiste almeno una dedicata a Gregorio Bellocco ed è contenuta nel disco Pensieri di un latitante. La canzone descrive le presunte virtù di questo boss, che prima dell’arresto era nella famigerata lista dei trenta latitanti più pericolosi. Il testo racconta di come i fiumi si siano prosciugati dopo l’ingiusto arresto di questo galantuomo, ritenuto mandante dell’omicidio di Franco Girardi, colpevole di non aver protetto adeguatamente la latitanza di Antonino Bellocco, facendolo arrestare.
Pare che, la canzone dedicata al capomafia rosarnese, sia stata scritta e cantata dal cugino Giuseppe Bellocco, all’epoca latitante ed arrestato nel 2007.
Questo fatto indica che molte delle canzoni delle ‘ndrangheta vengono registrate in maniera amatoriale, anche perché, ormai, la tecnologia permette di registrare con una buona qualità audio, anche in casa.

Esistono anche delle etichette che si occupano di distribuire cd con i canti di malavita. Ad esempio a Reggio Calabria c’è l’ Elca sound che dice di pubblicare questi dischi per ragioni folcloristiche e commerciali, visto che questo materiale si vende benissimo anche all’estero. Ad esempio, tra il 2000 ed il 2005, fece scalpore l’uscita della raccolta musicale sui canti della ‘ndrangheta: La Musica della mafia. Nei tre cd che componevano la raccolta c’erano i pezzi storici del repertorio, diciamo, malavitoso calabrese. Brani che si potevano ritrovare in cd e musicassette in vendita sulle bancarelle di mezza Calabria, durante fiere, mercati e feste patronali. La raccolta vendette, solo tra Germania e Francia, circa 150000 copie e suscitò l’interesse dei media stranieri. I giornalisti di questi due paesi, cominciarono a scrivere che queste raccolte, in Italia, venivano censurate e montarono un caso sulla libertà di espressione. Tutto ridicolo, visto che quei brani hanno sempre circolato liberamente, nonostante, alcuni di essi, travalichino ampiamente l’apologia di reato. Francesca Viscione, autrice del libro La globalizzazione delle cattive idee, mafia musica e mass media, spiega, in un’intervista rilasciata per il blog La voce di Fiore: “Gli attacchi dei giornali d’oltralpe al nostro Mezzogiorno furono violentissimi e strumentali. Gli abitanti furono definiti rozzi, violenti e brutali. I tedeschi, purché non andassero sull’Aspromonte, potevano starsene tranquilli (!) a casa loro. Amanti della musica etnica e della cultura selvaggia e ribelle ballarono tarantelle mafiose. Pestando i piedi su quelli che, credevano, fossero solo morti nostri.”
Nel catalogo della casa discografica reggina, Elca Sound, ci sono vari artisti, tra cui Otello Profazio e c’è anche una meritoria pubblicazione di Fred Scotti (conosciuto anche come Ciccio Freddi Scotti), autore di Tarantella guappa, ripresa anche nel bellissimo disco di Daniele Sepe, Jurnateri. Scotti, il cui vero nome era Francesco Scarpelli, fu ucciso per aver infastidito la moglie di un guappo cosentino, il 13 aprile del 1971. Sempre nel catalogo Elca c’è anche il disco di un simpatico giovanotto Angelo Mauro. Acquistando il suo cd si partecipa ad uno straordinario conocorso: Angelo Mauro a casa tua. Il concorso è, purtroppo, scaduto nel 2009.

Esiste tutta una tradizione di canzoni dedicate ai carcerati, ai delitti d’onore che effettivamente, ci piaccia o no, rientrano nei canti tradizionali, come le ballate dedicate al brigante Giuseppe Musolino, in cui egli appare come un uomo vittima di un’ ingiustizia, mentre invece era un noto prepotente e mezzo ‘ndranghetista. Sempre Francesca Viscione ci dice a proposito della tradizione popolare: “Quando si parla di cultura popolare si parla di una cultura millenaria, e soprattutto di una cultura estremamente condivisa.”. Quella dei briganti e del brigantaggio, si può considerare, indubbiamente, “cultura estremamente condivisa”. Tra l’altro , proprio Musolino, è stato interpretato dal bello dei melodrammi italiani degli anni ’50, Amedeo Nazzari, nel film Il Brigante Musolino (1950) di Mario Camerini. La protagonista femminile del film è, invece, Silvana Mangano. A livello storico, il lungometraggio, in pratica conserva solo il nome del protagonista.

Oltre a cantanti come Angelo Mauro o Frank Vagabondo, l’ Elca produce anche musicisti che descrivono la vita del latitante, le regole della ‘ndragheta, che cantano le prodezze di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, i tre cavalieri spagnoli che arrivarono in Calabria, Sicilia e Campania per fondare “li regoli sociali”, come canta El Domingo in una sua canzone ‘Ndrangheta, camurra e mafia, che racconta l’affiliazione di un giovanotto in maniera dettagliata, nella falsa ottica delle fandonie di queste organizzazione criminali. Non voglio fare l’apologia de El Domingo, però devo ammettere che ha una bellissima voce a differenza di altri cantori di malavita che non si possono ascoltare e che fanno sorgere un sentimento di vendetta per l’offesa recata alla  musica. Oltre a questo cantante con nome d’arte spagnoleggiante, ci sono altri cantanti della mafiosità e ci sono soprattutto i cd. Alcuni titoli: Cu sgarra paga!. Un disco che ha in copertina un uomo morto ammazzato con la camicia sporca di sangue. Tra i titoli delle canzoni, non possiamo non notare: Appartegnu all’onorata, E diventai picciottu e l’indimenticabile Sangu chiama Sangu. Contenuti anche ne La Musica della mafia. L’inizio dell’ultimo pezzo citato (Sangu chiama Sangu) è fantastico: ci sono due tizi che si parlano prima di un duello col coltello il dialogo tra due finisce con Roccu ‘u calabrisi che dice a Turi ‘u palermitanu “Porto ‘na ‘mbasciata pe’ cuntu ‘i me frati. ‘Nfami” e poi la canzone prosegue: “Non eri malandrinu, ma tradituri. Non eri camurrista, ma deliquenti.”, insinuando l’idea che il maladrino non è traditore e che il camorrista non è un semplice delinquente, ma uomo d’onore che rispetta le leggi non scritte, ma giusta delle ‘ndrine.  Altri titoli che non passano inosservati sono Vangelu ‘i malavita, ma anche I tre cavalieri di Spagna oppure Onorata Società che contiene i brani: Riconoscere la società e Comu se forma se sforma. Comunque, tra i titoli delle canzoni, secondo me, vince Mori Carogna. Questi titoli danno il senso di come, le canzoni della ‘ndrangheta non siano semplici inni, ma appartengano di fatto alla cultura (in senso aulico) mafiosa. Ad esempio nel pezzo Cu sgarra paga, si racconto di una riunione in cui si decide di uccidere ‘un infame’. Nel brano si parla esplicitamente del fatto che ci sono alcune violazioni che possono essere perdonate pagando pegno e si chiamano trascuranza, in altri casi, come denunciare un mafioso, si paga con la vita. Effettivamente esiste questo sistema di leggi interne alla ‘ndrangheta per le trascuranze si può arrivare fino all’espulsione dalla società (cosa che non avviene, quasi, mai, di solito si può uscire solo morti), passando per il pagamento di un’ ammenda e altro. Lo sgarro dell’ infamità è punito, come scrivevo prima con la morte.

I temi trattati sono sempre gli stessi, l’infame che parla e paga, le forze dell’ordine senza onore ed in particolare si persegue l’inganno che gli ‘ndranghetisti siano  ‘uomini migliori’, che fanno e ricercano il bene per loro, i familiari, ma anche per il popolo. Una sonora falsità o se preferite un’ onorata falsità. Una bugia costruita ad arte, visto che la forza della ‘ndrangheta sul territorio si forma con la paura e la violenza e che, con la complicità di gran parte della classe politica calabrese ed imprenditoriale (del Sud e del Nord), il diritto si è trasformato in favore, in piacire. Ricordava Antonio Nicaso, nel libro La Malapianta, scritto con Gratteri, che anche i cani capiscono che bisogna tenere pulita la propria cuccia. Invece, gli ‘ndranghetisti, che si fanno omaggiare con canzoni e ballate, guadagnano miliardi di euro facendo rimanere la Calabria una delle regione più povere d’ Europa e ne inquinano fiumi, mari, laghi e montagne.  Altro che Appartegnu all’onorata. Loro possono permettersi di ascoltare queste belle canzoni nei mari più limpidi del mondo, lontani dalle coste che hanno cercato di distruggere con risultati, purtroppo migliori di molti cantanti impegnati ad esaltarne le gesta.

Claudio Metallo da Cultura Calabrese


Sulle navi a perdere e la Calabria radioattiva

Posted under Local news by Kioshi on Monday 5 October 2009 at 2:13 pm

Il 1982, Giuseppe Nirta, reggente del territorio di San Luca, ha un’ illuminazione: i rifiuti si possono trasformare in oro! Il capocosca venne contattato dall’ allora onorevole Vito Napoli, per conto di Nello Vincelli (sottosegretario ai trasporti) che agiva su mandato del ministro della Difesa socialista Lelio Lagorio. A Nirta fu chiesto di smaltire illecitamente rifiuti per conto di imprese italiane che non sapevano dove mettere e dopo aver avvelenato i lavoratori, avevano deciso di eliminare il materiale senza spendere una lira. Da qui parte il memoriale del pentito Francesco Fonti, colui il quale ha rivelato i metodi di occultamento dei rifiuti utilizzati dalla ‘ndrangheta, il pentito che ha fatto ritrovare la nave affondata a largo di Cetraro. Il memoriale di Fonti (pubblicato a stralci su L’Espresso del 9 giugno 2005) spiega per filo e per segno, tutta la rete composta da servizi segreti, faccendieri (o stakeholder), politici, industriali e mafiosi coinvolti nello smaltimento. Ci racconta come la strada per Bosaso, in Somalia, quella su cui stava indagando Ilaria Alpi con l’aiuto del suo operatore Miran Hrovatin, sia stata costruita da 300 imprese italiane che vi hanno interrato rifiuti tossici e nocivi dal primo all’ultimo metro.
Sempre nello stesso memoriale, Fonti, ci racconta che all’inizio i capi della varie famiglie di ‘ndrangheta, non volevano i rifiuti nelle loro terre, ma poi, si sa, il denaro fa miracoli. Oltre alla scoperta delle navi a perdere che erano, ormai, un segreto di pulcinella, da qualche mese si discute (solo in Calabria, si badi bene) dei rifiuti provenienti dalla Pertusola Sud, usati per costruire mezza città di Crotone, comprese scuole e case. Inoltre, qualche settimana fa il sindaco di Cosoleto (RC), Angelo Surace, ha denunciato pubblicamente che nel suo paese si ammalano di tumore troppe, troppe persone. Cosoleto si trova in Aspromonte ed anche lì, gli uomini d’onore (sic!) avrebbero interrato rifiuti tossici, da qui l’aumento esponenziale di neoplasie.
Questa è la triste fotografia della Calabria in questo momento. Bisogna dare atto all’assessore all’ambiente Silvio Greco di provare a risolvere la questione, cioè bonificare le aree dove è stata già rilevata una forte radioattività: nella zona dello spiaggiamento della Jolly Rosso, altra nave a perdere, si dice colma di bidoni tossici, mai ritrovati, c’è un tasso di radioattività cinque volte superiore alla media ed i tumori tirodei sono in aumento continuo. Quindici anni di denunce non sono serviti a niente. Addirittura la società Messina, proprietaria della Jolly Rosso e della Cunski (probabilmente, la nave trovata a largo di Cetraro) ha querelato Francesco Cirillo: un giornalista che ha seguito la vicenda dal lontano 1991, anno dello spiaggiamento della Jolly, a differenza di altri giornalisti che rivendicano per se i meriti dello scoop. Cirillo si domanda che armatori (e che uomini) siano questi della Messina ed è una domanda più che leggittima visto ciò che sta venendo fuori dalle indagini. Ovviamente i solerti media nazionali, compreso il tanto difeso TG3, hanno fatto in fretta a dimenticarsi di una terra che si ritrova, senza mai aver avuto un’industria di livello nazionale, radioattiva per l’inabissamento delle navi, tossica per le case costruite con rifiuti e piena di gente che muore di tumore.
Dicevamo che la Regione ha stanziato 70000 euro per ritrovare il relitto a largo di Cetraro e non ha i soldi per bonificare le aree in questione (compreso Crotone e Cosoleto), anche se in qualche modo bisognerà trovarli. Il denaro è stato chiesto al ministero dell’Ambiente e più in generale al governo. La risposta di questo governo ‘del fare’ è stata quella di non concedere neanche un incontro, fino a ieri, né all’assessore all’ambiente, né al presidente della regione e neanche al comitato civico Natale De Grazia (capitano di corvetta avvelenato mentre indagava sulle navi affondate nel mediterraneo). Il Ministero degli Interni, che insieme alla Marina fin’ora non hanno mosso un dito, per bocca di Francesco Nitto Palma, sottosegretario agli interni calabrese eletto nel PDL, fa sapere che “prima di parlare di bonifica serve solidità investigativa, non si possono sprecare i soldi della comunità”! Il caro Nitto Palma è ancora lì, non si è dimesso e non è stato preso a calci nel sedere da nessun parlamentare calabrese del suo partito. Visto che la competenza è anche del ministro Maroni, si poteva inventare la scusa che fossero stati dei rumeni ad affondare la nave, magari avrebbe almeno detto qualcosa, ma visto che i fatti in questione non sono avvenuti sul quel ramo del lago di Como, ma in mezzo a quattro terroni zozzi e per di più calabresi si può rispolverare un motto tanto caro a molti uomini di questo governo e di questa maggioranza: “Me ne frego!”.
Dal canto suo il ministro dell’Ambiente, a proposito di spreco di risorse della comunità, è inquisito per peculato: la Prestigiacomo, forse il ministro più incompetente (dopo la Gelmini) di questo governo cialtrone, avrebbe fatto shopping con le carte di credito del ministero! Penso che ogni commento sia superfluo. Ad Amantea e nel comprensorio, intanto proseguono iniziative di vario tipo in preparazione della manifestazione nazionale del 24 ottobre. Il quattro ottobre, in un’affollata e partecipata assemblea, si è discusso a lungo delle possibilae soluzione di questo problema che si chiamano bonifica senza se e senza ma.  Io credo, però, che bisognerà fae anche chiarezza su cos’è successo in questi anni per far diventare la Calabria una pattumiera e penso che la lezione da imparare debba essere quella di partecipare di tenere alta la guardia. All’assemblea è venuto finalmente fuori anche il nome di Giorgio Comerio, un personaggio legato ai Servizi che aveva inventato un sistema di interramento dei rifiti, certificato dall’OCSE, che si chiamava Oceanic Disposal Management che consisteva nell’infilare i rifiuti in dei siluri e spararli nei fondali marini. Sul suo sito c’era anche una mappa con i fondali più adatti (il migliore era quello della Sierra Leone). A casa di Comerio sono state trovate le carte con i possibili luoghi degli affondamenti delle navi ed in più il certificato di morte di Ilaria Alpi. C’è un mandato di cattura su di lui, ma l’imprenditore è irreperibile, si dice sia in Sudafrica, così potrà godersi anche i mondiali. Pare che nessuno lo stia cercando, in effetti non è un pericoloso terrorista come Cesare Battisti, ma solo un semplice imprenditore.


Europaradiso: occhio ad abbassare la guardia

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Sunday 18 January 2009 at 2:45 pm

Come posso fare se ho voglia di devastare un territorio e riciclare 7 miliardi di euro?
E’ semplicissimo! Mi presento in un posto dove il tasso di disoccupazione è altissimo e propongo qualche posto di lavoro che i politici locali potranno assegnare a loro piacimento.
Si potrebbe provare così, ma per fortuna (almeno per ora) non sempre i prepotenti, i corruttori ed i mafiosi vincono.
Il 21 giugno del 2005 arriva al consiglio comunale di Crotone un arcigno uomo d’affari Israeliano, si chiama David Appel.
Si trova lì per proporre alla città dove Pitagora fondò la sua famosa scuola, un mega complesso turistico (che dovrebbe ospitare 14000 persone) alla foce del fiume Neto.
La zona prescelta è una delle più belle ed incotaminate della Calabria, terra già martoriata dall’abusivismo edilizio e dalla mancanza (voluta o meno) di piani regolatori in molti comuni.
Le istituzioni locali tentennano. Appel promette 10000 posti di lavoro.
Il comune di Crotone, guidato dal sindaco Peppino Vallone (ex Margherita) da il suo via libera.
In città ( ed in regione), però, parecchie persone s’interrogano sull’impatto ambientale che avrà questa opera faraonica.
A Crotone ed in Calabria nasce un movimento contrario ad Europaradiso, si raccolgono firme, si fanno manifestazioni, si chiede di rivedere l’approvazione del progetto.
Ma chi è questo David Appel, che arriva in Calabria e mette sul piatto 7 sette miliardi di euro per costruire questo (euro) paradiso?
E’ presto detto:
David Appel è un signore che nel 1997 ha cercato di realizzare lo stesso progetto sull’isola di Patroklos, in Grecia. Secondo la polizia israeliana pagò tangenti ad alcuni esponenti politici vicini a Sharon per sponsorizzare la sua operazione.
Quando i sospetti cominciarono a diventare realtà ed il progetto sfumò, ma lo scandalo fece tremare il governo israeliano. Appel venne, anche, accusato di aver cercato di corrompere le autorità greche per realizzare il villaggio turistico (http://www.haaretz.com/hasen/pages/ShArt.jhtml?itemNo=386304, il quale riporta, dettagliatamente, l’accusa di corruzione di pubblici ufficiali, violazione dell’art. 291 del codice penale israeliano 5737/1977, inflitta a David Appel dai pubblici ministeri Rahel Shiber ed Ella Rubinek il 21 gennaio 2004.). Nel 2003 viene coinvolto in un’altra indagine accusato di voto di scambio.
Insomma perché non fidarsi di questa simpatica personcina.
Comunque, dopo le scoperte sugli affari di Appel, la gente è sempre più restia a concedere ad un simile personaggio un luogo non toccato dalla speculazione edilizia e dall’inquinamento selvaggio. Inoltre appare chiaro che un tipo come Appel in una regione controllata dalla ‘ndrangheta non potesse dare molte garanzie di legalità. Come si dice giù da noi: “A tia lupu arruccumannu ‘e piacure”.
Dopo le varie proteste il comune ritira l’approvazione, la provincia e la regione decidono di non dare il parere positivo al progetto. La regione Calabria chiede anche l’istituzione di una Zona di Protezione Speciale nella zona della foce del Neto per le caratteristiche ambientali del tutto rare ed incomparabili.
L’affare Europaradiso entra nell’inchiesta della procura di Catanzaro chiamata Poseidone e nell’inchiesta Perseus.
Sembra che Appel non avrebbe messo un euro di tasca sua, anzi i soldi erano quelli di altri simpatici signori appartenenti alla ‘ndrina di Cutro, Grande Aracri ed a i Russelli di Papanice (dove da poco è scoppiata una faida che ha già fatto parecchi morti) che pensavano di riciclare qualche miliardo di euro e fare un investimento che sicuramente avrebbe anche portato dei contributi pubblici.
Le indagini bancarie hanno riscontrato sui conti bancari del signor Appel movimenti di milioni di euro senza giustificazione.
Nota di colore: esiste ancora un sito internet ed un comitato a favore del progetto

www.sciroccorosso.org/Europaradiso.mht


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