Il crimine

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Tuesday 27 July 2010 at 1:05 pm
Più di 300 arresti ed ancora siamo solo all’inizio. L’inchiesta denominata Il Crimine, condotta dalle procure di Reggio Calabria e Milano è esplosa come un fulmine a ciel quasi sereno. In Calabria era da un pò che gli arresti si susseguivano, insieme ai sequestri di beni che comunque restano esegui, in rapporto al patrimonio delle ‘ndrine. E’ probabile che ci sia un riassetto mafioso nel dopo Duisburg, punto di snodo delle strategie della ‘ndrangheta e dello Stato. L’ondata di arresti è iniziata in quel periodo, durante il governo Prodi, con buona pace del ministro razzista, Maroni. Questo per dire che sono le procure che fanno le indagini e non i governi che si succedono di volta in volta.

Nessuno potrà dire che non sapeva che la ‘ndrangheta è parte integrante del sistema economico della Lombardia. La regione è governata dal 3 giugno 1994 dal centro destra, quando diventa presidente della regione Lombardia, Paolo Arrigoni della Lega Nord. Dopo un anno gli succede Roberto Formigoni, (dal 27 giugno 1995). In questi anni di governo della Lega e di Formigoni, ne abbiamo sentite di tutti i colori sul problema sicurezza. Hanno  rimbambito i milanesi ed i lombardi con le storielle su migranti, sui rom. Hanno seguito le dichiarazioni tremende di Maroni che disse che bisogna essere cattivi con i clandestini, in un agghiacciante conferenza stampa. Hanno reso impossibile la vita a chi gestiva internet point ed a chi vende kebab. La Moratti, assieme al questore ed al prefetto  di Milano, ha deciso di far girare i propri vigili con degli autobus, adibiti a carceri ambulanti per rinchiuderci dentro i migranti trovati senza documenti. Scene e parole da deportazione, da terzo Reich, da nazi-fascismo. In molti comuni della regione se siei nero è impossibile vivere, grazie a delibere comunali razziste, come se non bastasse la legge criminale, denominata Bossi-Fini. Quando, qualcuno ha obiettato che la ‘ndrangheta si stava mangiando la Lomabardia e che vi si riproducevano fenomeni, come l’omertà, la paura di parlare per strada di certi argomenti, la Moratti rispondeva, sprezzante, che quella non era la vera Milano. Formigoni non ha mai espresso un giudizio di merito su queste questione. In gennaio, il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha sostenuto, che la mafia al nord non esiste. Frasi avventate, è stato frainteso, si dirà. Forse, il prefetto, era troppo impegnato a dare il suo contributo alla lotta al kebab in centro oppure a quei covi di clandestini che sono diventati parchi e panchine pubbliche.

Omertà.

L’omertà, in alcuni paesi della cinta milanese è diventata, uno stile di vita, proprio come in alcune zone della Calabria. Nessuno parla, nessuna denuncia. In Calabria, in realtà, ci sono state persone che hanno deciso di denunciare i propri aguzzini, spesso hanno pagato con la vita, spesso hanno dovuto cambiare aria o sono stati uccisi dalla ‘ndrangheta e da uno Stato che non li ha aiutati.

A Milano, come nella maggior parte della Lombardia, è facilissimo trovare qualcuno pronta a dire che i cinesi puzzano, che copiano il made in Italy e che distruggono l’economia italiana. Sui neri, tante persone sono disposte a dire che devono tornare a casa loro o che, ovviamente, anche loro puzzano. Saranno sprezzanti nel dare questi giudizi. Sarà più difficile trovare qualcuno che parli male o anche solamente che parli degli affari delle cosche e dei mafiosi radicati nel loro quartiere o paese. Certo è più facile prendersela con uno che non ha niente piuttosto che con chi è ricco ed armato. Il coraggio viene meno.

Tante volte si sono espressi giudizi duri sui calabresi, su una società civile deteriorata o inesistente, ma i lombardi che votano Lega Nord, non si rendono conto di quale sia  il loro problema? I piccoli e medi imprenditori, non capiscono che la vera concorrenza sleale la fanno i mafiosi?

Inoltre, si pensa sempre al Sud, come un luogo altro, dove la sanità è in mano a politici e mafiosi senza scrupoli, dove c’è un massiccio voto di scambio. Ora nessuno potrà dire di non sapere che succede la stessa cosa in Lombardia. Dalla clinica Santa Rita, dove si operava la gente per fare soldi all’ ASL di Pavia di cui è stato arrestato il direttore generale, proprio per reati di mafia.

Pacchetti di voti.

Si è letto sui giornali e sentito in televisione, che, pare, ci siano, in Lombardia, circa 500 affiliati. Non è una piccola cifra e preoccupa soprattutto per il fatto che, accanto agli affiliati, non si conosce il numero dei fiancheggiatori esterni, di quelli che agivano per conto delle cosche o in sinergia con esse, tra cui sicuramente molti colletti bianchi, politici ed imprenditori del ricco nord idustrializzato, locomotiva del paese.

Abbiamo solo alcuni esempi. Uno di essi è il direttore generale dell’ ASL di Pavia, Carlo Antonio Chiriaco che sembra essere un personaggio importante al servizio delle cosche. E’ una persona in grado di far confluire voti su un candidato, piuttosto che su un altro. Dalle indagini emerge che i voti venivano convogliati, su esponenti del PDL. Ad esempio, Chiriaco chiedeva di far votare Abelli, un altro pdiellino, il ras politico di Pavia. Se così fosse, Abelli, sarebbe in buona compagnia, c’è più di un consigliere regionale implicato nelle indagini. Secondo il gip del tribunale di Milano, Giuseppe Gennari, ad esempio, Massimo Ponzoni, consigliere regionale del PDL ed ex assessore regionale all’ambiente è “parte del capitale sociale dell’organizzazione”. Anche il mondo dell’impresa non rimane fuori: l’ imprenditore edile Perego, ad esempio, era, anche lui, organico alle cosche, in particolare aveva rapporto con gli Strangio. Di fatto la sua ditta, doveva essere il cavallo di Troia per entrare negli appalti dell’expo 2015, ma ricordiamo che la mafia a Milano non esiste. Leggiamo sul quotidiano on line “Nuova Cosenza” (http://www.nuovacosenza.com):  ‘Il 19 luglio 2010, emerge il nome di Angelo Giammario, consigliere regionale del Pdl e sottosegretario della Regione Lombardia, nell’informativa del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Monza, redatta nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano, che nei giorni scorsi ha portato a un maxi blitz con circa 300 arresti in tutta Italia. Nell’informativa viene riportata una telefonata tra Carlo Antonio Chiriaco, direttore della Asl di Pavia, e Cosimo Barranca, boss del ‘locale’ della ‘Ndrangheta di Milano, entrambi arrestati, nella quale si fa riferimento ”a denaro che per il tramite” di un avvocato, sarebbe dovuto “giungere a Giammario per finanziarsi la campagna elettorale 2010″.’

Anche la Lega Nord non è immune dal contagio mafioso: il Brad Pitt padano, come ama definirsi, Angelo Ciocca è stato fotografato dai carabinieri, mentre parla con il boss Pino Neri, capo de La Lombardia che è il nome che viene dato all’insieme delle cosche che operano nella regione. Pare che, Ciocca, promettesse a Neri di poter spingere un candidato all’interno del suo partito. Silenzio dai vertici dei razzisti verdi. Per restare, in casa PDL, veniamo anche a sapere che Giovanni Zumbo, di professione commercialista, è una talpa della ‘ndrangheta all’interno delle istituzioni. Zumbo, conosce le inchieste, addirittura conosce il numero degli arrestati dell’operazione giudiziaria ed avverte i boss. Questo commercialista è uomo di fiducia di Alberto Sarra. Il sottosegretario nella giunta regionale di Scopelliti però, sminuisce. Non può smentire, il fatto che sempre Zumbo era il suo segretario particolare quando, all’epoca della giunta (sempre di centro destra) guidata da Giuseppe Chiaravaloti, Sarra era assessore al personale. Alle collusione mafiose dei politici si è cercato di porre rimedio in vari modi, ma sembra un’impresa veramente ardua. La maggioranza di centro destra al comune di Milano, governato dalla sindaca Moratti e dal suo vice sindaco sceriffo De Corato, preso atto di questa difficoltà, ha deciso il 20 luglio 2010, di votare contro alla creazione di una commissione antimafia interna al comune. Come si dice? Chi non fa, non falla.

Informazione/i.

Dicevamo che abbiamo ufficialità del fatto che la ‘ndrangheta agisce ed investe al nord ed è in gradi di decidere gli equilibri politici nella regione. Avvicina, compra e fa eleggere i politici della Lega Nord e del PDL.

L’altra conferma è, che ogni decisione dev’essere presa informando le cosche, consorziate, della provincia di Reggio Calabria, che hanno il predominio. Queste cose si sanno già da qualche anno: c’è stata la relazione della commissione antimafia, guidata da Forgione, durante l’ultimo governo Prodi, ci sono pagine e pagine fondamentali scritte da Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (vedi Fratelli di Sangue) o il libro di Laudati e Veltri, Mafia Pulita, che racconta di come le mafie si muovano nell’economia globalizzata, tra appalti, cocaina, ed emergenze varie. E’ noto da anni che il comune di Buccinasco viene chiamato la Platì del nord  e non solo per il numero di emigrati, arrivati nel comune del milanese, ma per la concentrazione mafiosa.

Le grandi firme del giornalismo antimafia nostrano pubblicano articoloni scrivendo che esiste una società minore ed una maggiore di ‘ndranghetisti. Anche i non addetti ai lavori, potevano saperlo almeno dal 2008, quando è uscito Fratelli di sangue di Nicaso e Gratteri. Leggiamo a pagina 8, dell’edizione del gennaio 2009, per Mondadori:

“Per limitare i cruenti conflitti interni e per migliorare sensibilmente la gestione dell’elevato volume di affari in mano alla  ‘ndrangheta, sono stati creati tre mandamenti: quello ionico, da Monasterace a Condufuri; quello centrale, da San Lorenzo a Bagnara; e quello tirrenico, o della Piana, da  Seminara al confine con la provincia di Vibo Valentia. Alcune intercettazioni ambientali hanno confermato, oltre ai nuovi assetti organizzativi, anche l’esistenza di una commissione denominata  <la Provincia>, con funzioni di garanzia, soprattutto tese a evitare o a comporre situazioni di conflittualità tra i vari clan.”.

In tv, continuiamo a sentire belle interviste, dell’ esperto di turno, che, cade nel tranello, tanto caro al nostro giornalismo, del Capo dei capi. Siamo rimasti traumatizzati da Totò Riina. Apprendiamo dalla stampa nazionale (i giornali locali, invece, conoscono sicuramente meglio l’argomento) che la ‘ndrangheta ha cambiato strutture e che adesso c’è un capo supremo, tale Domenico Oppedisano. In realtà, Oppedisano, è a capo di un organismo interno all’organizzazione che è la Provincia, appunto. Essa assomiglia, anche, ad una sorta di consiglio di amministrazione della ‘ndrangheta ed ogni anno viene eletto un presidente a rotazione o se preferiamo, per venire incontro ad alcuni analfabeti con il tesserino da giornalisti, viene eletto il capo dei capi. L’organizzazione criminale calabrese sembra organizzata come un’azienda, con gli azionisti che eleggono un amministratore. Ci sono dei locali che hanno maggiore potere di altri, esattamente come funziona in una società per azioni. Chi ha più azioni, ha maggiore potere decisionale. C’è una grande autonomia organizzativa negli affari e soprattutto, famiglie nemiche, si mettono d’accordo nel momento in cui arriva un appalto sul territorio o un qualsiasi altro affare lucroso. Per i soldi, l’onore può aspettare. Prima di tutto i soldi. I narcos colombiani dicevano por la plata lo que sea.

Come scrive Giuseppe Baldassarro, su Il Quotidiano della Calabria del 14 luglio 2010, autonomia non significa “non dare conto”. Quindi, le ‘ndrine, rendono conto ad un’entità superiore che, però, è composta da loro stessi. Lo dimostrano anche gli ultimi arresti, tra cui quelli di Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Pasquale Libri che avevano fatto nascere una “supercosca”, così l’hanno chiamata i giornalisti, che consisteva in un altro passo verso l’imprenditorialità. Tra le nuove regole, ad esempio, l’obbligo per gli affiliati di pagare tutto quello che compravano nei negozi, dai vestiti, alle macchine, ai pranzi al ristorante. Bisognava essere, però, inflessibili sui pagamenti del pizzo, non ci dovevano essere sconti o pagamenti, diciamo, in natura. Solo soldi.

In realtà, la semplicazione giornalistica è quella a cui assistiamo costantemente per non fare andare in difficoltà quello che in molti giornalisti, soprattutto televisivi, considerano “popolo bue”. Ovviamente, se non s’informa correttamente, il popolo non potrà far altro che ignorare, tanti aspetti di questa ennesima inchiesta sull’organizzazione criminale più potente del mondo.

Criminalità e massoneria.

In Italia è il momento del revival della P2, la loggia massonica che aveva radici in tutti gli apparati dello Stato e, spesso, li controllava in maniera esclusiva. In questa afosa estate del 2010, viene fuori di nuovo, prepotente, una nuova loggia ‘deviata’ che i giornali,  hanno chiamato da subito P3. Pare ne facciano parte politici, imprenditori, faccendieri vari ed addirittura anche Silvio Berlsuconi, già tesserato nella P2 di Licio Gelli e che lo scopo. Nell’ inchiesta denominata “Il Crimine” che a portato in galera trecento tra ‘ndranghetisti, imprenditori e politici, c’è anche più di un massone. Quello più in vista è Pino Neri che pare fosse il capo de La Lombardia, cioè l’organizzazione ‘ndranghetistica della regione governata dal centrodestra dal 1993. Neri è succeduto a Carmelo Novella, ucciso perché voleva rendersi autonomo dalla ‘mamma calabrese’. L’ordine a cui appartiene il boss, secondo quanto dice lui stesso, è “l’ordine dei cavalieri di Cipro, detto della Spada e del Silenzio”. Da alcune intercettazioni si  scopre che anche un altro affiliato di rilievo è un pezzo grosso della massoneria: Rocco Coluccio. Non è che si vuole intavolare un processo alla massoneria, ma è lecito chiedersi se questa associazione, con aderenti segreti, è solo “un modo per stare insieme”, per darsi un aiuto reciproco, senza complotti e favoritismi oppure è il luogo non fisico dove, spesso, s’intrecciano affari non sempre puliti e dove si decidono appalti, processi e nomine, come mai la ‘ndrangheta ne fa parte? Come mai, alla fine della seconda guerra di ‘ndrangheta (1991, circa 700 morti), venne reso possibile ciò che prima era proibito agli uomini delle ‘ndrine, cioè entrare nella massoneria? Uno dei vantaggi che da far parte della società superiore e della Santa è poter diventare massone. Sarà solo una questione di prestigio all’interno della propria comunità?

Chiesa e ‘ndrangheta.

Guido Palange autore del libro, La regina dei tre seni, Rubettino editore, scrive, in una breve biografia di Massaro Peppe, al secolo Giuseppe Delfino, carabiniere regio, nemico dei mafiosi: “…in occasione d’ un appuntamento irrinunciabile per gli aspromontani quale era la festa della Madonna di Polsi, concedeva ai malviventi la tregua di un giorno, e magari lui stesso si metteva a ballare la rituale tarantella gomito a gomito con questo o quel ricercato…”.

Apprendiamo da queste brevi righe che già all’inizio del ’900, la festa per la Madonna di Polsi era un evento a cui partecipavano mafiosi e non mafiosi, visto che questo evento religioso è molto sentito in tutta la Calabria.

Mi vorrei soffermare sul fatto che, però, già da allora gli ‘ndranghetisti partecipavano ai rituali e via negli anni, hanno preso il controllo della festa. Com’è successo per l’ affruntata di Sant’ Onofrio, sospesa quest’anno per non dare spazio, visibilità e prestigio alle ‘ndrine locali. Il rapporto con la religione degli ‘ndranghetisti è molto forte. Infatti, nel rituale di affiliazione per entrare nella ‘ndrangheta, viene bruciato un santino nella mano del nuovo adepto. Le festività religiose vengono usate, non solo dalla ‘ndrangheta, come momenti per accrescere il prestigio all’interno della propria comunità, magari donando grosse somme di denaro che finiscono nella parrocchia.

Le immagini degli ‘ndranghetisti che si riuniscono al santuario di Polsi, nel comune di San Luca (ecco perché viene chiamato mamma della ‘ndrangheta) hanno fatto il giro del mondo. Le gerarchie ecclesiastiche tollerano da anni che queste assemblee si tengano nei giorno dei festeggiamenti. In un’ intercettazione telefonica si sente Oppedisano che dice a Domenico Gangemi (uomo d’onore residente a Genova) che c’è la riunione a Polsi e che bisogna andarci. Il vescovo di Locri-Gerace, Giuseppe Fiorini Morosini, ha scritto una lettera agli uomini delle ‘ndrine, chiedendogli, che senso abbia andare a Polsi ad incontrarsi e cosa c’entrano loro con la religione. In alcune dichiarazione precendenti invitava “…a non chiudere gli occhi sulla tradizione religiosa di Polsi che affonda in secoli lontani.”. Sicuramente è così, ma gli occhi mi pare che li abbiano chiusi tutti i vescovi e molti dei preti che hanno prestato servizio in queste zone. Anche dopo la strage di Duisburg, non si è riusciti ad avere una condanna unanime, sottolineo unanime, della strage e della ‘ndrangheta. Sarebbe interessante sapere, con chiarezza, quale ruolo svolge l’istituzione ecclesiastica calabrese nella lotta alle mafie, perché ancora non si è capita. Al di là dei proclami e delle pochissime persone che hanno provato a cambiare lo stato delle cose (gente prontamente trasferita in altra sede), la Chiesa calabrese non riesce ancora  a staccarsi dal suo ancestrale legame con la ‘ndrangheta che, ha portato, spesso sacerdoti ad abbracciare un’altra religione, cioè quella delle cosche. Un altro elemento da ricordare, a proposito di religione, è che la ‘ndrangheta fonda il suo potere e la sua coesione sul denaro, ma anche sui rituali. Ci sono i giovani avvocati, figli di boss che parlano tre lingue, che concludono affare in Messico, Spagna, Russia che parlano di project financing, di general contractors, ma quello che tiene unite le cosche è il sentimento comune di appartenenza che si può creare solo attraverso i riti ed ad un proprio orizzonte culturale, con miti, eroi, santi e madonne, visto che siamo pur sempre nella cattolicissima terra di Calabria da dove nasce e si propaga questa malapianta.

Claudio Metallo

Mafia SpA: gli affari ai tempi della crisi

Posted under Video by mall on Saturday 31 October 2009 at 10:46 am

Durante il festival di “Internazionale” tenutosi a Ferrara nell’ottobre 2009, teleimmagini ha seguito l’incontro: “Economia, Mafia SpA: gli affari ai tempi della crisi” , in cui hanno partecipato Roberto Saviano autore di Gomorra, Loretta Napoleoni economista italiana, Misha Glenny giornalista britannico autore di McMafia e Mario Calabresi direttore della Stampa… Un’interessante flusso di informazioni da condivide in rete.

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Sulle navi a perdere e la Calabria radioattiva

Posted under Local news by Kioshi on Monday 5 October 2009 at 2:13 pm

Il 1982, Giuseppe Nirta, reggente del territorio di San Luca, ha un’ illuminazione: i rifiuti si possono trasformare in oro! Il capocosca venne contattato dall’ allora onorevole Vito Napoli, per conto di Nello Vincelli (sottosegretario ai trasporti) che agiva su mandato del ministro della Difesa socialista Lelio Lagorio. A Nirta fu chiesto di smaltire illecitamente rifiuti per conto di imprese italiane che non sapevano dove mettere e dopo aver avvelenato i lavoratori, avevano deciso di eliminare il materiale senza spendere una lira. Da qui parte il memoriale del pentito Francesco Fonti, colui il quale ha rivelato i metodi di occultamento dei rifiuti utilizzati dalla ‘ndrangheta, il pentito che ha fatto ritrovare la nave affondata a largo di Cetraro. Il memoriale di Fonti (pubblicato a stralci su L’Espresso del 9 giugno 2005) spiega per filo e per segno, tutta la rete composta da servizi segreti, faccendieri (o stakeholder), politici, industriali e mafiosi coinvolti nello smaltimento. Ci racconta come la strada per Bosaso, in Somalia, quella su cui stava indagando Ilaria Alpi con l’aiuto del suo operatore Miran Hrovatin, sia stata costruita da 300 imprese italiane che vi hanno interrato rifiuti tossici e nocivi dal primo all’ultimo metro.
Sempre nello stesso memoriale, Fonti, ci racconta che all’inizio i capi della varie famiglie di ‘ndrangheta, non volevano i rifiuti nelle loro terre, ma poi, si sa, il denaro fa miracoli. Oltre alla scoperta delle navi a perdere che erano, ormai, un segreto di pulcinella, da qualche mese si discute (solo in Calabria, si badi bene) dei rifiuti provenienti dalla Pertusola Sud, usati per costruire mezza città di Crotone, comprese scuole e case. Inoltre, qualche settimana fa il sindaco di Cosoleto (RC), Angelo Surace, ha denunciato pubblicamente che nel suo paese si ammalano di tumore troppe, troppe persone. Cosoleto si trova in Aspromonte ed anche lì, gli uomini d’onore (sic!) avrebbero interrato rifiuti tossici, da qui l’aumento esponenziale di neoplasie.
Questa è la triste fotografia della Calabria in questo momento. Bisogna dare atto all’assessore all’ambiente Silvio Greco di provare a risolvere la questione, cioè bonificare le aree dove è stata già rilevata una forte radioattività: nella zona dello spiaggiamento della Jolly Rosso, altra nave a perdere, si dice colma di bidoni tossici, mai ritrovati, c’è un tasso di radioattività cinque volte superiore alla media ed i tumori tirodei sono in aumento continuo. Quindici anni di denunce non sono serviti a niente. Addirittura la società Messina, proprietaria della Jolly Rosso e della Cunski (probabilmente, la nave trovata a largo di Cetraro) ha querelato Francesco Cirillo: un giornalista che ha seguito la vicenda dal lontano 1991, anno dello spiaggiamento della Jolly, a differenza di altri giornalisti che rivendicano per se i meriti dello scoop. Cirillo si domanda che armatori (e che uomini) siano questi della Messina ed è una domanda più che leggittima visto ciò che sta venendo fuori dalle indagini. Ovviamente i solerti media nazionali, compreso il tanto difeso TG3, hanno fatto in fretta a dimenticarsi di una terra che si ritrova, senza mai aver avuto un’industria di livello nazionale, radioattiva per l’inabissamento delle navi, tossica per le case costruite con rifiuti e piena di gente che muore di tumore.
Dicevamo che la Regione ha stanziato 70000 euro per ritrovare il relitto a largo di Cetraro e non ha i soldi per bonificare le aree in questione (compreso Crotone e Cosoleto), anche se in qualche modo bisognerà trovarli. Il denaro è stato chiesto al ministero dell’Ambiente e più in generale al governo. La risposta di questo governo ‘del fare’ è stata quella di non concedere neanche un incontro, fino a ieri, né all’assessore all’ambiente, né al presidente della regione e neanche al comitato civico Natale De Grazia (capitano di corvetta avvelenato mentre indagava sulle navi affondate nel mediterraneo). Il Ministero degli Interni, che insieme alla Marina fin’ora non hanno mosso un dito, per bocca di Francesco Nitto Palma, sottosegretario agli interni calabrese eletto nel PDL, fa sapere che “prima di parlare di bonifica serve solidità investigativa, non si possono sprecare i soldi della comunità”! Il caro Nitto Palma è ancora lì, non si è dimesso e non è stato preso a calci nel sedere da nessun parlamentare calabrese del suo partito. Visto che la competenza è anche del ministro Maroni, si poteva inventare la scusa che fossero stati dei rumeni ad affondare la nave, magari avrebbe almeno detto qualcosa, ma visto che i fatti in questione non sono avvenuti sul quel ramo del lago di Como, ma in mezzo a quattro terroni zozzi e per di più calabresi si può rispolverare un motto tanto caro a molti uomini di questo governo e di questa maggioranza: “Me ne frego!”.
Dal canto suo il ministro dell’Ambiente, a proposito di spreco di risorse della comunità, è inquisito per peculato: la Prestigiacomo, forse il ministro più incompetente (dopo la Gelmini) di questo governo cialtrone, avrebbe fatto shopping con le carte di credito del ministero! Penso che ogni commento sia superfluo. Ad Amantea e nel comprensorio, intanto proseguono iniziative di vario tipo in preparazione della manifestazione nazionale del 24 ottobre. Il quattro ottobre, in un’affollata e partecipata assemblea, si è discusso a lungo delle possibilae soluzione di questo problema che si chiamano bonifica senza se e senza ma.  Io credo, però, che bisognerà fae anche chiarezza su cos’è successo in questi anni per far diventare la Calabria una pattumiera e penso che la lezione da imparare debba essere quella di partecipare di tenere alta la guardia. All’assemblea è venuto finalmente fuori anche il nome di Giorgio Comerio, un personaggio legato ai Servizi che aveva inventato un sistema di interramento dei rifiti, certificato dall’OCSE, che si chiamava Oceanic Disposal Management che consisteva nell’infilare i rifiuti in dei siluri e spararli nei fondali marini. Sul suo sito c’era anche una mappa con i fondali più adatti (il migliore era quello della Sierra Leone). A casa di Comerio sono state trovate le carte con i possibili luoghi degli affondamenti delle navi ed in più il certificato di morte di Ilaria Alpi. C’è un mandato di cattura su di lui, ma l’imprenditore è irreperibile, si dice sia in Sudafrica, così potrà godersi anche i mondiali. Pare che nessuno lo stia cercando, in effetti non è un pericoloso terrorista come Cesare Battisti, ma solo un semplice imprenditore.


Media e Immigrazione

Posted under Articoli,Local news by Kioshi on Wednesday 17 December 2008 at 11:30 pm

Roma. E’ il 16 aprile del 2008. Una ragazza originaria del Lesotho sbaglia fermata della metro è scende a quella prima di casa sua. Purtroppo lì incontra un rumeno, Joan Rus, che l’accoltella e la violenta. Due uomini, Bruno Mesci e Massimo Crepes, sostano con la loro macchina in una stradina vicino dove sta avvenendo lo stupro. Notano qualcosa, ma invece d’intervenire scappano. Per caso incontrano una volante dei carabinieri, che fermano. Raccontano quello che hanno visto ed i militari intervengono.
Una bruttissima vicenda di violenza maschile su una donna, con l’aggiunta della vigliaccheria di altri due uomini.
Potrebbe essere un fatto di cronaca tragico, ma come tanti altri. Alcuni fatti, però, fanno sorgere dei dubbi. Anche la stampa meno attenta alla campagna vergognosa di demonizzazione dei migranti, scatenatasi nei mesi prima dell’elezioni politiche del 13 e 14 aprile del 2008, avanza qualche timido dubbio, ma non c’è tempo per approfondire, ci sono i ballottaggi in corso. C’è tempo, solo, per mettere in evidenza la presunta violenza dei cittadini stranieri che ha contribuito all’affermazione di partiti che hanno fatto delle campagne antimigranti una ragione di vita, come il PDL e la Lega Nord. Il ballottaggio più importante è proprio quello per la poltrona di sindaco di Roma. I due contendenti sono il folgorato dall’illuminazione religiosa Rutelli e l’ex mazziere neofascista Alemanno.
Ritornando a la sera del 16 aprile ed attenendosi solo ai fatti ci sono una serie di elementi che saltano agli occhi:
Il crimine efferato compiuto ai danni della studentessa del Lesotho avviene poco tempo dopo l’omicidio di Giovanni Reggiani, compiuto (forse) da un giovane anch’esso rumeno e che aveva scatenato l’ira (sic!) di Veltroni, all’epoca sindaco della capitale e quella dell’opposizione di destra contro il governo Prodi. Immediatamente viene approvato il pacchetto sicurezza di Amato che viene inasprito all’ennesima potenza(quando s’imparerà a non inseguire la destra?) rispetto alla bozza iniziale.
I carabinieri cercano di tenere segreta la notizia, proprio perché c’è il ballottaggio, ma poi rivelano l’accaduto e parlano di due testimoni. La stampa comincia a definirli “angeli”. Purtroppo i due non hanno niente a che fare con i putti michelangioleschi. Uno di loro, Bruno Musci, risulta essere in strettissimi rapporti con il candidato sindaco Alemanno e si presenta alla conferenza stampa in cui Baccini (ex UDC) da il suo appoggio al candidato della destra, stringendo mani a destra e sinistra o meglio a destra ed a destra. Questo fatto è di per se sospetto, ma non è finita qui: i carabinieri interrogano per diverse ore i due “angeli”, ma secretano i verbali, non si sa bene perché.
E poi come fa un presunto stupratore poverissimo che vive in una baracca a permettersi di essere difeso da due avvocati come Antonio Sansoni e Francesco Saverio Pettinari?
Forse qualcuno si sta chiedendo chi sono questi due? Ebbene, sono due potenti avvocati del foro romano. Pettinari ha difeso, ad esempio, il giudice Vittorio Metta, imputato con Berlusconi e Previti nel processo Mondadori. La prima richiesta dei due è stata una serie di perizie psichiatrice che non permettono di interrogare l’imputato fino alla loro conclusione.
Intanto a Roma la campagna elettorale diventa un botta e risposta sulla sicurezza. Su questi temi Alemanno ha gioco facile, basta dire bugie. Rutelli è forse uno dei politici più odiati dalla sinistra e forse uno dei meno simpatici anche agli elettori del P.D. ed infatti perde prendendo meno voti che nel primo turno.
Questo è solo l’ultimo esempio di come si riesce a rovesciare un pronostico elettorale anche grazie all’utilizzo spregiudicato dei media, imbastendo sul “teorema del delirio” immigrazione=criminalità la propria campagna elettorale.
La sinistra parlamentare ha commesso l’errore di affrontare con troppa superficialità la questione immigrazione, per poi accodarsi all’idea che essa dovesse essere trattata esclusivamente dal ministero degli interni.
Non mi stancherò mai di ripetere che l’immigrazione è un problema di ordine sociale e politico e non di ordine pubblico. L’immigrazione è anche un problema di ordine mediatico, non è un caso se il problema viene vissuto in maniera più forte dagli abitanti dei piccoli centri. Per esempio è molto sentito nei paesi del nord produttivo dove la vecchia cantilena “Ci rubano il lavoro, la casa e le donne” continua a mietere cervelli e si sta affacciando anche in quelli del sud, con qualche lodevole eccezione come il comune di Riace.
Secondo il centro d’ascolto del partito Radicale, lo spazio dei TG dedicato ai fatti di cronaca nera è passato dal 10,4% del 2003 al 23,7% del 2007. Un bombardamento senza precedenti. In tv si parla ancora dell’omicidio Reggiani, ma è sparito dalle cronache la questione dei rifiuti tossici nelle scuole e nelle case di Crotone.
Il governo attuale ha, finora, usato la questione immigrazione come uno dei deterrenti al malcontento sociale creato dalla crisi economica che sarà sempre crescente. Il meccanismo di questa demagogia populista giustifica, nella mente fulminata di milioni d’italiani, una serie di fatti che hanno una natura razzista, come l’omicidio di Abdoul Guiebré a Milano ed altri fatti simili che la magistratura si affretta a definire non di matrice razzista. Il governo cerca anche di catalizzare il rancore dei cittadini verso i migrati anche attraverso le leggi e gli annunci. E’ stata minacciata l’assurda introduzione del reato di clandestinità o il permesso di soggiorno a punti. La sala delle conferenze stampe del governo sembrava un circo in quelle occasioni. Dispiace sempre vedere delle persone che si rendono ridicole senza rendersene conto. A parte gli scherzi, la cosa tragica è che sono state approvate nel pacchetto sicurezza una serie di norme razziali come la reclusione da 1 a 5 anni per aver dichiarato false generalità e l’aumento fino ad un terzo della pena se lo straniero è clandestino. Diventa una discriminante davanti alle legge non essere italiano. La legge non è più uguale per tutti neanche per “la legge” stessa. In un’intervista su il manifesto il 21 ottobre 2008, il professor Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto e tra i fondatori di Magistratura Democratica, definisce questo modo di fare politica e di governare populismo penale: “Con questa espressione il giurista francese Denis Salas e quello domenicano Eduardo Jorge Prats definivano una strategia diretta ad ottenere demagogicamente il consenso popolare rispondendo alla paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada. Si afferma così un uso congiunturale del diritto penale in senso repressivo ed antigarantista che è totalmente inefficace rispetto alle intenzioni di prevenire i crimini”. A questa riflessione aggiungiamo il fatto che la “paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada” è costantemente alimentata dai media, soprattutto da una televisione in mano al presidente del consiglio ed alla sua maggioranza. Essi leggiferano su queste questioni ed usano in maniera spregiudicata il mezzo televisivo che è la princiapale fonte d’informazione della maggior parte dei cittadini italiani. Inoltre sono anni che anche nel centrosinistra o ex centrosinistra si tenta di sfruttare l’immigrazione per rubare qualche voto alla destra. L’impressione è che l’attuale opposizione non abbia nessuna politica sull’immigrazione e che la maggioranza oltre ad alimentare l’odio razziale al fine di aumentare i consensi, difenda chi specula sulla precarietà dei migranti, rendendoli ancora più precari. La vita quotidiana di un migrante senza permesso di soggiorno è un inferno: non puoi trovare un lavoro regolare, non puoi trovare una casa regolare e sistematicamente finisci nelle mani di persone che ti fanno lavorare al nero pagandoti una miseria, anche la casa è un lusso e l’alta ricattabilità fa si che l’inquilino debba pagare cifre esorbitanti per stamberghe inabitabili.
Sembra di essere a Torino negli anni sessanta soltanto che al posto dei meridionali ci sono migranti comunitari o extracomunitari.
Non voglio chiudere con la solita frase sul fatto che abbiamo dimenticato di essere un paese di emigrati, ma è un fatto che nei paesi dove emigravamo ci trattavano più o meno come noi adesso trattiamo gli immigrati nel nostro paese. Pensiamo al fatto che negli Stati Uniti ci chiamavano Dagos che significa accoltellatori. Eravamo considerati sporchi, mafiosi, bombaroli, ladri ed inferiori. Negli Stati Uniti eravamo dei “negri bianchi”. Ma chi aveva fatto sì che molta gente pensasse questo di noi? La risposta è semplice e breve: la colpa è stata di politici che hanno cercato di fare carriera sfruttando le paure delle persone.


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