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Teleimmagini e Al-Sirat presentano il film documentario                                                                            English

LA FABBRICA DEI CLANDESTINI

La fabbrica dei clandestini è un progetto ideato da Teleimmagini (collettivo di media attivisti indipendenti) in collaborazione con Al-Sirat (associazione interculturale che, al fine di promuovere politiche di integrazione, gestisce a Bologna uno sportello medico – giuridico a favore dei cittadini/e migrant)i. Obbiettivo del progetto è analizzare e monitorare la gestione dello “stato di emergenza umanitaria”, ufficialmente decretato dal Governo italiano il 12 febbraio 2011, in relazione “all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai paesi del Nord Africa”.

CAPITOLO 1. Il campo sulla Manduria-Oria

Guarda il film Sulla strada statale Manduria-Oria, a Marzo 2011, sorge, in pochissimi giorni, una tendopoli da due milioni di euro, costruita senza alcuna gara d’appalto nè consultazione con le giunte comunali limitrofe, per rispondere all’emergenza degli sbarchi di migliaia di migranti tunisini prima e di subsahariani poi. I fondi arrivano dall’Unione Europea,i costi di gestione del campo sono altissimi, le imprese coinvolte sono la Connecting people e la Nuvola. La Protezione Civile ricostruisce a contrada Tripoli lo stesso campo utilizzato per l’emergenza di L’Aquila pronto a ricevere 2880 persone. Un numero che non verrà mai raggiunto. Nessuno di coloro che si trova all’interno o all’esterno del campo ha diritto a ricevere informazioni. Giornalisti e associazioni di solidarietà non hanno accesso al campo. Le procedure per ricevere il permesso di soggiorno sono ignote, cambiano da un giorno all’altro. Inizialmente ogni tunisino deve dimostrare di avere 30 euro per ricevere il permesso di soggiorno umanitario ed essere trasferito in altro luogo. Una volta stabilita la data di chiusura del campo di accoglienza, tale condizione non è più necessaria. Tutti vengono trasferiti verso destinazioni ignote, altri centri di accoglienza o semplicemente le stazioni ferroviarie limitrofe. Quello che nessuno sa è che i permessi di soggiorno non verranno riconosciuti dall’Unione Europea. Francia e Danimarca chiudono le frontiere, revocando, in via temporanea, il trattato di Schengen.              

CAPITOLO 2. Ventimiglia

Guarda il film Ci spostiamo da Manduria a Ventimiglia, zona di confine e da sempre emblema della gestione dei flussi migratori tra l’Italia ed il resto d’Europa. Molti dei migranti tunisini presenti a Ventimiglia cercano di varcare il confine per arrivare in Francia, mentre vengono continuamente maltrattati e respinti. Il malessere diffuso fra ventimigliesi e tunisini nasce dal non trovare una soluzione adeguata alle esigenze dei migranti, ovvero un permesso che dia la possibilità di lavorare e spostarsi all’interno dei confini europei. Di fronte alla disattenzione istituzionale e mediatica, nazionale ed internazionale, a tale problema i tunisini indicono uno sciopero della fame supportati da attivisti ed associazioni solidali. La risposta a tale mobilitazione riconferma le politiche assistenzialiste previste dal piano emergenziale, con garanzia di vitto e alloggio senza lo sviluppo di alcun percorso di integrazione. Il 6 Giugno 2011 il centro di accoglienza di Ventimiglia gestito dalla Croce Rossa e la stazione ferroviaria, dove in molti si trovano a dormire, vengono definitivamente chiusi. Ricomincia la tratta. Coloro che hanno il permesso di soggiorno umanitario vengono trasferiti in altri centri di accoglienza nel nord Italia. Altri senza permesso rimangono da soli lungo le vie della città.
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