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Vincenzo Muccioli e la 5 conferenza nazionale sulle droghe.

May 3rd, 2009

Tra il 12-13-14 marzo 2009, a Trieste, s’è svolta la 5° conferenza nazionale sulle droghe. Nel parterre non potevano mancare Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi che hanno partorito quell’idiozia che è la legge n°29/2006 sulle droghe, meglio conosciuta come Fini/Giovanardi. Una legge che tra le varie stupidità, contiene l’equiparazione tra droghe leggere (ad esempio cannabis o hashish) e droghe pesanti (ad esmpio cocaina o eroina). E’ storia che il proibizionismo favorisce i guadagni della criminalità organizzata: è successo negli anni del proibizionismo alcolico negli Stati Uniti. Periodo in cui si sono arricchiti in molti tra cui il bisnonno di John F. Kennedy ed anche il nostro conterraneo Rocco Perre che Antonio Nicaso nel libro che gli ha dedicato chiama Piccolo Gatsby . La legge Fini/Giovanardi non solo va nella direzione del proibizionismo più intransigente (e quindi ottuso o in malafede), ma indica anche alla criminilatà su quale droga puntare. Se un narcotrafficante va in giro con cento grammi di erba o con cento grammi di cocaina rischia la stessa pena. La cocaina costa, al consumatore, sei o sette volte l’erba. Con cosa deciderò d’invadere il mercato per fare un sacco di soldi? Nonostante, ormai, sia considerato quasi ‘uno di sinistra’ Fini ha firmato due delle leggi più agghiaccianti del governo Berlusconi del 2001-2006: la legge sulle droghe e la Bossi/Fini altro capolavoro legislativo che, anche lui, vorrebbe adesso modificare. Buona fortuna. Nella conferenza sulle droghe si sono succedute vari interventi, alcuni al limite del ridicolo. Andando sul sito dell’evento campeggia il francobollo ufficiale dell’iniziativa: ci sono tre bei faccioni tra cui Vincenzo Muccioli! Mi stropiccio gli occhi, riguardo ed effettivamente, c’è proprio Muccioli, quello di San Patrignano. Si sa che il caro Vincenzo aveva molti amici politici ed è stato anche difeso, nei vari processi in cui è stato imputato, dall’ avvocato Carlo Taormina. Ah, già i processi: San Patrigano è stata considerata per molti anni un campo di prigionia. Il Corriere della Sera del 3 settembre 1995 riporta che durante il 15° Congresso mondiale di psichiatria sociale, i professori Sergio De Risio e Mario Cagossi dell’ Istituto di psichiatria dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore, definirono la comunità come “… un paradosso nelle dimensioni che contraddice l’ idea di comunita’ terapeutica che si fonda innanzitutto sulle piccole quantita’ dei suoi membri (15, 20 al massimo) e richiede un’ organizzazione centrata sulle necessita’ del singolo e del gruppo. Non e’ possibile che si fondi una comunita’ in senso proprio dove c’ e’ una quantita’ elevata di soggetti. Una comunita’ di questo tipo potra’ avere tutti i pregi possibili, ma sicuramente in essa si concentrano e si accumulano tensioni che difficilmente si possono governare”. Muccioli fu accusato, in vari processi, di costringere con la forza le persone a rimanere nella comunità durante le crisi d’astinenza e a “indebite restrizioni della libertà personale dei soggetti interessati “(Tribunale di Rimini, Sentenza 16/02/1985 ,pag.6) Nel 1993, Franco Grizzardi, un ex ospite denunciò che un ragazzo, Roberto Maranzano, dato per disperso dal 1989 in circostanze mai chiarite da Muccioli, era stato pestato a morte nella porcilaia, che diventerà tristemente famosa, perché era indisciplinato: alzava lo sguardo mentre si mangiava ed era cattiva educazione. ” ‘E’ pazzesco che Roberto Maranzano sia stato punito perché nella macelleria di San Patrignano non si poteva alzare lo sguardo mentre si mangiava.’ Corre un brivido tra il pubblico quando il pm Franco Battaglino racconta in aula perché Maranzano fu massacrato, 5 anni fa, nella porcilaia della comunità per tossicodipendenti più grande d’ Europa. Per la prima volta i tanti fotogrammi da film dell’ orrore sul “delitto di San Patrignano” arrivano in un’ aula del tribunale. E’ il giorno in cui il gip, Vincenzo Andreucci, deve decidere se confermare il rinvio a giudizio per Muccioli (accusato di omicidio colposo e concorso in occultamento del cadavere) e quale sentenza pronunciare per i 7 ragazzi coinvolti nell’ atroce pestaggio di Maranzano.” (Repubblica 24 febbraio 1994). Dopo la denuncia di Grizzardi, il cadavere di Maranzano fu ritrovato in una discarica presso Napoli. L’autopsia confermò che la morte fu causata da un pestaggio. L’autista di Muccioli, Walter Delogu, aveva registrato lo stesso, caritatevole Muccioli (fervente cattolico) che cercava di convincere Grizzardi a non testimoniare (registrazione ascoltata in aula il 2 novembre 1995) ed in seguito, a proposito di alcuni possibili testimoni, si è lasciato sfuggire: “Ci vorrebbe un’ overdose… due grammi d’ eroina e un po’ di stricnina… bisogna operare come con i guanti del chirurgo. Oppure bisognerebbe sparargli con una pistola sporca.” Mi sembra giusto dedicare un francobollo ad un benefattore di questa caratura morale. Nel processo viene fuori che la porcilaia è un luogo dove le punizioni corporali erano all’ordine del giorno: viene fuori che era usuale schiacciare i testicoli, dare calci e pugni. Durante gli anni del processo, un ex dipendente di Sanpatrignano, presentandosi volontariamente al Commissariato di Polizia, dichiarò di aver ricoperto per anni il ruolo preposto al recupero e pestaggio dei fuggitivi agli aordini di Vincenzo Muccioli. Vennero pure allo scoperto alcuni strani suicidi, come quelli di Natalia Berla e Gabriele De Paola, avvenuti nella primavera dell’89 e quello di Fioralba Petrucci, risalente al giugno 1992. Tutte e tre le persone si sono suicidate mentre si trovavano in clausura punitiva all’interno della comunità, gettandosi dalle finestre delle stanze in cui erano chiuse. Chiaramente molti altri ospiti si decisero a denunciare le violenze subite ed addirittura violazioni della legge elettorale in favore di politici amici.

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